Roma - Chi di privacy colpisce, di privacy perisce: il tribunale, invocato dalla truppa avvocatesca di Mark "Facebook" Zuckerberg,
ha dato ragione al periodico
02138, che
la scorsa settimana aveva
pubblicato una serie di documenti, ottenuti per caso, inerenti alla causa in corso per attribuire la paternità di Facebook.
Tra
le carte figura anche il modulo di iscrizione di Mark ad Harvard, scritto a mano, nonché le pagine del
suo diario online, sparito dal web parecchio tempo fa, dopo che Facebook aveva iniziato la sua scalata al successo. Vi sono inoltre un certo numero di
dichiarazioni rese da Zuckerberg alle commissioni disciplinari universitarie e durante l'inchiesta giudiziaria che lo vede opposto a
ConnectU, la società di ex-studenti di Harvard che lo accusa di avergli rubato l'idea.
Non è un bel periodo per Facebook: prima
le polemiche su
beacon, poi
la retromarcia per
tentare di placarle. Le presunte
minacce di morte e il ritorno in auge della questione giudiziaria certo non invoglieranno nuovi investitori a gettare i propri soldi dentro il social network: che vale 15 miliardi di dollari, ma
solo sulla carta. (
L.A.)