Fatturazione elettronica? Un modo c'è

di Fabio Annovazzi - Solo se l'obbligo di inviare fatture elettroniche alla PA verrà implementato in modo semplice e pragmatico si otterrà il risultato di vedere diffondere la fatturazione elettronica fra le imprese. Con vantaggi per tutti

Roma - A fronte della constatazione, oramai evidente, che la fatturazione elettronica "da sola" non decolla, e della certezza che stiamo parlando di risparmi potenziali pari a punti di PIL, diventa sempre più condivisibile l'idea di un intervento del Legislatore per imporne l'uso nei confronti della PA. Il problema è capire "come" è meglio farlo.

Poiché il fattore che blocca l'adozione della fatturazione elettronica è la mancanza di massa critica (a nessuno conviene essere il primo ad inviare o a ricevere fatture elettroniche), l'obiettivo dell'intervento del legislatore deve essere quello di raggiungere elevati tassi di adozione in tempi brevi. Meglio una soluzione semplice e facile da adottare anche da parte delle aziende più piccole, che una soluzione ricca di funzionalità, ma più onerosa.

Occorre quindi distinguere le (poche) cose necessarie per fare decollare la fatturazione elettronica da quelle che si possono magari introdurre in un secondo momento, ma che oggi risulterebbero controproducenti. Gli elementi indispensabili sono tre:
- una modalità semplice e a basso costo per permettere alle aziende di inviare fatture per via elettronica in formato immagine e in formato strutturato "machine readable";
- una modalità semplice e a basso costo per rendere tali documenti coerenti con i requirement di legge per la dematerializzazione (firma elettronica, marca temporale, archiviazione sicura,...);
- una modalità semplice e a basso costo per risolvere il problema dell'indirizzamento e della consegna della fatture elettronica alla PA.
Il primo problema si risolve con soluzioni - già presenti sul mercato - di tipo non invasivo, in grado di ricavare un flusso di fatture elettroniche dall'output del gestionale senza necessità di intervenire sul gestionale stesso. Questi prodotti/servizi catturano dati e immagine della fattura direttamente dallo spool di stampa e si prendono carico delle fasi successive del processo (cifratura dei documenti, invio, verifica corretta ricezione,...). Si deve invece evitare di prevedere centri esterni di scanning delle fatture cartacee in quanto, come insegna l'esempio danese, rendono poi molto più difficile la diffusione della fatturazione elettronica fra le imprese.

Il secondo problema si risolve tramite servizi, già presenti sul mercato, forniti da operatori terzi che, a costi più che ragionevoli, liberano l'impresa da tutti i problemi legati al processo di conservazione sostitutiva. Potrebbe essere utile un sistema di "certificazione" della correttezza legale di tali soluzioni. A patto che la certificazione venga fornita in tempi brevi.

Per risolvere il terzo problema il legislatore ha previsto un soggetto, "il Sistema Unificato di Interscambio", il cui obiettivo è appunto di "garantire il coordinamento e l'indirizzamento del flusso informatico verso tutte le amministrazioni". Non dovrebbe essere difficile metterlo in piedi in breve tempo.

È tutto quello che serve, se ci concentriamo sull'obiettivo primario di "rendere lo scambio di fatture elettroniche semplice e naturale come lo scambio di mail". Si può partire subito ed avere risultati concreti in pochi mesi. Imporre uno standard unico per lo scambio di fatture elettroniche appare invece discutibile, perché introdurrebbe complessità e farebbe allontanare la diffusione massiva della fatturazione elettronica. Uno standard universalmente accettato non esiste ancora. L'ISO si è messa all'opera per elaborarne uno, ma non sarà pronto prima di almeno 18 mesi.

Del resto gli stessi responsabili del gruppo di lavoro ISO sono concordi nel ritenere che bisogna partire subito con soluzioni "any-format/standard-in&any-format/standard-out". Lo standard, una volta rilasciato, permetterà di rendere gli scambi ancora più efficienti, ma non deve - secondo i suoi promotori - rappresentare una pre-condizione all'adozione della fatturazione elettronica.

Banalizzando un poco, uno standard XML si compone infatti di 3 "strati": una modalità univoca di "chiamare" i diversi elementi (i "tag" XML), la lista degli elementi "inclusi" nello standard con la loro definizione semantica, e i possibili valori che ciascun elemento può assumere.

Il primo "strato" è banale - si tratta essenzialmente di mettere tutti d'accordo su "come chiamare" un determinato elemento, per esempio il tag "nome cliente". Anche in mancanza di uno standard comune è abbastanza semplice scrivere un pezzo di software in grado di "mappare" gli elementi comuni di uno standard in un altro.

Gli altri due "strati" sono invece ben più complessi, soprattutto se si vuole arrivare ad una soluzione universale. Decidere quali elementi includere e quali non includere nello standard della fattura significa definire una "best practice" mondiale dove una "best practice" non esiste. Non è possibile includere nello standard tutti gli elementi utilizzati nei vari usi di business perché ne deriverebbe uno standard complesso ed estremamente difficile da implementare nei sistemi contabili. D'altra parte, decidere che certi elementi non vanno utilizzati significa "imporre" centralmente un formato più o meno standardizzato di fattura, cosa non facile (anche perché, una volta approvato, tale formato deve essere implementato nei sistemi contabili, pena l'irrilevanza).

Sognare uno standard unico è un poco come sognare di parlare tutti la stessa lingua, l'Esperanto...come lingua materna. Pensare a soluzioni "any-format-in&any-format-out" è invece paragonabile a parlare in inglese con uno straniero non di lingua madre inglese. Non riusciremo a esprimere esattamente tutte le parole italiane in inglese, e il nostro interlocutore non riuscirà a "mappare" perfettamente tutti i suoi pensieri in inglese. Ma riusciremo a comunicare.

Fabio Annovazzi
nota: F.A. è responsabile Mercato Italia di Optiinvoice
36 Commenti alla Notizia Fatturazione elettronica? Un modo c'è
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  • Semplice no?

    Un altro modo per spiarci. Ci manca solo questo!
    non+autenticato
  • Si chiama <a href="http://www.acbi.it/inside.asp?id=117>CBI 2</a> (che sta per Corporate Banking Interbancario fase 2). In pratica è uno standard studiato da banche, Centri Applicativi e Strutture Tecniche Delegate per portare la fattura elettronica in casa delle oltre 900.000 aziende italiane che già oggi utilizzano i servizi CBI.

    Nei prossimi mesi vedremo fiorire iniziative come <a href="http://www.sanpaoloimprese.com/scriptImp/imprese/s... Fattura</a> di Intesa-San Paolo e <a href="http://www.unicreditimpresa.it/prodotti_servizi/ca...; di Unicredit Banca d'Impresa.

    Gli aspetti positivi di questo standard sono principalmente due:

    1) è stato creato nel rispetto degli altri standard internazionali (OASIS, SEPA, Rosetta.NET, EDI, ecc...) e quindi risulterà più facilmente interoperabile in un'ottica europea;

    2) le aziende se lo ritroveranno in casa quasi gratis insieme ai prodotti di Remote Banking che già adesso le banche mettono loro a disposizione.

    8)
    non+autenticato
  • Essendo UBL un formato Universale in via di adozione in molti paesi ci si scontra inevitabilmente con termini inglesi e comunque sigle legate al commercio elettronico.
    Chi opera nell'e-business non avrà difficoltà a capirmi, anche se di solito mi sforzo di scrivere semplicemente quello che in realtà è complesso.
    La complessità va lasciata agli addetti ai lavori, mentre di UBL bisogna soprattutto apprezzare l'idea, il lavoro svolto e gli obiettivi di renderlo fruibile a chiunque non solo a grandi aziende.
    Internet è semplice e divertente ma le tecnologie sottostanti non lo sono affatto... il browser è solo un esempio di strumento adatto all'utilizzatore finale, anche il business delle piccole aziende avrà strumenti simili per interagire con grandi aziende ed istituzioni in modo semplice, a basso costo e con livelli di sicurezza elevati.
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    Modificato dall' autore il 06 novembre 2007 15.56
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  • Grazie della risposta,
    innanzitutto bisogna ricordare che per quanto ISO sia un "vero" organo di standardizzazione riconosciuto in tutti i paesi civilizzati, l'Europa si avvale del proprio organoi di standardizzazione altrettanto valido e riconoscuto: il CEN/ISS.
    Di fatto UBL è sul banco del CEN per un progetto di e-Procurement europeo basato su UBL 2.0 con però l'intenzione di rispettare gli accordi OASIS e UN/CEFACT di convergenza già iniziato con ebXML e continuato in UBL.
    OIOUBL in Danimarca è un subset (particolare tipi di customizzazione prevista detta anche pruning) di UBL 2.0 ed un'implementazione della specifica di adozione (profili) disegnata da NES (North European Subset di UBL per l'e-Procurement Nord Europeo).
    L'attività di adozione e divulgazione di NES si è fusa con quella spagnola CODICE ed ha confluito nel progetto europeo WS/BII per l'e-procurement europeo.
    In definitiva Le annuncio che anche il Governo Italiano si sta interessando a UBL ed a Roma è stata presentata la fattura UBL 2.0 firmata elettronicamente secondo le norme Europeee di interoperabilità per la firma digitale avanzata.
    Per l'Italia è prevalente seguire gli standard EU su quelli ISO.

    Saluti

    Roberto Cisternino
  • Optiinvoice, la soluzione che sto cercando di portare in italia supporta tutti i maggiori standard XML come Finvoice, lo standard CBI e anche l'UBL (http://www.optiinvoice.it/optiinvoice/output_immag...).

    Il mio punto è che "imporre" un standard "ex lege" secondo me ha poco senso e generalmente non funziona. È lo standard che si deve imporre sul mercato come mi auguro riuscirà a fare l'UBL.
  • Certamente internet insegna che gli standard di fatto superano quelli internazionali.
    UBL si è diffuso in tutto il mondo in modo febbrile, il mondo però è grande...
    Ci tengo a notare che in UBL è prevalente il processo di standardizzazione dei documenti, modelli dati e processi di business partendo dalle esperienze passate. UBL ha una storia di quasi 9 anni di ricerca e sviluppo per dare a XML una faccia "business".   Di fatto XML da solo è senza contesto.
    L'uso non è certo forzato ma l'interoperabilità di una catena di fornitura (supply-chain) può essere realizzata solo con standard come UBL perchè tutti gli attori della catena devono beneficiarne, quindi la PMI, e le grandi aziende.
    L'Adozione EU ed internazionale di UBL sono accompagnate da altrettante leggi che in Europa ci portano verso la Digital Economy dove anche una piccola potrà interoperare con altri stati e governi.
    La bolletta citata forse non è il caso più interessante essendo prevalentemente B2C (Business to Consumer) ma B2B e B2G (cross-borders) sono decisamente più interessanti.

    Noterete in seguito che mentre per XML esistevano solo tool tecnici per gli addetti ai lavori, per UBL nasceranno tool end-user sia free che a pagamento fruibili in tutte le modalità richieste oggi.

    Il costi delle soluzioni basate su XML sono decisamente più bassi rispetto al vecchio EDI tra l'altro per questo motivo limitato alle grandi aziende internazionali.

    Saluti

    OASIS UBL ITLSC
    co-chair
    Roberto Cisternino
  • già una risp del genere fa passare la voglia solo solo di informarsi sulla fatturazione elettronica... se per leggere un trafiletto devi andare a farti una decina di ricerche su sigle e bordelli vari...
    non+autenticato
  • Lavoro nel ramo informatico/telematico e faccio circa 50 fatture l'anno. In 5 anni di attività non credo di aver mai inviato a qualcuno una fattura cartacea. Forse una. Forse. Normalmente me le creo come pagine web (con un mio programmino apposito), le stampo su una stampante virtuale che produce .pdf e poi le invio via email al cliente.

    Se la fatturazione elettronica deve prevedere menate, programmi gestionali (che non uso e non voglio usare visto che non mi servono), codici di validazione, bo qualsiasi cosa strana, complicata e burocratica, allora preferisco fare come faccio adesso.

    Dopo aver creato una fattura me ne stampo una copia (obbligatorio per legge), la annoto sul libro iva vendite e sono già a posto.
    non+autenticato
  • Probabilmente l'articolo descrive le necessità delle aziende medio-grandi.

    Come fatturare elettronicamente... non è certo un problema per chi realizza una sola fattura a settimana!
    :)
    non+autenticato
  • PERFETTAMENTE D'ACCORDO!!!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mario Rossi
    > Lavoro nel ramo informatico/telematico e faccio
    > circa 50 fatture l'anno. In 5 anni di attività
    > non credo di aver mai inviato a qualcuno una
    > fattura cartacea. Forse una. Forse. Normalmente
    > me le creo come pagine web (con un mio
    > programmino apposito), le stampo su una stampante
    > virtuale che produce .pdf e poi le invio via
    > email al
    > cliente.
    >
    > Se la fatturazione elettronica deve prevedere
    > menate, programmi gestionali (che non uso e non
    > voglio usare visto che non mi servono), codici di
    > validazione, bo qualsiasi cosa strana, complicata
    > e burocratica, allora preferisco fare come faccio
    > adesso.
    >
    > Dopo aver creato una fattura me ne stampo una
    > copia (obbligatorio per legge), la annoto sul
    > libro iva vendite e sono già a
    > posto.

    già oggi moltissime PA ricevono da quasi tutti i fornitori (non tutti) fatture, di solito in PDF, via email...

    ma così NON va bene... la fatturazione elettronica DEVE essere una cosa DIVERSA, come ben spiegato nell'articolo:
    - una modalità semplice e a basso costo per permettere alle aziende di inviare fatture per via elettronica in formato immagine e in formato strutturato "machine readable";
    - una modalità semplice e a basso costo per rendere tali documenti coerenti con i requirement di legge per la dematerializzazione (firma elettronica, marca temporale, archiviazione sicura,...);
    - una modalità semplice e a basso costo per risolvere il problema dell'indirizzamento e della consegna della fatture elettronica alla PA.


    in tutto questo il punto forse piu' importante sta nel formato usato per l'invio dei dati: se anche può esserci un formato come il PDF o un altro formato grafico (PNG, ecc.), cio' NON BASTA!!!

    occorre un formato standard aperto leggibile SEMPRE, in QUALSIASI AMBIENTE OPERATIVO ED APPLICATIVO: va garantita l'archiviazione e la disponibilite' "eterna" dei dati... anche quando Adobe sarà fallita e Micro$oft venduta ai cinesi!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: A O
    > già oggi moltissime PA ricevono da quasi tutti i
    > fornitori (non tutti) fatture, di solito in PDF,
    > via email...
    >
    > ma così NON va bene... la fatturazione
    > elettronica DEVE essere una cosa DIVERSA, come
    > ben spiegato nell'articolo
    > (...)
    > occorre un formato standard aperto leggibile
    > SEMPRE, in QUALSIASI AMBIENTE OPERATIVO ED
    > APPLICATIVO: va garantita l'archiviazione e la
    > disponibilite' "eterna" dei dati... anche quando
    > Adobe sarà fallita e Micro$oft venduta ai
    > cinesi!!!

    Chi dice che la fatturazione DEVE essere così, come è stata descritta nell'articolo?
    E perché?

    Poi, chi dice che NON va bene un normalissimo formato ".TXT"??
    Motivi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: No Burocrazia
    > - Scritto da: A O
    > > già oggi moltissime PA ricevono da quasi tutti i
    > > fornitori (non tutti) fatture, di solito in PDF,
    > > via email...
    > >
    > > ma così NON va bene... la fatturazione
    > > elettronica DEVE essere una cosa DIVERSA, come
    > > ben spiegato nell'articolo
    > > (...)
    > > occorre un formato standard aperto leggibile
    > > SEMPRE, in QUALSIASI AMBIENTE OPERATIVO ED
    > > APPLICATIVO: va garantita l'archiviazione e la
    > > disponibilite' "eterna" dei dati... anche quando
    > > Adobe sarà fallita e Micro$oft venduta ai
    > > cinesi!!!
    >
    > Chi dice che la fatturazione DEVE essere così,
    > come è stata descritta
    > nell'articolo?
    > E perché?

    dall'articolo (in corsivo):
    - una modalità semplice e a basso costo per permettere alle aziende di inviare fatture per via elettronica in formato immagine e in formato strutturato "machine readable";

    e' ovviamente sufficiente il formato strutturato, a patto che sia standardizzato (con un formato aperto e libero), potrebbe benissimo essere XML o CVS

    - una modalità semplice e a basso costo per rendere tali documenti coerenti con i requirement di legge per la dematerializzazione (firma elettronica, marca temporale, archiviazione sicura,...);

    ovvero: firma + crittografia + formato aperto e libero
    gia' ci sono le specifiche
    e' una modalita' abbondantemente usata nella PA (vedi mercato elettronico Consip)... ma GPG potrebbe essere l'ideale, magari con una autorita' di certificazione pubblica e gratuita

    - una modalità semplice e a basso costo per risolvere il problema dell'indirizzamento e della consegna della fatture elettronica alla PA.

    vedi sopra: posta elettronica certificata...

    > Poi, chi dice che NON va bene un normalissimo
    > formato
    > ".TXT"??
    > Motivi?

    Boh... io no di certo... ma piu' che di TXT parlerei di CVS o altro formato testuale strutturato secondo uno standard

    Ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: No Burocrazia
    >
    > Chi dice che la fatturazione DEVE essere così,
    > come è stata descritta
    > nell'articolo?
    > E perché?

    Non è che DEVE essere così. SE FOSSE così sarebbe indubbiamente più comodo per le PA.
    E di conseguenza anche per chi le fatture le emette/riceve.

    > Poi, chi dice che NON va bene un normalissimo
    > formato
    > ".TXT"??
    > Motivi?

    Infatti l'XML è un file di testo a conti fatti.
    Ed è la soluzione ideale al problemaSorride
    non+autenticato
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