
A riguardo, una cosa è certa: sta diventando sempre più popolare tra gli operatori l'hardware Cisco che permette di fare traffic shaping: il Service control engine, di cui
PI scrisse in anteprima quando cominciò a essere adottato in Italia. "Ormai gran parte degli operatori italiani lo utilizza" - conferma
Diego Zucca, manager Systems Engineering SP Challengers di Cisco Italy.
"Inizialmente ne facevano solo un uso primitivo: per bloccare il peer to peer - aggiunge Zucca. Adesso invece vediamo usi più evoluti: per controllare il traffico in modo dinamico, in base alle condizioni della rete o dell'ora del giorno. Di conseguenza bloccano il peer to peer solo quando è davvero necessario. E usano l'Engine anche per monitorare quali sono le applicazioni più usate dagli utenti".
"Lo usiamo anche noi. Ogni macchina costa 200 mila euro e ne devi acquistare un bel po' per il tuo traffico", spiega
Luca Spada, amministratore delegato di Ngi. "A noi serve - aggiunge - per creare la F5 Ngi Mini, che ha peer to peer limitato. E per fare traffic shaping su tutte le connessioni in caso di saturazione della rete. Ma capita di rado e l'utente nemmeno se ne accorge, perché si tratta di un calo trascurabile della velocità di download".
Ma è sempre così? Scrive L.A., utente di una normale connessione F5 di Ngi: «Durante il giorno la banda P2P viene abbassata tramite QOS in maniera considerevole (20 KB/s circa), per poi essere liberata dalle 19.00 (accade quotidianamente). Questo da circa tre mesi". Spada replica: "probabilmente questo cliente è attestato su uno dei nostri kit di Milano che di giorno sono molto pieni a causa di ritardi di Telecom a soddisfare una nostra richiesta di upgrade. Per questo motivo facciamo scattare la QoS".
Va detto comunque che c'è una bella differenza tra una banda tagliata a 20 KB/S e il filtering totale del P2P riportato dall'utente di Tele2. Segnalazioni giunte a PI riguardano anche le ADSL di Tiscali e di Fastweb.
"Abbiamo comprato il Control Engine di Cisco, ma lo usiamo solo per monitoraggio delle connessioni. Non facciamo traffic shaping contro il peer to peer", dice
Andrea Podda, CTO (Chief technical officer) di Tiscali. Fastweb dice invece di non essere in grado di replicare nei tempi utili alla pubblicazione di questo articolo.
Sono invece rare le lamentele che PI ha ricevuto da parte di utenti Telecom Italia (la quale detiene oltre il 70 per cento di quota di mercato sulle ADSL italiane). Telecom dice a PI di non avere alcuna policy sul peer to peer. È evidente che finché Agcom non certificherà strumenti oggettivi (previsti con la futura carta dei servizi) per verificare le prestazioni delle ADSL, bisognerà accontentarsi di queste dichiarazioni.
A conferma che il tema sta crescendo di importanza, si segnala anche la recente mossa
di SìPortal, di presentarsi come un provider che tutela il peer to peer degli utenti.
Ma perché il peer to peer e i suoi blocchi stanno diventando sempre più materia di dibattito? Che cosa è cambiato negli ultimi mesi?