Gentiloni: no a regole per Internet

Il ministro delle Comunicazioni, promotore della controversa legge contro il pedoporno, ritiene che non possano essere estese alla rete le norme che regolano la stampa. E rilancia: serve un'autoregolamentazione

Milano - Non si può applicare ad Internet la legge sulla stampa, come se non vi fossero diversità evidenti tra i due strumenti, se si deve fare qualcosa questo deve avvenire nell'alveo dell'autoregolamentazione, un criterio di "regole" basate sul consenso di chi opera online e non imposte dall'alto. Questo, in estrema sintesi, l'intervento del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ha ieri illuminato con una presenza in video la platea dello IAB Forum 2007.

"╚ un errore - ha sottolineato il Ministro - considerare di estendere l'universo delle regole che sono state concepite 60 anni fa per la carta stampata a Internet. Immaginare che possa esserci un responsabile della pubblicazione di un grande sito o di un blog di una singola persona significa porsi un obiettivo tecnicamente irrealizzabile e pericoloso se qualcuno pensasse di realizzarlo. Non è una soluzione per affrontare il sistema".

Gentiloni, che ribadisce così la propria contrarietà all'ormai celeberrima proposta Levi, ritiene però che un problema di regole "esista". Come uscirne? Come garantire regole senza volerle imporre? "Credo - ha spiegato - che la Carta dei diritti di Internet a cui sta lavorando da qualche anno Stefano Rodotà con tanti altri, sia la via maestra per affrontare il problema. Non possiamo immaginare che le regole che valgono offline scompaiano del tutto online". Non è stato possibile purtroppo in questa occasione chiarire col ministro quali sarebbero le regole mancanti: diffamazione, truffe, furti di identità, produzione e spaccio di pedopornografia, pirateria informatica e musicale... difficile trovare un qualche ambito di attività malevola che non sia oggi già contemplata da leggi vigenti nonché effettivamente perseguita.
Più interessante, invece, l'accenno alla questione delicatissima della net neutrality, questione su cui l'intervento legislativo in realtà potrebbe diventare l'unica vera garanzia di mantenimento di una rete aperta, ma sul quale lo stesso Ministro rinvia ad ulteriori approfondimenti con il coinvolgimento di tutte le parti.

In un passaggio dell'intervento di Gentiloni si è intravisto nuovamente il desiderio del Ministro di mettere mano alla cosiddetta Legge Urbani. Parlando infatti di pirateria e violazione del diritto d'autore ha dichiarato che sono temi che vanno affrontati "il più possibile con strumenti di concertazione e autoregolamentazione, più che con scelte legislative. ╚ stato fatto un decreto per opporsi alla pirateria nella rete. A tre anni di distanza bisogna riconoscere che quel metodo non ha funzionato".

Concertazione che a novembre potrebbe trovare un punto di svolta, nella speranza del Ministro, con l'apertura del tavolo sul copyright a cui parteciperanno provider, produttori dell'intrattenimento nonché il Governo attraverso i ministeri TLC e quello dei Beni culturali. Chi produce musica e cinema - ha dichiarato il Ministro - non può soltanto "chiedere misure di intervento contro il downloading abusivo" ma invece deve "anche mettere in rete i propri prodotti a tariffe competitive". Se i produttori "prendono questo tipo di iniziative possono competere, altrimenti sarà difficile", ha sottolineato il Ministro.

Altro fronte aperto è quello della banda larga: Gentiloni ribadisce l'obiettivo di legislatura dell'intero territorio coperto dal broad band ma ricorda che l'intervento pubblico, ossia finanziamenti che supportino l'estensione dell'accesso, non potrà che essere limitato nei territori dove la minore densità di popolazione o le difficoltà geografiche rendano più difficile l'intervento dei privati. "Nel giro di pochissimi anni - ha detto Gentiloni - l'accesso alla rete Internet dovrà essere un diritto universale. Ci dobbiamo lavorare attraverso le diverse evoluzioni tecnologiche, ma insieme dobbiamo renderci conto che questa è una priorità. Siamo ancora un Paese in cui si investono tantissimi soldi per le strade, e in alcune aree è indispensabile continuare a farlo, ma non si capisce ancora abbastanza che bisogna spendere più soldi per completare la connessione a Internet".
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