Gaia Bottà

Il diritto d'autore si riscrive via wiki

Online il wiki di Frontiere Digitali per assemblare e discutere le proposte dei netizen. Saranno consegnate alla Commissione per la riforma della legge sul diritto d'autore

Il diritto d'autore si riscrive via wikiRoma - Potrebbero essere i cittadini italiani, i cittadini della Rete, a riformare la legge sul diritto d'autore italiana. Con un wiki. Non un wiki qualsiasi, evidentemente, ma uno strumento nato col placet del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d'autore.

Ad incoraggiare e rendere disponibile il wiki è stata Frontiere Digitali, che già stava lavorando al progetto di stesura collaborativa di leggi Open DDL e che si è guadagnata un posto di rilievo nelle due commissioni di esperti in materia nominate dal presidente Alberto Maria Gambino e operative dallo scorso 28 ottobre.

L'obiettivo del wiki? Aprire a tutti gli individui, le associazioni, i gruppi, le organizzazioni e le imprese italiane la possibilità di partecipare attivamente alla riforma della legge sul diritto d'autore, esprimendo opinioni, spunti e commenti che verranno sottoposti all'analisi delle commissioni incaricate del riassetto della normativa.
Nella sezione community portal è disponibile il testo della legge: si affrettino i netizen a sforbiciare, cancellare, aggiungere e modificare. Il 20 novembre il testo della proposta verrà presentato al Comitato, affinato dalla revisione e dalla collaborazione dei cittadini della Rete.

Nel wiki compaiono già le prime osservazioni a margine redatte sulla base delle proposte elaborate da Frontiere Digitali e da altri cittadini che si sono espressi nell'impresa di riscrittura collaborativa della legge 633 del 1941 (e successive, discusse, modifiche).

Una particolare attenzione è dedicata alla questione dei contenuti digitali: tutti i netizen sono invitati ad avanzare proposte riguardo ai meccanismi di distribuzione delle opere e alle formule innovative per la retribuzione dei detentori dei diritti. L'articolo 171 della attuale legge è ora esposto al massacro: la decostruzione è già cominciata, poiché "il regime delle pene sostanzialmente equipara l'utilizzatore privato e in buona fede all'associazione a delinquere".

Fra le proposte ospitate sul wiki ha trovato largo spazio anche il dibattito sulla copia privata: Frontiere digitali, fra gli altri, vorrebbe che la legge garantisse il diritto inalienabile a trasferire in diversi formati un'opera legalmente posseduta, fermo restando che l'operazione non rechi danno all'autore. Un diritto spesso negato da sistemi DRM che negano all'utente diritti. Diritti che, fra l'altro, sembrano essere giustificati con la discussa pratica di riscossione dell'equo compenso, che la SIAE raccoglie e redistribuisce in parte agli autori. Pratica che recentemente è stata al centro di una proposta presentata da Pietro Folena alla commissione Cultura della Camera.

Nella sezione del wiki dedicata alle discussioni c'è chi invoca la riduzione dei tempi di sfruttamento commerciale delle opere e delle release software. Si vorrebbe che i prodotti dell'ingegno, dopo dieci anni di mancato sfruttamento, cadessero automaticamente in pubblico dominio, perché fecondino le idee e la creatività degli autori e di coloro che potrebbero diventarlo.

Per incoraggiare la creatività e una libera e fruttuosa circolazione della cultura, non mancano coloro che invitano la Commissione per la riforma del diritto d'autore a chiarire e ampliare la definizione di legittima utilizzazione delle opere.

Anche le biblioteche sono al centro di un ventaglio di proposte. Le Direttive europee vorrebbero che le biblioteche imponessero il pagamento di un ticket sui prestiti per ricompensare adeguatamente autori ed editori: un provvedimento che si è scontrato con l'opposizione di molti cittadini europei e che nella proposta da presentare alla Commissione viene fermamente rigettato.

Gli argomenti all'ordine del giorno sono numerosi, consistenti e di importanza fondamentale. Ora spetta al cittadino partecipare avanzando le sue proposte e collaborando con esperti in materia per gettare le fondamenta di una cultura più libera.

Gaia Bottà
18 Commenti alla Notizia Il diritto d'autore si riscrive via wiki
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  • Ciao,
    di solito non rispondo agli "anonimi".

    Ricordati però che esiste una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

    Se un Artista non è libero di disporre della propria opera a piacimento è come dire che tu non sei libero di poter disporre della tua libertà di movimento e sarebbe giusto metterti in prigione e buttare via la chiave.

    Non credo tu saresti molto d'accordo......mentre coloro che ti mettono dentro potrebbero essere felici.

    A presto.
    Nilok
    Nilok
    1925
  • Ciao,
    qualcuno una volta disse quella frase e la riprendo per dirti che, secondo me, ciò che viene spacciato per "arte", è invece solo il frutto di un calcolo di marketing basato solo su lucro e nient'altro.

    Poco importa, oggi, se un musicista sa suonare bene e o un cantante ha una bella voce,o ancora se un gruppo sa creare un nuovo ritmo o genere musicale e infine se un cantautore dice cose interessanti o utili alla propria cfescita personale e culturale....purtroppo l'unica cosa che contaoggi è se gli si riesce a far vendere un sacco di roba; e questo SOLO ed ESCLUSIVAMENTE perchè ci debbano guadagnare sopra un mucchio di altre persone e NON principalmente l'artista.

    Perchè dovrei pagare per guardare la fotografia di un quadro?

    Gli Autori, ancora oggi, non possono scegliere IN LIBERTA' come far valere i propri Diritti, anche perchè proprio CHI dovrebbe tutelarglieli invece li froda, facendo diventare delle superstar (e quindi MILIARDARI...di euro) persone che proprio "artisti" non lo sono per niente....ma sono macchine per fare soldi...e li mettono in diretta concorrenza con chi invece E' UN VERO ARTISTA...ma non sta simpatico alla figlia del Discografico...o altre baggianate del genere!

    CHI decide il successo di un artista è il Pubblico e NON i suoi Agenti o Discografici o Distributori....o tutte quelle carogne che guadagnano sulla sua pelle!

    Come mai, io che vado a noleggiare un DVD pago 3/5 euro mentre Mediaset, per trasmettere lo stesso DVD per TV, solo per il fatto che io lo guardo...paga € 0,000005 ?

    Perchè, non posso scaricare da Internet, per lo stesso costo, un DVD?

    QUANTO guadagnerebbe in più un Artista se Mediaset pagasse la stessa "cifra unitaria" (€ 5 per ogni "spettatore") per trasmettere la sua opera?

    Quando si RIFORMERA' il Diritto d'Autore e si RIPRISTINERA' il VERO Diritto d'Autore, allora e solo allora potranno esistere questioni "etiche".

    A presto.
    Nilok
    Nilok
    1925
  • A me interessa che le opere, se acquistate legalmente, possano essere usate sempre e in qualunque apparecchio, non esiste che io compro un film o un cd audio e lì possa usare tot volte e su un solo apparecchio o che non ne possa fare una copia di riserva per conservare l'originale.
    In questo senso mi basta che venga abolita qualunque protezione, che sia DRM o meno, che impedisca l'uso del prodotto e che possa impedirne la conservazione.

    Altro punto è che venga legalizzato il P2P per fini personali e che qualunque ente non possa controllare, limitare, spiare il computer di un privato o aziendale per controllarne il contenuto, senza una autorizzazione di un giudice o magistrato e che qualora questo avvenga, l'utente sia avvisato.

    Inoltre voglio che l'IP e nickname non siano riconosciuti come "dati riconducibili all'utente" perchè questi dati possono essere, sì riferiti all'utente ma che non esclude che qualcuno possa mascherarsi con quei dati per compiere atti illeciti e quindi, prima di portare in tribunale o avviare indagini, che siano effettuati i dovuti controlli prima di rovinare la vita degli utenti/persone.

    Nella sostanza, non voglio DRM, non voglio che case discografiche, softwarehouse ,le case cinematografiche, o hardwarehouse, possano inserire tecnologie di controllo sulle attività che l'utente compie col proprio computer, apparecchio, accessorio o prodotto acquistato.
    P2P privato per fini personali legalizzato con estrazione di quota dall'abbonamento internet per remunerare gli autori e che nessuno possa minacciare o controllare a proprio agio gli utenti senza una valida autorizzazione e motivazione con pezzi di carta che dimostrino realmente un danno ingente.
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    Modificato dall' autore il 15 novembre 2007 15.48
    -----------------------------------------------------------
  • Qui le proposte per una revisione della legge sul diritto d'autore www.homolaicus.com/diritto/siae/9.htm
  • Ciao,

    se lo ritieni, inserisci il link sul wiki.
    Credo che possa essere utile per tutti.

    Marco
    non+autenticato
  • Ave.

    Interessante questo ulteriore tentativo di "accaparrarsi" il diritto di decidere sui Diritti altrui.

    Non mi stancherò MAI di ripetere che SOLO gli Autori hanno il Diritto di decidere dei loro propri Diritti e NESSUN ALTRO!
    Bisognerebbe smetterla di violare i Diritti Umani:

    http://it.youtube.com/watch?v=mhCeUmzTnEk

    A presto.
    Nilok
    Nilok
    1925
  • per quello esistono le licenze creative common.
    ma se un autore decide che devono essere le licenze chiuse e quindi gestite da altri, allora per il suo masochistico piacere, lo si accontenta.
  • Hai ragione.
    Sorride
    Nilok
    1925
  • - Scritto da: Nilok
    > Ave.

    > Interessante questo ulteriore tentativo di
    > "accaparrarsi" il diritto di decidere sui Diritti
    > altrui.

    > Non mi stancherò MAI di ripetere che SOLO gli
    > Autori hanno il Diritto di decidere dei loro
    > propri Diritti e NESSUN
    > ALTRO!
    > Bisognerebbe smetterla di violare i Diritti Umani:

    Ma gli autori di che ???
    Io come autore di questo post decido che chiunque lo legga mi dia 10 euro !!
    Chi risponde 20 Euro.
    Chi risponde in modo trollesco 50 Euro
    E gia' che tu che quoto non hai chiesto niente ti chiedo 30 Euro per averti onorato quotandoti !

    Tanto decidono gli autori... Tze !

    (Ha e chiedero' a P.I. gli IP di chi accede a questo post per darli direttamente in triplice copia a banca, notaio e GDF)
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane

    - premetto che sono d accordo col capothread.


    > Ma gli autori di che ???
    > Io come autore di questo post decido che chiunque
    > lo legga mi dia 10 euro
    > !!
    > Chi risponde 20 Euro.
    > Chi risponde in modo trollesco 50 Euro

    Tu qui arrivi in un forum pubblico, di un giornale gratuito. Non puoi farlo. Ma sul tuo sito perche' no?

    Se PI fosse a pagamento ti sembrerebbe bello star qui a discutere come violare il pagamento di PI ed entrarci lo stesso? Se il tuo sito fosse a pagamento staresti qui a dire come entrarci per cracckarlo?Occhiolino non credo.

    Ci sono siti che chiedono soldi, difatti, anche per le news o per accedere agli archivi. Rispetto e passo oltre, se non mi interessa al punto di pagare.

    Idem per la musica.

    > Tanto decidono gli autori... Tze !

    e chi senno? decidi tu, dietro ad un monitor che credi anonimo?

    > (Ha e chiedero' a P.I. gli IP di chi accede a
    > questo post per darli direttamente in triplice
    > copia a banca, notaio e
    > GDF)

    non sai proprio quel che diciA bocca aperta
    con simpatia ciao ciao e mo rispondo al capothread !

    Luca\S
  • - Scritto da: Luca Schiavoni
    > - Scritto da: krane

    > - premetto che sono d accordo col capothread.

    Benissimo, parliamone : lui diceva " Non mi stancherò MAI di ripetere che SOLO gli Autori hanno il Diritto di decidere dei loro propri Diritti e NESSUN ALTRO! "

    > > Ma gli autori di che ???
    > > Io come autore di questo post decido che
    > > chiunque lo legga mi dia 10 euro !!
    > > Chi risponde 20 Euro.
    > > Chi risponde in modo trollesco 50 Euro

    > Tu qui arrivi in un forum pubblico, di un
    > giornale gratuito. Non puoi farlo. Ma sul tuo
    > sito perche' no?

    Scusa, ma il tipo sopra diceva proprio questo: io sono l'autore del mio post e decido che ne deve essere fatto calpestando i diritti di chicchessia... E tu saresti daccordo con un concetto del genere ? Oppure ammettiamo che forse l'argomento e' un po' piu' complesso di come lo stava proponendo il CapoDiTread?

    > > Tanto decidono gli autori... Tze !
    > e chi senno? decidi tu, dietro ad un monitor che
    > credi anonimo?

    Come gia' detto come autore del post decido e calpesto i tuoi diritti, tu al massimo scrivi qualcosa di cui sei l'autore e calpesti i miei... Oppure e' un po' piu' complicato di cosi ??

    > > (Ha e chiedero' a P.I. gli IP di chi accede a
    > > questo post per darli direttamente in triplice
    > > copia a banca, notaio e GDF)

    > non sai proprio quel che diciA bocca aperta
    > con simpatia ciao ciao e mo rispondo al capothread !
    > Luca\S

    Non e' educazione dire : "non sai quel che dici", al massimo puoi dire che forse non hai capito quello che intendevo dire.
    krane
    22544
  • - Scritto da: Luca Schiavoni
    > Se PI fosse a pagamento ti sembrerebbe bello star
    > qui a discutere come violare il pagamento di PI
    > ed entrarci lo stesso? Se il tuo sito fosse a
    > pagamento staresti qui a dire come entrarci per
    > cracckarlo?Occhiolino non credo.
    >
    > Ci sono siti che chiedono soldi, difatti, anche
    > per le news o per accedere agli archivi. Rispetto
    > e passo oltre, se non mi interessa al punto di
    > pagare.

    Anche se sono parzialmente d'accordo, credo ci sia un caso che non hai considerato. Cioè quando qualcuno ha un diritto legittimo ad accedere a quei contenuti. Due esempi: c'è un sito che sparge pettegolezzi infondati su di me. Io dovrei pagare per vederlo (e poi massacrarlo in tribunale)?
    Secondo: se l'autore ha diritto esclusivo di gestire il suo lavoro come gli pare, questo comprende la possibilità per lui di impedirne l'uso a chi gli sta antipatico? Un sito di propaganda razzista ha il diritto di impedirne la visione ai colpiti? O per andare nella cronaca, un allegato al contratto tra un ente pubblico e una banca può essere segretato per garantire i diritti (d'autore o la privacy, non importa) di una parte (caso Regione Liguria-Nomura). Capisco ce lo sfruttamento economico del proprio lavoro sia la prima cosa che viene in mente (è naturale per chi ci campa, e più che legittimo in ogni caso), ma ci sono anche altri diritti da contemperare, e bisogna anche pensare alle interpretazioni (anche malevole) di quello che si propone.
    E magari, sarebbe utile anche studiare i possibili effetti di scala. Supponiamo per una qualche ragione che tutti gli autori facciano cartello (e ignoriamo le tante previsioni liberiste alla durata che un cartello può avere, alla lunga siamo tutti morti, diceva un grande). Supponiamo che dato il grande valore economico della conoscenza su X (diciamo l'arte di programmare un computer) tutti coloro che sanno come farlo si accordino per far pagare uno sproposito tale conoscenza (magari dopo aver imparato grazie a finanziamenti pubblici, come spesso succede per le nuove arti, che nascono nelle università).
    Sarebbe da difendere un tale comportamento sulla base dell'autore fa quello che vuole con la sua opera?
    Semplificare va bene, ma non esageriamo Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nilok
    > Non mi stancherò MAI di ripetere che SOLO gli
    > Autori hanno il Diritto di decidere dei loro
    > propri Diritti e NESSUN
    > ALTRO!

    sono d'accordo con te,

    e oltre al sacrosanto diritto di arricchirsi e disporre delle proprie opere credo esista anche il diritto al rispetto, che e' dovuto a tutti e non solo a parole.

    anche se purtroppo nel mondo discografico molto spesso non sono gli autori a decidere. Ma - aggiungo io - in quella logica e in quei mercati ci si entra per scelta, quindi è comunque una scelta dell'artista quella di diventare una macchina per far soldi. Rispetto, ci vuole, anche in questo caso.

    Se un giocatore di pallone può guadagnare miliardi perche' non puo aspirare a farlo una cantante, o uno showmen con le palle?

    Quindi se Madonna o ICS vuole far soldi con i dischi (e non ho mai capito come si puo' conciliare l'espressione artistica con il business, ma tant'e'!) io rispetto lei e la sua ingordigia. Se mi piace un suo disco lo compro, perche' rispetto lei e le sue scelte.

    d'altronde LEI con la sua scelta non incide sulle mie. Posso vivere, come miliardi di persone, senza comprare suoi dischi e senza acquistare la sua musica.

    Se scarico un suo disco da internet contro la sua volonta', o contro la volonta' della sua etichetta che lei ha scelto ... beh e' sicuramente una invasione della sua liberta' di lavorare, guadagnare e arricchirsi. Io entro nella sua sfera, per far cose che lei non vuole. E' giusto? no. Eticamente parlando, secondo me.

    La mia libertà di scaricare non vale nulla se infrange ed intacca liberta' altrui, come tutte le liberta' hanno valore e senso solo se non danneggiano e non coinvolgono terze parti. giusto?

    E chi sono io per criticare, calpestare e andare contro alle volonta' della signora Ciccone?

    Lei, solo lei, ha diritto di scegliere come diffondere non solo la propria arte o quel che e, esattamente come io, tu, loro, tutti abbiamo cura e teniamo a quel che facciamo e al modo in cui lo distribuiamo.

    chi in piccolo, chi in grande, ma il rispetto dovuto e' lo stesso

    se l'atteggiamento e' quello "ah brutta nana che c hai i miliardi e allora io pe sfregio mi scarico la discografia e ti fotto" beh... non so che emozioni e voglia di vivere mi puo' mettere la musica di qualcuno che io pre-giudico in un modo cosi' orrendo.

    Come andare a mangiare da qualcuno che ti sta sulle balle, poi non digerisci ecco.

    e lei, dal canto suo, giudica me in modo orrendo perche' divento uno scaricatore contro le sue volonta'. bel modo di diffondere l'arte, o quel che e' rimasto di essa. un rapporto forzato e innaturale tra chi non vuole distribuire gratis, e chi in barba al rispetto della persona usa e fa quel che vuole del materiale altrui. azz

    per fortuna non e' sempre cosi', a parte i radioheadOcchiolino

    Luca\S

    ps - conosco un paio di persone che suonano e che scaricano molta musica dal web... e domando sempre "ma tutto quel che suonate poi lo mettete su emule vero?". In qualche caso - pochi - mi hanno risposto di si. gli altri dicono "no ma che, vendiamo i cd ai concerti almeno alziamo due
  • Che un autore debba disporre della sua opera come ritiene opportuno è, secondo me, sbagliato.
    Mi spiego. E' giusto che un autore possa trarre profitto (anche arbitrariamente grande) da una propria opera ma non deve essergli permesso di limitarne la fruizione. Più importante del profitto di uno è la diffusione della cultura.
    La questione è solo quella di trovare un modello di business opportuno.
    Un'idea, che è sicuramente perfettibile, è quella di istituire una tassa sulla cultura (un po' come l'abbonamento RAI) i cui ricavi siano girati agli autori.
    Il problema è come suddividere i ricavi e quanto deve essere l'importo della tassa.
    L'idea è la costruzione di un server centrale sul quale gli autori depositano la propria opera e fanno promozione. Da tale server sarebbe possibile scaricare gratuitamente l'opera con il solo vincolo di doversi iscrivere (per conteggiare correttamente le famiglie che ne hanno usufruito).
    La suddivisione dovrebbe essere fatta in funzione del numero di copie prodotte e del tipo di opera (una canzone richiede molti meno investimenti di un film).
    La tassa, se imposta a livello europeo (circa 100 milioni di famiglie) potrebbe essere di circa 100 euro all'anno (quanto il canone RAI) e coprire il mercato attuale.
    Fermo restando che gli altri metodi di distribuzione rimarrebbero validi e profittevoli.

    Riassumendo la tecnologia di cui disponiamo ha rimosso la necessità di un supporto fisico per quasi tutte le opere di ingegno. Questo è un vantaggio di cui tutti possono approfittare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Occhio Lesto
    > Che un autore debba disporre della sua opera come
    > ritiene opportuno è, secondo me,
    > sbagliato.
    > Mi spiego. E' giusto che un autore possa trarre
    > profitto (anche arbitrariamente grande) da una
    > propria opera ma non deve essergli permesso di
    > limitarne la fruizione.

    Solo la scarsità produce alti profitti. Nulla di abbondante lo ha mai permesso. Senza contare che il diritto d'autore ha già il massimo rapporto tra profitto/sforzo.

    > Più importante del
    > profitto di uno è la diffusione della
    > cultura.
    > La questione è solo quella di trovare un modello
    > di business
    > opportuno.
    > Un'idea, che è sicuramente perfettibile, è quella
    > di istituire una tassa sulla cultura (un po' come
    > l'abbonamento RAI) i cui ricavi siano girati agli
    > autori.
    > Il problema è come suddividere i ricavi e quanto
    > deve essere l'importo della
    > tassa.

    Idea molto marxista. Obbliga tutti a pagare, anche quelli che non vogliono usufruire del servizio (perchè hanno altri usi più piacevoli per loro per quei soldi o per pura ignoranza, che è una lecita libertà mantenere se lo si desidera). Poi tutti pagano uguale? Chi fruisce di più e chi di meno, chi ha redditi più alti e chi più bassi?
    Non mi piace, perchè limita la mia libertà di scelta sui miei soldi (che altro non sono che una quota della mia vita monetizzata) e perchè limita il guadagno complessivo degli autori al prodotto tra tassa scelta e numero di tassati, impedendo l'autoregolazione del mercato (sia chiaro che non sto facendo riferimento alla già da tempo falsificata teoria della "mano invisibile", parlo della regolazione consapevole da parte degli attori del mercato in un contesto giuridico certo ed equo).
    Inoltre, come dici tu, per dividere sti soldi tra gli autori non si può fare a meno di far nascere una struttura burocratica che finirà (la storia insegna) per mangiarsi percentuali crescenti dell'intermediato, tendendo per tempi sufficientemente lunghi al 100%.

    > L'idea è la costruzione di un server centrale sul
    > quale gli autori depositano la propria opera e
    > fanno promozione. Da tale server sarebbe
    > possibile scaricare gratuitamente l'opera con il
    > solo vincolo di doversi iscrivere (per
    > conteggiare correttamente le famiglie che ne
    > hanno usufruito).
    > La suddivisione dovrebbe essere fatta in funzione
    > del numero di copie prodotte e del tipo di opera
    > (una canzone richiede molti meno investimenti di
    > un film).
    > La tassa, se imposta a livello europeo (circa 100
    > milioni di famiglie) potrebbe essere di circa 100
    > euro all'anno (quanto il canone RAI) e coprire il
    > mercato attuale.
    > Fermo restando che gli altri metodi di
    > distribuzione rimarrebbero validi e
    > profittevoli.

    Come potrebbero rimanere?????????? Si paga due volte?

    >
    > Riassumendo la tecnologia di cui disponiamo ha
    > rimosso la necessità di un supporto fisico per
    > quasi tutte le opere di ingegno. Questo è un
    > vantaggio di cui tutti possono
    > approfittare.
    non+autenticato
  • Grazie per l'attenzione con la quale hai risposto.
    Secondo me l'idea della tassa è valida perchè per le opere d'ingegno NON può crearsi un libero mercato (esattamente come dici tu).
    Il libero mercato parte dai seguenti presupposti:
    1. Il bene non è indispensabile
    2. Il bene è sostituibile
    3. Non ci sono asimmetrie informative
    4. Non ci effetti collaterali su altri
    5. Il bene è scarso
    6. Non ci sono economie di scala

    Prendiamo un brano musicale come esempio:
    Le opere di ingegno non sono sostituibili (se mi piace "Azzurro" non posso sostituirla con "Volare") e vi sono asimmetrie informative (se non lo ascolto non posso sapere mi piace), non è un bene scarso (posso duplicarlo a costi quasi nulli).

    In pratica quindi il mercato delle opere d'ingegno non può costituirsi naturalmente.
    Per alimentare (ed incentivare) la creazione di opere di ingegno quindi non ci si può affidare ai meccanismi del mercato ma all'unica alternativa valida, ovvero una tassazione.

    Chi debba pagare questa tassa è oggetto di discussione ed altrettanto la sua entità. Ci sono molte tasse a cui siamo sottoposti, una in più (se fatta per finanziare qualcosa di utile per la comunità) non è un problema.

    La costruzione di un servizio centrale (un monopolista) è necessaria quando si trattano beni che non possono essere trattati su un libero mercato. La struttura burocratica ha i suoi costi ma ritengo possibile individuare una serie di norme che possano contenerli e favorire comportamenti virtuosi (ma ci devo pensare bene prima di esserne sicuro).

    A limitare il guadagno di un autore è quindi la natura stessa dell'opera di ingegno.

    I mercati "tradizionali" possono esistere in quanto una copia su supporto fisico può avere valore aggiunto (collezionismo, contenuti speciali, ...), concordo sul fatto che potrebbero avere una contrazione (ma non sono sicuro di ciò).
    non+autenticato