Galileo si farà. E pure il MIT europeo

La Commissione mostra i muscoli e i ministri finanziari li lustrano di olio. I fondi includono anche una gittata di sesterzi per le fondamenta dell'Istituto europeo di tecnologia, altro (costoso) fantasma dell'ICT comunitario

Bruxelles - L'alternativa europea al GPS americano si farà: il coccolatissimo e controverso progetto Galileo, già dato per morto in molte occasioni dovrà un bel giorno vedere la luce, costi quel che costi, anzi al costo di 2,4 miliardi di euro.

Si tratta di sesterzi che i ministri europei delle Finanze hanno deciso di stanziare, prendendone una parte da fondi pensati in origine per altri settori: una decisione assunta nell'ambito dell'approvazione del megabudget comunitario, un cosone da 120,3 miliardi di euro.

Nonostante le moltissime polemiche che hanno scaldato animi e poltrone per anni, la costellazione di 30 satelliti in grado di fornire servizi di localizzazione avanzati e, si dice, più precisi di quelli offerti dal GPS, verrà dunque messa in orbita. La data di attivazione di Galileo, in origine prevista per il 2008, è ora ufficialmente il 2013.
Sulle polemicucce più accese attorno a Galileo, in particolare quelle sulla spartizione delle commesse tra le imprese che vi parteciperanno, è stato previsto dalla Commissione che il progetto sia suddiviso in sei fasi: nessuna azienda potrà apparire come prime contractor in più di due di queste fasi, il che rassicura la Germania, timorosa che le proprie industrie possano essere penalizzate dallo scivoloso dinamismo di quelle italo-francesi e britanniche in fatto di commesse spaziali.

Alcune vagonate di dobloni sono state stanziate per dare una qualche speranza, o opportunità di spesa che dir si voglia, anche ad un altro controverso progetto, quello dell'Istituto europeo di tecnologia, una sorta di MIT europeo che dovrebbe rifocalizzare gli sforzi della ricerca tecnologica nella UE e aumentare la competitività del sistema europeo della tecnologia nel suo complesso.

Questo progettone, anch'esso dato più volte per morto, aprirà gli occhi con tutta calma. I denari che gli arriveranno per ora sono 309 milioni di euro. Come per i dindi investiti nel nome di Galileo, anche questi saranno giustificati da ragioni tecniche, sventolate anche per evitare le lingue dei più maligni, quelli che parlano di Galileo e ETI come di progetti che rappresentano un ossessivo ma vano tentativo di affrancarsi dalle dipendenze tecnologiche a stelle e strisce. Lo ha dichiarato peraltro il presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso, secondo cui si tratta di "due progetti strategici per l'Europa che spingeranno l'innovazione, il progresso tecnologico e la capacità competitiva di tutta l'Unione Europea". Gli europei devono solo crederci, coltivare la fede nel futuro sempre e comunque, coltivarla nonostante tutti i precedenti e saltare il fosso col portafogli in mano.
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