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Cosė l'ho fatto. Per fama e denaro

Parla lo smanettone che ha lavorato per passare alle major tutte le informazioni possibili su TorrentSpy, celebre e apprezzato tracker BitTorrent nel mirino di Hollywood. Tutto si fa per un pugno di dollari

Roma - Il giovane Robert Anderson racconta per la prima volta come la MPAA (Motion Pictures Associates of America) gli abbia promesso denaro e potere, alla sola condizione che egli riferisse quante più informazioni riservate possibile su TorrentSpy, il conosciuto motore di ricerca per i contenuti BitTorrent.

Secondo quanto lo stesso Anderson ha rivelato a Wired, all'inizio del 2005 lo smanettone usciva da una poco entusiasmante relazione commerciale con Justin Bunnel, fondatore di TorrentSpy. Dopo breve tempo, amareggiato dalla circostanza, Anderson ha inviato alla MPAA un documento esplicativo, con tanto di presentazione PowerPoint, nel quale si dichiarava disponibile a collaborare con il braccio forte antipirateria della struttura e in cui era posto ben in evidenza il ruolo cruciale - agli occhi di MPAA - di TorrentSpy.

Trascorso qualche tempo, MPAA si è fatta viva: "Avremmo proprio bisogno di uno come te. Potremmo darti un lavoro, ottimamente retribuito, una casa, un'auto, qualsiasi cosa di cui abbia bisogno... se salverai Hollywood per noi, potrai diventare ricco e potente".
Parole di un certo peso, specie se dirette a un giovane di poco più di vent'anni come Anderson, come del resto i 15.000 dollari che MPAA gli ha prospettato in cambio di inside information (informazioni riservate) su TorrentSpy. In quel periodo, infatti, il motore di ricerca era - come altre volte, peraltro - in causa contro MPAA, che aveva presentato querela per violazione di copyright, sfociata in una controdenuncia di TorrentSpy, con tanto di intercettazioni autorizzate, presentata dal fondatore Justin Bunnel; questi dichiarava, a sostegno della propria tesi, che le informazioni passate ad MPAA da Anderson erano state ottenute illegalmente.

Su questo contrasto si sono susseguiti, neanche a dirlo, una serie di episodi "botta-e-risposta", dove ciascuna delle controparti si dichiarava all'oscuro di fatti rivelati dall'altra: MPAA, ad esempio, pur non avendo mai negato di aver assoldato Anderson per ottenere informazioni riservate, ha però sempre sostenuto di non sapere che quelle informazioni fossero rubate.

Così, Anderson ha dato seguito alla sua avventura, durante la quale ha potuto sfruttare sia qualche colpo di fortuna, come l'indovinare una password amministrativa di TorrentSpy con tutti i vantaggi del caso, sia entrare in possesso dei sorgenti di TorrentSpy, presentanti ad MPAA come estremamente utili per i suoi propositi (sempre tesi al contrasto della pirateria) di impiantare un fake BitTorrent site (un sito falso, il cui reale scopo è impossessarsi di nomi, password e quant'altro possibile). Inutile precisare che la portavoce di MPAA, Elizabeth Kaltman, ha sempre sostenuto che tale intento non c'è mai stato e che le affermazioni di chi lo sostiene sono false.

Di singolare vi è anche il contratto, siglato tra Anderson e MPAA, nella sua clausola che proibisce ad ambo le parti firmatarie di "rivelare ad alcuno l'esistenza del presente accordo". Accordo che specifica come le informazioni di interesse per MPAA "comprendano (ma non limitano a queste l'interesse del committente) nomi, indirizzi e numeri di telefono dei proprietari di TorrentSpy.com".

Successivamente, il rapporto tra Anderson e MPAA ha vissuto momenti di incertezza. Paul Ohm, uno studente al termine del corso di laurea in legge con specializzazione in computer crime presso l'Università del Colorado, con scetticismo circa la posizione di Anderson ha detto: "È difficile poter dire con la faccia pulita che si possano ottenere quei dati legittimamente. Le campanelle d'allarme avrebbero dovuto già suonare da parecchio".

Sul fronte legale, si sono susseguite dunque ulteriori diatribe, l'ultima delle quali è ancora in corso. In essa l'ultimo provvedimento che il giudice ha imposto a TorrentSpy è stato l'obbligo di iniziare a registrare nei log tutto il traffico diretto verso la propria rete, originato da indirizzi IP americani, e consegnare il tutto a MPAA in pretrial discovery (una sorta di esame preventivo, precauzionale).

Non è questa l'unica pagina di cronaca anti-pirateria di MPAA, che stavolta vede un Anderson passare da brillante figura al centro dell'attenzione a elemento che subisce la bufera insieme agli altri. MPAA, peraltro, dichiara apertamente, anche nelle pagine di Wired, la sua zero-tolerance (significa tolleranza zero come da noi ma, per gli anglosassoni, pur essendo di significato analogo, è intesa in modomolto più severo) sulla pirateria e, al riguardo, la rete è carica di vicende.

Marco Valerio Principato
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