lunedì 22 ottobre 2007

Internet Tax, i commenti

Massimo Mantellini sulla percezione di quanto accaduto - Guido Scorza: il problema è l'ignoranza, non questo ddl - Manlio Cammarata: la questione è un'altra - Luca Spinelli: Internet, questa sconosciuta

Roma - Il DDL sulla riforma dell'editoria approvato il 12 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri ha sollevato in Rete un vespaio di polemiche ed è stato letto da molti come una pericolosa minaccia alla libertà di informazione in Rete. Personalmente ritengo che il Disegno di Legge Levi-Prodi sia scritto male e pensato peggio, da una penna informaticamente analfabeta e con una scarsa conoscenza della vigente disciplina in materia di stampa ed editoria.

Tuttavia non credo che ci sia così tanto da preoccuparsi per il suo contenuto né che si possa individuare in esso una seria minaccia al futuro dell'informazione in Rete.

Certo la lettera e lo spirito del disegno di legge vanno nella direzione di burocratizzare l'attività editoriale anche telematica a scopo di lucro e non, e questo, può, in linea di principio, urtare la sensibilità del popolo della Rete sin qui abituato ad utilizzarla per la diffusione di ogni genere di contenuti, senza formalità ed adempimenti di sorta.
Il DDL demanda ad un Regolamento, da adottare da parte dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, l'individuazione dei termini e delle modalità per l'iscrizione dei soggetti che esercitano un'attività editoriale nel ROC (Registro unico degli operatori della comunicazione). Il legislatore "scopiazzando" il vecchio testo della L. 62/01 - la vecchia/nuova riforma dell'editoria - non se ne è neppure accorto ma, in realtà, il Regolamento già esiste (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni - Delibera n. 236/01/CONS. - Regolamento per l'organizzazione e la tenuta del registro degli operatori di comunicazione - GU 30 maggio 2001 n. 150 - SO n. 170) e, allo stato, non contempla tra i soggetti obbligati i titolari di blog o di altri analoghi prodotti editoriali amatoriali. Certo il Regolamento potrebbe essere modificato ma riesce difficile credere che l'AGCOM vorrà mettersi sulle spalle il fardello della gestione di un Registro nel quale potrebbero, in ipotesi, essere tenuti ad iscriversi ed a cancellarsi migliaia di soggetti ogni giorno.

In ogni caso, sotto tale profilo, mi sembrerebbe opportuno rinviare polemiche e preoccupazioni al giorno in cui, eventualmente, l'AGCOM dovesse stabilire termini e modalità di registrazione nel ROC incompatibili con le dinamiche dell'informazione in Rete.

Al riguardo, d'altra parte, mi sembra opportuno ricordare - perché ancora una volta l'estensore del DDL sembra essersene dimenticato - che, attualmente, l'art. 7 del D.Lgs. 70/2003 prevede che "La registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62.".

Tale norma non appare destinata ad essere abrogata.

Il DDL, d'altra parte, non dice - come invece è stato scritto da molte parti e come Grillo ha urlato sul suo blog - che ai prodotti editoriali telematici si applicherà la disciplina sulla stampa e che, quindi, ad esempio, per gestire un blog servirà un giornalista come Direttore Responsabile. Una previsione di questo genere - fortunatamente in termini tanto ambigui da non aver mai ricevuto concreta applicazione - era invece contenuta nella vecchia L. 62/01 di cui, tuttavia, il DDL vorrebbe abrogare i primi 11 articoli.

Sono anche io convinto con i più, che il Governo abbia fatto una pessima figura con l'approvazione del DDL Editoria, ma non perché esso comprometta il futuro dell'informazione telematica quanto, piuttosto, perché ancora una volta ha dato prova di un'imperdonabile ignoranza delle questioni e dinamiche della Rete, un'ignoranza che nella società dell'informazione rischia di porre il Paese ai margini del Cyberspazio, facendogli perdere le grandi opportunità che le nuove tecnologie offrono.

Non c'è dubbio, tuttavia, che in termini di libertà di informare ed essere informati è ben più grave - ed anzi drammatico - il digital divide che continua a caratterizzare questo Paese a causa di una pessima attenzione al mercato delle telecomunicazioni da parte del legislatore e dell'Autorità Garante, che non il DDL sull'editoria.

Chi non accede all'infrastruttura di Rete è destinato a rimanere escluso dalla società dell'informazione mentre chi vi accede - sebbene previa iscrizione in un polveroso registro come il ROC - in fondo è solo il cittadino di un Paese con un livello di burocrazia superiore alla media, sia che si tratti di Internet sia che si tratti di Sanità sia che si tratti, più semplicemente, di rapporti con la Pubblica Amministrazione.

È per questo che il DDL sull'Editoria, francamente, non riesce a farmi paura mentre mi fanno tanta paura i nostri Governanti tanto lontani dalle cose della Rete.

Intendiamoci, ci sono battaglie che si combattono anche solo per principio e quella contro un virtualissimo - almeno allo stato - obbligo di registrazione dei prodotti editoriali telematici nel ROC potrebbe esserlo ma, anche in questo caso, io non la combatterei.

Sinceramente non vedo nulla di strano nell'idea che prima di rivolgere il mio pensiero ad un pubblico di milioni di persone, mi si chieda di lasciare il mio nome, cognome e poche altre informazioni annotate da qualche parte.
Nessuno le utilizzerà mai - anche perché la disciplina sull'editoria è fondamentalmente una regolamentazione di tipo antitrust e di finanziamento - ma se anche lo facessero, non potrebbero che chiamarmi a rispondere di ciò che ho scritto, cosa che ritengo necessaria, utile ed opportuna per il futuro della Rete.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
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