Italia, Internet e ICT quasi volano

Cresce la pubblicità online e i grandi interessi di editori e produttori di contenuti. Allo IAB Forum 2007 non si parla d'altro mentre Aitech-Assinform segnala: si rafforza la ripresa dell'ICT. Layla Pavone: Internet è il sesto potere

Milano - Una ventata di ottimismo è arrivata ieri dallo IAB Forum 2007, l'evento dedicato alla economia internettiana durante il quale sono stati snocciolati i numeri di una crescita vertiginosa. Investimenti, spese pubblicitarie, essenziali per l'aumento e la diversificazione dei contenuti, tutto sembra destinato a crescere a ritmi sostenuti.

Gli studi presentati allo IAB parlano chiaro: l'anno prossimo si prevede un aumento della spesa pubblicitaria online del 30 per cento (in una forbice compresa tra il 20 e il 40). Secondo Assocomunicazione si può prevedere che l'online catturerà una percentuale compresa tra il 7,5 e l'8,7 dell'insieme degli investimenti pubblicitari. Si tratta di un aumento significativo, che si consolida di anno in anno: +6,3 per cento nel 2007, +4,6 l'anno precedente.

Nel complesso, si prevede che le società italiane investiranno in "pubblicità digitale" qualcosa come 665 milioni di euro, vale a dire +41,5 per cento rispetto a quanto accaduto nel 2006. A catturare una porzione sempre crescente di investimenti sarà, manco a dirlo, il settore mobile, il mondo dei cellulari.
Secondo Layla Pavone, presidente di IAB Italia, a svilupparsi rapidamente è anche l'accesso ad Internet. "Gli ultimi dati - ha spiegato - rilevano che sono circa 24 milioni gli italiani che utilizzano abitualmente Internet e questo è un numero che va tenuto altamente in considerazione in fase di analisi strategica dei media da considerare all'interno del piano di comunicazione". Secondo Pavone, Internet è il sesto potere "perché fornisce ai consumatori la libertà di scegliere e il potere di influenzare il comportamento" di produttori e brand.

Proprio ieri, intanto, è stato presentato il Rapporto Assinform sul mercato ICT relativo al primo semestre del 2007, un Rapporto che contribuisce a sollevare gli animi del settore. "L'Italia - hanno spiegato gli esperti - ha ripreso ad investire in Informatica", con una spesa cresciuta dell'1,7 per cento in questi sei mesi, il che si dovrebbe tradurre anche in maggiori opportunità occupazionali per i professionisti nostrani dell'IT.

In particolare, spiega Aitech-Assinform, le imprese aumentano la domanda di software (+ 3 per cento), e questo mentre aumenta la spesa di privati e famiglie, anche nelle TLC mobili (4 per cento di crescita). Le note negative sono quelle di sempre: da un lato l'e-commerce che non decolla (fatturato 0,8 per cento del totale del commercio contro il 3,6 per cento della media europea), dall'altro la pubblica amministrazione che continua a diminuire gli investimenti (-1,4 per cento).

Ed è proprio sulla Pubblica Amministrazione e il modo in cui vengono investiti i denari in ICT che si sollevano le polemiche, pur contenute in un linguaggio molto sobrio. Scrivono gli esperti: "Mentre la spesa pubblica continua a crescere incontrollata, la Pa sta scegliendo di investire sempre meno nel principale strumento di ammodernamento e controllo: l'informatica. Basti pensare che, per quanto riguarda i soli Ministeri, a fine 2006 risultava, rispetto all'anno precedente, un calo degli investimenti IT del 22%. Anche gli sforzi di miglioramento, che pure vengono fatti, finiscono per non dare i risultati sperati: sul totale dei servizi pubblici, oltre il 60% viene ormai offerto online, cosa che colloca la nostra PA oltre la media europea, pari al 50%. Ma solo per il 16% viene utilizzata dai cittadini, ben al di sotto del 24% segnato dalla media europea".

In generale, comunque, come ha sottolineato Ennio Lucarelli, presidente Aitech-Assinform, "dietro l'1,7 per cento in più speso dal Paese in Information Technology il primo semestre di quest'anno, c'è un'Italia in movimento verso l'innovazione che costituisce un'importante novità per l'economia nazionale e apre nuove prospettive di sviluppo. Va colto il segnale di un cambiamento qualitativo dell'economia che vede alla guida le imprese del made in Italy impegnate a conquistarsi uno spazio nella competizione globale investendo in IT, come conferma l'incremento del 3% registrato dalla domanda di software. È ora il momento di sostenere questo trend positivo convogliando intelligenze, capitali, capacità organizzative, politiche pubbliche nella costruzione di un percorso strategico per lo sviluppo dell'innovazione informatica in Italia. Il nostro Paese ha tutte le carte per partecipare al nuovo ciclo economico legato all'IT e trarne vantaggi in tempi e con investimenti ragionevoli".
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