Gaia Bottà

Thailandia, ISP come genitori

Educheranno alla privacy i gestori dei siti web, scoraggeranno la pratica di sparpagliare online informazioni personali. La normativa thailandese per proteggere i minori in rete

Bangkok - Non dovranno trapelare online i dati dei giovani netizen thailandesi. Chi lo garantirà? Saranno gli ISP i tutori della riservatezza e della sicurezza dei minori in rete. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il vice primo ministro Paiboon Wattanasiritham.

Email, indirizzi e numeri di telefono dei minori di 18 anni saranno banditi dalla rete thailandese. Non trapelerà nessun dettaglio nemmeno riguardo a genere e date di nascita; proibite la pubblicazione di foto e dei contatti che permettono di rintracciare i minorenni presso forum, social network e chat. Responsabili della cancellazione dei dati non saranno i giovani cittadini della rete, sempre più numerosi e attivi: saranno gli ISP a monitorare i contenuti del web, saranno gli ISP a segnalare alle autorità gli operatori dei siti che non desisteranno dalla pubblicazione dei dati dei minori e a rimuovere i contenuti oggetto della violazione.

Prima che la palla passi ai provider, l'invito è rivolto ai gestori degli stessi siti web: entro un mese dovranno uniformarsi al regolamento e garantire la privacy ai minori, pena una multa massima di 60mila bath, quasi 1300 euro, e un periodo massimo di detenzione di sei mesi. A incorrere nella nuova policy sono almeno 50 fra i siti più popolari in Thailandia: non è dato sapere se le autorità locali abbiano inserito nel novero anche le versioni locali di servizi internazionali.
Nulla a che vedere con le precedenti strette repressive operate dal regime di Bangkok: il provvedimento è stato approvato e supportato dalla Commissione Nazionale che si erge a tutela dell'infanzia, capeggiata dallo stesso vice primo ministro. L'intento? Consentire alla giovane popolazione un pieno sviluppo risparmiandola dagli abusi che si perpetrano online, rendendo impossibile a chiunque l'accesso ai dati che i ragazzi sparpagliano in rete, inconsapevoli di ogni rischio.

Il riferimento non è esplicito, ma alcuni netizen locali individuano nel provvedimento il tentativo del governo di scoraggiare interazioni tra giovani e adulti che possano sconfinare in abusi e violenze sessuali. Una questione per cui la Thailandia è spesso al centro delle cronache.

C'è inoltre chi legge nel regolamento l'ennesima ventata censoria che spira nel paese asiatico: i provider vengono chiamati a vigilare e proibire come fossero i genitori dei ragazzi, ma solo l'affetto e l'autorità delle famiglie possono responsabilizzare appieno i giovani cittadini della rete.

Gaia Bottà
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