Tutti contro la tassa di concessione governativa

I consumatori tornano alla carica per eliminare una tassa che in ambito UE viene applicata solo dall'Italia

Roma - Dopo l'abolizione dei costi di ricarica sul credito prepagato, l'attenzione dei consumatori si è spostata su altri balzelli, fra cui spicca la tassa di concessione governativa richiesta dallo Stato agli utenti con contratto di abbonamento.

Un'imposizione invisa agli utenti, su cui il Movimento Difesa del Cittadino torna oggi alla carica e si unisce al coro di voci che ne chiedono la definitiva abolizione.

"Un balzello inutile e oramai superato, la cui eliminazione andrebbe a totale vantaggio dei consumatori" dichiara MDC, che chiede al Parlamento di approvare l'emendamento alla Finanziaria presentato del Senatore Francesco Ferrante (Ulivo) per l'eliminazione della tassa.
"Si tratta di una tassa - ricorda l'associazione - che fu introdotta all'inizio degli anni Novanta per colpire un consumo ritenuto più voluttuario che utile e allora giudicato quasi uno status symbol. Oggi questo balzello colpisce gli abbonati di telefonia mobile in modo indiscriminato, essendo il telefonino ormai divenuto un bene alla portata di tutti, e incide in modo rilevante sui costi fissi a loro carico. Tra l'altro, l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea con una tassa di questo tipo".

"Gli utenti devono poter conoscere (e pagare) solo il costo dei servizi effettivamente utilizzati, senza balzelli e costi occulti" conclude MDC, che delinea un cammino fatto di pochi (ma prevedibilmente lunghi) passi verso la libertà di mercato: "L'ultimo passo importante da fare sarà abolire gli scatti alla risposta".
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