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Lo scanner pių veloce? E' umano

Ci pensa Honeywell a dimostrarlo: tecnologia e cervello si fondono alla ricerca di una perfetta sinergia tra neuroni e silicio. Con risultati stupefacenti e per certi versi inquietanti

Roma - Studiare il cervello umano nel bel mezzo di attività intensive, cogliere il suo modificarsi, i segnali dell'attenzione, individuare ciò che gli arriva con maggiore intensità e ciò che l'attenzione tende a scartare fino ad anticipare quello che il soggetto solo in un secondo momento coglierà come interessante. Un film di serie B? Fantascienza spicciola? No, progetti di Honeywell International, che punta ad applicazioni sofisticate e potenzialmente assai lucrose.

Avviata grazie ai fondi di Pentagono e DARPA, la ricerca si impernia sull'analisi di alcuni vaghi segnali neurali, ricevuti prima che gli stessi analisti vi reagiscano consciamente, come metodo per identificare e "marcare" immagini ritenute degne di ulteriore valutazione. Come a dire che si può capire cosa è destinato ad attirare l'attenzione del soggetto prima che questi se ne renda conto. Un fronte che solletica evidentemente molte attenzioni e su cui si dilunga il Wall Street Journal.

L'idea in realtà non è nuovissima, proprio il DARPA da tempo lavora su qualcosa di simile per il cosiddetto binocolo cerebrale, ma qui si sta cercando di andare oltre. L'apparecchio fin qui sviluppato prevede l'apposizione di determinati sensori sulla testa, che rivelano i segnali cerebrali associati alla percezione degli obiettivi visivi cercati dagli analisti.
Le immagini vengono inizialmente mostrate loro in gruppi da 10 a 20 al secondo. Questa vera e propria "scansione umana" è seguita da una sistematica analisi computerizzata dei segnali associati, pervenuti dai sensori, secondo la quale già possono escludersi molte delle immagini esibite. Il processo consente, così, di sfruttare sinergicamente le capacità analitiche umane in simbiosi con le veloci (ma più limitate) capacità di analisi e confronto del computer.

Secondo Bob Smith, responsabile del gruppo tecnologie avanzate in seno all'Aerospace Unit di Honeywell, i test condotti sinora hanno permesso agli analisti di elaborare le immagini da 5 a 7 volte più velocemente rispetto agli attuali metodi basati su computer. Il dirigente sostiene che la notevole diminuzione dei tempi è comparabile alla capacità di percepire qualcosa con la coda dell'occhio, prima di capire effettivamente o di saper descrivere cosa realmente si sia visto. Nuove informazioni sui lavori del progetto dovrebbero essere rilasciate in occasione dell'imminente International Air Show di Dubai.

Oltre a supportare le Autorità militari in una più veloce analisi delle immagini catturate da satelliti, telecamere e aerei da sorveglianza, l'iniziativa darà alla luce un sistema in grado di contribuire anche in molti altri campi, quale quello del frequente confronto tra immagini, ottenute da vari metodi di scansione, in uso in medicina. In questo campo, Honeywell ha già accordi con ricercatori dell'Università dell'Oregon per studiare l'applicabilità della tecnologia, peraltro brevettata.

Lo sforzo dell'azienda è anche teso a coadiuvare i piloti di velivoli, sia militari che civili, attraverso la proiezione di scenari virtuali nelle cabine di pilotaggio, con lo scopo di riprodurre, al buio totale o in condizioni meteorologiche avverse, immagini di montagne o altri pericoli diversamente invisibili.

Infine, Honeywell sta cercando di spingersi verso l'arena dell'Intelligence, nel cui ambito sempre più si profila il mix tra spionaggio umano e tecnologico. "La vera sfida per le intelligence community di oggi è come fronteggiare il proliferare delle fonti di dati", ha detto Smith. L'azienda cerca dunque di ottenere dati ad alta priorità, compresi quelli legati a minacce in campo di battaglia, perché possano giungere più velocemente ai comandanti. Analogo sforzo è in direzione della percezione di immagini video all'infrarosso.

Prima di questo progetto, Honeywell aveva già utilizzato i sensori cerebrali per studiare la rilevazione dello stato di stress nelle truppe. Ma ci vorranno ancora diversi anni, perché questa nuova tecnica esca dallo stato "sperimentale".

Marco Valerio Principato
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