Gaia Bottà

UE, la tecnologia è vestita

Il progetto WearIT@Work sta testando soluzioni di wearable computing sui lavoratori europei. Per migliorare prestazioni, produttività e sicurezza

Roma - Sostituire le interfacce tradizionali di input e output per consentire a medici, operai e pompieri di indossare le tecnologie e di fruirne come se fossero parte integrante del proprio corpo. Questo l'obiettivo del progetto WearIT@work che raccoglie oltre trenta partner, da Microsoft Europa a ENEA, da HP Italia a Carl Zeiss, per sviluppare le tecnologie e valutare l'impatto dei sistemi indossabili sui lavoratori.

Tecnologie indossabili per i lavoratori"L'idea è quella di mettere a disposizione dei lavoratori queste tecnologie e di migliorare direttamente la produttività", ha spiegato Michael Lawo, a capo del versante tecnico di WearIT@work.

Finanziato dall'Unione Europea con 14,3 milioni di euro contestualmente al Sesto Programma Quadro, il progetto si sta declinando su quattro fronti: per i tecnici che si occupano della manutenzione dei velivoli e per gli operai addetti all'assemblaggio di automobili, nell'ambito ospedaliero e per le squadre di salvataggio che quotidianamente si misurano con situazioni di emergenza.
Visori, dispositivi di input basati su comandi vocali e movimenti, biosensori che controllano l'equilibrio fisiologico di chi li indossa, sistemi di posizionamento: le tecnologie sembrano essere ben recepite dai lavoratori sui quali sono state testate. Fino a metà 2008 l'obiettivo sarà affinare i dispositivi basandosi sulle reazioni e sulle osservazioni di coloro che hanno iniziato a utilizzarli.

All'orizzonte si configura la questione della privacy, ma per ora i lavoratori si sono dimostrati entusiasti, chiosa Lawo: "Riconoscono che queste sono nuove tecnologie con le quali è possibile monitorare le attività lavorative, ma non esitano ad usarle e ne apprezzano i vantaggi". (G.B.)