
I primi ad applaudire e a farsi sentire sui media internazionali tanto per cambiare sono stati quelli della federazione internazionale dei fonografici, IFPI, che in una
nota descrivono l'accordo firmato da provider e detentori dei diritti come un momento di svolta.
"Questa - ha dichiarato il boss di IFPI
John Kennedy - è la più importante iniziativa che si è fin qui vista per vincere la guerra contro la pirateria online. Il Presidente Sarkozy ha dimostrato leadership e acutezza. Ha riconosciuto l'importanza del ruolo che giocano le industrie creative nelle economie occidentali. I vincitori saranno la musica francese, i lavoratori francesi e gli appassionati di musica francesi".
Il nodo più rilevante per IFPI, che su questo fa pressioni da sempre
in tutto il Mondo, è naturalmente il
coinvolgimento dei provider. Fin qui riluttanti a schierarsi apertamente contro i propri abbonati, negli ultimi tempi gli operatori Internet di
diversi paesi hanno iniziato a dimostrare nuovi orientamenti,
anche in Italia. Lo sottolinea Kennedy: "Richiedendo ai provider di giocare un ruolo nella battaglia contro la pirateria, il Presidente Sarkozy dà un esempio ad altri di come si possa garantire che le industrie creative rimangano forti sui mercati più difficili, così che possano continuare ad essere contributori di primo piano della società sotto il profilo economico e culturale".
Consumatori arrabbiatiChe il Memorandum sia un problema grosso come una casa per la Francia
lo hanno denunciato, invece, i consumatori della celebre associazione
UFC-Que Choisir. Al pari di numerosi
blogger, ritengono i progetti di Sarkozy-Olivennes "molto duri, potenzialmente repressivi, anti-economici e diretti contro le promesse dell'era digitale".
Ad accrescere l'avversione di molti francesi per il Memorandum, anche il fatto che le attuali leggi transalpine già prevedono
fino a tre anni di carcere per i casi più gravi in materia di condivisione di file protetti da diritto d'autore. Non si sentiva il bisogno, spiega
UFC-Que Choisir, di ulteriori concessioni alle multinazionali dell'intrattenimento.
Ma a muoversi contro,
sottolinea Zeropaid, sono anche i due parlamentari Marc Le Fur e Alain Suguenot, che fanno capo allo stesso partito di Sarkozy, ma che certo non applaudono all'iniziativa: a loro dire, il fatto che si conferiscano poteri giudiziari ad un'agenzia di questo tipo "crea una giurisdizione assolutamente eccezionale per i downloader, che contravviene al principio di eguaglianza dinanzi alla legge". "Queste disposizioni - aggiungono i consumatori - sono contrarie a tutte le garanzie procedurali previste per i cittadini europei dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo e colpiscono il diritto di qualsiasi persona accusata in materia penale, di essere sottoposta ad un processo equo".
UFC-Que Choisir va anche oltre e accusa la Dottrina da molti punti di vista: non è vero che elimina il DRM, si limita a chiedere delle promesse alle industrie; nulla dice sulle posizioni dominanti nel settore assunte dall'oligopolio della grande industria tradizionale; nulla viene previsto sulla qualità dei file che vengono distribuiti online; nulla sulle legittime aspettative di crescita dei compensi per gli autori per le opere diffuse online.
"In conclusione - chiudono amaramente i consumatori - UFC-Que Choisir domanda al Presidente della Repubblica di invertire l'ordine delle priorità e di fare del miglioramento della qualità dell'offerta online un pre-requisito a qualsiasi riforma". Parole che l'Eliseo proprio non sembra pronto ad ascoltare.