Luca Annunziata

Seagate paga, questione di byte

L'azienda ammette che nei suoi hard disk c'è meno spazio di quanto dichiarato. Pronta all'ammenda, correggerà anche le info su web. Per i consumatori si apre la via del rimborso

Roma - Seagate ha accettato di rimborsare il 5 per cento del valore degli hard disk venduti da marzo del 2001 a settembre di quest'anno a tutti i clienti statunitensi che ne faranno richiesta. Il motivo? Un errato conteggio dei gigabyte effettivamente disponibili sui dischi rigidi nuovi. In alternativa, è possibile ottenere un software per la gestione automatica del backup, del valore di circa 20 euro.

Seagate si accollerà anche tutte le parcelle degli avvocati, che da sole ammontano a 1,3 milioni di euro. Non sarà un problema, visto che l'azienda ha annunciato utili in crescita grazie al successo delle sue produzioni più recenti.

La decisione dell'azienda si deve ad un caso giudiziario, Cho contro Seagate Technology, nel quale tutto ruota attorno alla definizione di kilobyte (KB). Mentre l'azienda californiana era solita indicare un KB come l'equivalente di mille byte (1KB = 1000 byte), il querelante, per sostenere la sua tesi, fa riferimento alla notazione tradizionale: un KB è formato da 1024 byte. Una inezia, ma tanto basta a causare una differenza nella capacità effettiva dei dischi.
Secondo la definizione Seagate, un gigabyte equivarrebbe quindi a 1 miliardo di byte tondo tondo, mentre per i quattro accusatori dovrebbe valere 1.073.741.824 byte. In un disco da 250GB, piuttosto comune oggigiorno, la differenza si fa sentire con 18.5 giga in meno di capacità. In un modello da 100GB, il più ampio in circolazione nel 2001, la differenza era di soli 7 giga e spiccioli.

Trattandosi di una class action, dell'accordo potranno giovarsi tutti i consumatori residenti negli USA, purché abbiano acquistato un disco negli ultimi 6 anni, esclusi gli esemplari venduti in bundle con un PC. Per ottenere il software basterà compilare un modulo online, fornendo il codice seriale del disco. Per ottenere il risarcimento in denaro sarà invece necessario inviare per posta la ricevuta d'acquisto, assieme ai dati anagrafici.

Seagate non è l'unico produttore ad utilizzare la notazione con multipli di dieci, in luogo di quella da otto, per indicare la capacità dei dischi. In seguito all'accordo, l'azienda di San Francisco dovrà apporre uno specifico avviso riguardo questa vicenda sulle pagine del proprio sito web. In passato, procedimenti simili nei confronti di altri marchi di storage si erano conclusi tutti con la chiusura del caso o con accordi analoghi.

Luca Annunziata
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