Gaia Bottà

Chi spamma paga

Una multa salata e 27 mesi di carcere sono stati comminati ad uno spammer americano. Negli USA lo spam dilaga: anche la propaganda elettorale è fatta di spazzatura

Roma - Ventisette mesi di carcere, una multa di 180mila dollari, questa, riporta AFP, la pena comminata ad uno spammer 28enne della stato del New Jersey.

Nome in codice, M3rk, complice del celebre spammer statunitense Adam Vitale, Todd Moeller ha ceduto al Can-Spam Act statunitense, che dal 2003 tenta di punire coloro che assaltano i netizen con pornografia e proposte commerciali indesiderate. Era una faccenda di proposte commerciali quella che ha inchiodato i due spammer, che proponevano ai destinatari antivirus aggiornati e prodotti per la sicurezza.

Tra i fatti contestati ai due anche le operazioni effettuate per conto terzi. Come quando, nell'agosto del 2005, un poliziotto spacciatosi per cliente interessato ai loro servizi riesce ad indurli via instant messaging ad insegnargli l'oscura arte dell'aggiramento dei filtri antispam di AOL. Mezzi con cui i due si erano già messi in tasca migliaia di dollari scaricando vagonate di email su abbonati AOL.
Prima Vitale, poi Moeller, hanno ammesso le loro colpe: per almeno un paio d'anni non batteranno più la strada del direct marketing illegale, smettendo di cavalcare un mercato ben avviato. Gli Stati Uniti si sono infatti meritati la poco meritoria maglia nera dello spam assegnata da Sophos, un riconoscimento che dovrebbe indurre i netizen ad attrezzarsi per approntare sistemi di smistamento delle email, ma anche, perché no?, di raccolta differenziata della posta spazzatura.

In questo modo infatti finirebbero nella campana della monnezza elettorale le centinaia di email recapitate da una botnet che imbriglia computer disseminati in tutto il mondo, dalla Corea del Sud al Giappone, dal Regno Unito alla Nigeria. I messaggi, tutti inneggianti all'attività del politico USA Ron Paul, sono però tutti diversi tra di loro: alcune sono email ispirate alla più tradizionale retorica politica, altre sono rivoluzionari tentativi di allestire una campagna virale con uno scambio di link video postati su YouTube, video prontamente rimossi dal portalone.

Proprio come Vitale e Moeller rischia grosso anche l'ignoto autore della campagna di propaganda a mezzo spam: c'è chi sospetta si possa trattare di un supporter accanito, c'è chi mormora si tratti di un candidato rivale, che agisca per instillare nell'elettorato la sensazione che Ron Paul si avvantaggi di tecniche di propaganda invadenti e illecite. E se fosse proprio Ron Paul l'autore della macchinazione? Sono infinite le vie del marketing a mezzo spam.

Gaia Bottà