Luca Annunziata

Internet, quel covo di pericolosi eversori

Il Kazakistan non si smentisce. Il pugno di ferro del Governo si abbatte su due siti che osavano criticare il regime

Roma - Ancora una volta il Kazakistan sceglie la via della censura. Dopo aver strappato sorrisi ironici a mezzo mondo con la chiusura del sito di Borat, il personaggio interpretato da Sacha Baron Cohen, questa volta la faccenda è più seria: geo.kz e kub.kz, due domini noti soprattutto tra i giovani navigatori kazaki, sono stati oscurati nelle scorse ore.

George W. Bush stringe la mano al leader kazako Nursultan Nazarbayev La causa più probabile della loro chiusura, riferisce Reuters, è la pubblicazione nelle scorse settimane di alcune intercettazioni telefoniche con protagonisti alcuni alti papaveri del regime. In particolare, si parla di commenti sprezzanti sull'ex-genero del premier Nazarbayev (in foto), da qualche tempo caduto in disgrazia e in esilio in Europa.

"La situazione pone chiaramente il problema della violazione dei diritti costituzionali degli individui", attaccano i gestori dei siti in una dichiarazione congiunta: "╚ chiaro che, qualunque ordine abbiano dato, non hanno pensato molto alla legalità delle loro azioni". La scelta di chiudere quei domini sarebbe quindi solo una questione politica. Altre voci diffusesi sul blocco del website inkar.info, noto anch'esso per riportare commenti ostili all'attuale regime, al momento appaiono infondate: il sito risulta accessibile.
Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà. Il caso Kazakistan, dove una connessione ad Internet può costare anche 2mila euro, ha spinto anche l'OCSE a mettere sotto osservazione il paese.

Luca Annunziata
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