Sed Lex/ Un canone per il P2P

di Daniele Minotti - La nuova proposta di normativa ricalca le proposte di associazioni come EFF: in cambio di un quid forfettario gli utenti potrebbero essere autorizzati a scaricare per fini personali

Roma - Dopo la presentazione del 2 agosto scorso, è finalmente giunto in Commissione (in sede referente) il ddl. S-1769 (Sen. Pecoraro Scanio) intitolato "Norme in materia di sostegno all'attività cinematografica e diritto d'autore" che si affianca ad altre proposte già commentate su Punto Informatico.

La Relazione è senz'altro suggestiva, così come l'art. 1 dedicato a finalità e oggetto. Gli intenti, al di là del titolo che enfatizza gli aiuti al cinema, sono sicuramente di ampio respiro ed ispirati alla diffusione della cultura. Nel particolare, la novità più significativa - se non "rivoluzionaria" - è rappresentata dal prelievo dell'8% dai canoni di connessione a banda larga cui corrisponde l'abbassamento, al 10% (forse, non a caso, l'aliquota dei libri), dell'IVA sui suddetti abbonamenti.

Si tratta, come molti ricorderanno, di una proposta avanzata già in passato da diverse parti, anche se oggi più complessa, che vorrebbe costituire una sorta di "equo compenso" come quello, già vigente, applicato a supporti e dispositivi.
Forse, proprio per questo, non incontrerà il gradimento degli utenti che non scaricano opere protette e che, ovviamente, non vogliono pagare per quello che non fanno (anche se non bisogna dimenticare l'abbattimento dell'IVA).
Malgrado ciò, vale la pena di sottolineare che, in modo molto più ampio rispetto alla disciplina della copia privata (di cui si parlerà oltre in relazione a specifiche novità), il prelievo in esame costituisce il presupposto per la completa eliminazione di conseguenze civili, amministrative e penali.

L'art. 7, comma 1, esclude, infatti, l'applicabilità degli artt. 171, 171-bis, 174, 174-bis e 174-ter l.d.a. e sancisce la liceità (a questo punto, anche civile) delle attività senza fini di lucro conseguenti gli acquisti (tra cui il download) a "qualsiasi titolo" e non soltanto a fronte del possesso legittimo dell'originale.

Conseguentemente, si prospetta pure l'abrogazione della famigerata norma riguardante la messa in condivisione (upload) senza scopo di lucro (art. 171, comma 1, le tt. a-bis l.d.a.).

Anche il diritto alla copia privata (art. 71-sexies l.d.a.) viene allargato sino ad abbracciare la duplicazione di opere protette da misure tecnologiche (DRM) e, comunque, anche in digitale, una modifica già invocata da molti.

Un'ultima proposta di riforma, peraltro rintracciabile in altri disegni di legge, riguarda l'innalzamento della soglia del penalmente punibile al dolo di lucro (come prima della l. 248/2000) per alcune condotte in tema di software (art. 171-bis, comma 1, l.d.a.). Tale allineamento, anche se doveroso (per altri reati come quelli previsti dall'art. 171-ter l.d.a. vale già questo limite), purtroppo non riguarda le sempre "dimenticate" banche dati (art. 171-bis, comma 2, l.d.a.).

Ora non resta che attendere la discussione in Commissione e, poi, il voto dell'Aula che sarà certamente influenzato dall'opinione, eventualmente differente, dei soggetti interessati. I produttori non mancheranno di rimarcare quella che, sulla carta, è una riduzione di quanto posto a loro apparente tutela, ma non potranno non farsi i conti sui grandi numeri (perché ad essi, mediante la costituzione di due fondi, andrà buona parte del prelievo), calcolando realisticamente i possibili introiti rispetto all'attuale politica quasi esclusivamente punitiva.

Gli utenti, d'altro canto, dovranno ponderare la convenienza e l'accettabilità di un prelievo che potrebbe colpire anche chi non scarica o non intende scaricare. Soprattutto, occorrerà valutare la compatibilità con le norme sovraordinate (in particolare, le Direttive UE) perché ad esse si fa esplicito e generico riferimento soltanto in relazione alle questioni legate a copia privata e misure tecnologiche.

avv. Daniele Minotti
minotti.net/
37 Commenti alla Notizia Sed Lex/ Un canone per il P2P
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  • ...o saranno gli artisti che promuovono?!?Ragazzi,negli anni 80 c'erano gruppi fantastici di qualsiasi genere e che duravano per anni...ora perchè dovrei spendere 40€ per comprarmi l'ultimo cd di un "artista" che ha fatto 2-3 canzoni carine e che poi scomparirà per sempre?E sopratutto...(io faccio riferimento ai cd metal xkè ascolto quelli)..io penso che anche gli Iron Maiden debbano vivere della loro musica...come può essere allora che i loro cd vengono venduti a 10€,che quelli appena usciti son venduti a 20€,mentre cd pop/dance/etc vengono venduti minimo minimo dai 20€ in sù?Addirittura gli Shandon son risuciti a vendere a 20€(e sottolineo 20€)un cofanetto con 2(DUE!!!!)DVD e un cd live...e non credo che per farlo son andati in perdita...semplicemente alcuni gruppi lo fanno il loro lavoro per passione e vogliono guadagnare dalla più ampia diffusione del loro materiale,altri lo fanno per guadagno e preferiscono vendere di meno ma a prezzi più alti...e poi si lamentano se il tredicenne senza soldi in tasca scarica l'ultimo cd...ma fatelo pagare di meno,che è possibilissimo!!!
  • Non sò quanti se lo ricordano.

    Ma ai miei tempi ci fu un momento in cui sembrava stesse per avvenire una rivoluzione nel campo della registrazione "domestica".

    Saltò fuori un apparecchio che prometteva faville. Il DAT, ovvero il Digital Audio Tape.
    Si trattava di un registratore digitale, che avrebbe dovuto soppiantare l'obsoleto registratore a cassette. Esso era in grado di fare copie "esatte" dei CD su un supporto grande poco meno di una musicassetta.

    Bene, anche allora i Big dell'industria discografica impedirono che questo nuovo formato si diffondesse presso il grande pubblico. Venne imposto un prezzo politico d'acquisto, nettamente superiore a quanto si sarebbe dovuto pagare per quella tecnologia, relegando cosi' il DAT al settore "professionale".

    Il timore era lo stesso di quello che oggi riguarda le tecnologie digitali, i personal computer, la rete e il file sharing: la possibilità di effettuare copie digitali identiche all'originale era visto come un pericolo, un rischio. Si sarebbe perso il controllo del formato digitale.

    Ecco il punto fondamentale: il Controllo. E' questo che le major vogliono. A loro non interessa la musica in sè. A loro interessa vendere il contenente, controllando cosi' il contenuto.

    L'errore di fondo è credere che il calo di vendite che loro lamentano sia in correlazione con il P2P. E' stato invece dimostrato che tale rapporto non esiste. La signora Luisa Veronica "Cicogna" oggi continua a vendere milioni di copie ogni volta che lancia un nuovo disco, esattamente come negli anni 80.

    La proposta di legge è interessante, ma è la solita trovata all'Italiana per recuperare fondi per finanziare un mondo (discografico e cinematografico) allo sbando. Tassare i cd non è servito praticamente a nulla e a nulla servirà tassare le connessioni a banda larga.

    L'unica parte interessante è quella che riporta la soglia di illiceità della "distribuzione" di opere coperte da copyright all'assenza di "lucro". Ma dal disegno di legge si evince che è lecito scaricare per uso personale solo dal punto di vista penale. E in ambito civile? Io pago il "pizzo" alla RIAA e compagnia cantante, e poi possono venirmi a chiedere i danni per la mia condotta?

    Il futuro è il sistema adottato dai RadioHead....il resto è preistoria, e questi signori non possono pretendere di fare business con la clava e il radiotelegrafo.
    non+autenticato
  • forse torneremo ai tempi del west.
    non+autenticato
  • potrebbe essere un precedente, la vecchia tassa sui CD e cassette risolse il problema, e piu che altro spinse a trovare soluzioni piu appropriate che inseguire i ragazzini colle cassette registrate..

    inoltre tutti sanno che chi sta facendo soldi coi contenuti sono i venditori della banda larga, in parte giustamente perche e' la banda larga che distribuisce di fatto i contenuti.

    oggi si difendono i diritti di un parco di opere quando ormai i buoi sono fuori, chi ha voluto si e' GIA' scaricato quel che voleva e magari l'ha pure cancellato, o magari se li fa dare da un amico, in pochi minuti, senza manco il p2p. una tassa sullo scaricamento e' la soluzione piu adatta per certi versi.

    per le nuove opere, il discorso cambia un po', ma se alcuni autori gia distribuiscono per conto loro le opere, e si sa che ad un autore arriva se va bene mezzo euro per un cd venduto, i margini per un accordo per distribuire su p2p ci sono eccome.

    bisogna essere chiari: la tecnologia ha inventato un sistema di distribuzione a costo quasi nullo, il p2p, e ha fatto crollare anche i costi di produzione. il p2p viene perseguitato per questo ed e' un atteggiamento perdente come ogni opposizione alle tecnologie economivamente vincenti: e' una verita macroscopica e sempre piu evidente (vedi articolo sul p2p cinese).

    Quindi la pretesa di farsi pagare il 95% e oltre per distribuire delle opere da cui sono anche stati fatti fin troppi soldi nascondendole a tutti, e' oggi una richiesta protezionistica fuori mercato e anche fuori dal mondo. lo scarico illegale e' semplicemente l'effetto di cio: non c''e polizia al mondo che puo cambiare questa realta', al massimo puo trasformare un po di ragazzi in disgraziati perseguitati come criminali.

    questa legge potrebbe andare nella giusta direzione, va seguita e promossa.
    non+autenticato
  • Di internet non hai capito una mazza !!!!

    Contrario al massimo. Pagala tu.

    Saluti
    non+autenticato
  • Le major accusano gli utenti P2P del loro mancato guadagno ma non hanno capito nulla della realtà.
    Faccio un esempio per tutti: oggi si vendono meno CD non perché la gente se li scarica ma perché la qualità musicale è abbastanza bassa, le canzoni tendono ad assomigliarsi, i CD costano davvero molto, E SOPRATTUTTO È FINI TA L'ERA DOVE LA MUSICA ERA UNO DEI POCHI SVAGHI POSSIBILI IN CASA.
    Oggi c'è l'utilizzo in massa di Internet, la fotografica digitale, i videogiochi, i cellulari e tanto altro ancora.
    Quindi è normale che la musica venda di meno rispetto al passato.
    E questo le major non l'hanno capito e continueranno all'infinito a rompere le scarole a chi utilizza il P2P.
    non+autenticato
  • L'hanno capito, invece, l'hanno capito eccome che "È FINITA L'ERA DOVE LA MUSICA ERA UNO DEI POCHI SVAGHI POSSIBILI IN CASA", come dici te. Per questo cercano di mungere la vacca finché c'è il latte, cercando di ostacolare non solo il P2P, ma anche la diffusione di apparati senza una ben che minima "protezione" (leggi "restrizione") del diritto d'autore: parlo dei televisori, dei lettori DVD, sia HD che non, che si rifiutano di "riprodurre" ad esempio un film, recorder digitali che non registrano... Debbo continuare? In lacrime
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    Modificato dall' autore il 19 ottobre 2007 15.17
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