Terminator a rischio malware

Un rapporto della Difesa statunitense suona l'allarme: entro 10 anni i robot da guerra di nuova generazione potrebbero essere vittima di pericolosi incidenti causati da software malevolo. Terminator senza controllo offresi

Washington (USA) - Il massiccio schieramento di armi robotiche previsto nei prossimi anni dalla Difesa statunitense potrebbe incappare in un fluido e pericoloso nemico: il malware. A sostenerlo non sono attivisti che hanno letto troppa fantascienza ma i ricercatori della US Defence Science Board che avvertono: l'utilizzo di ampie porzioni di codice proveniente dall'estero e, più in generale, il ricorso anche a tecnologie commerciali per la realizzazione delle divisioni robotiche potrebbe rivelarsi un boomerang.

Un robocarroSe è vero che la Difesa statunitense non ha ancora progettato Terminator sterminauomini, nei suoi progetti sono già transitati robo-elicotteri da guerra e carri armati intelligenti, sistemi in certi casi archiviati per mancanza di fondi. Ma, come sottolinea The Register, i sistemi da combattimento di domani su cui sta lavorando il Pentagono rimangono impressionanti, come si evince dal sito Future Combat Systems dell'Esercito a stelle e strisce.

In questo quadro, rileva AviationWeek, la Science Board si interroga sulle misure da prendere per impedire che società straniere che vendano alla Difesa software corrotto possano interferire con gli strumenti collegati in rete della nuova generazione di armamenti.
Il corposo rapporto della Board, disponibile qui in PDF, parla esplicitamente della influenza straniera sul software della Difesa. Secondo la Board il Dipartimento della Difesa fin qui ha messo in atto forme di protezione che possono tenere alla larga minacce "di avversari poco sofisticati e senza grandi risorse", tutele che però "non appaiono sufficienti a proteggere le capacità informatiche dai danni di un avversario sofisticato che voglia colpire l'efficienza dei sistemi FCS". FCS sta, appunto, per Future Combat Systems.

L'idea, dunque, è che si possano sviluppare programmi di controllo e utilizzo di reti, strumenti e robo-armi sfruttando software commerciale, anche open source, soggetto a potenziale "corruzione". Il rischio sta anche nella "rete di fornitura (del software, ndr.) che si va espandendo rapidamente e che include alcune delle nazioni avversarie più tecnologicamente avanzate". Un riferimento probabile alle tecnologie di provenienza cinese.

L'allarme suscitato dalla Board non arriva del tutto inatteso. La questione è nota da tempo e il Pentagono ha assicurato più volte di aver messo in campo sistemi di debugging o, meglio ancora, di certificazione che sarebbero in grado di individuare eventuali problematiche di sicurezza nel codice. Un insieme di operazioni sulle quali però la Board si dimostra scettica, sostenendo la non assoluta infallibilità degli attuali sistemi di "individuazione del codice malevolo". Vista l'assoluta necessità di mantenere il più assoluto controllo sulle operazioni degli armamenti di domani, ogni preoccupazione appare giustificata.
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