Gaia Bottà

Cina, le olimpiadi non si clonano

La Repubblica Popolare ha dichiarato guerra alla contraffazione. Fervono le indagini per catturare coloro che copiano e rivendono online il merchandising olimpico

Pechino - Si chiude un occhio per telefonini, console e addirittura aziende clonate, ma il marchio delle Olimpiadi, vanto della Repubblica Popolare Cinese, quello è intoccabile. Le autorità cinesi adottano la linea dura contro i produttori e i distributori di gadget e di prodotti contraffatti assemblati dall'industria locale e venduti online cavalcando l'onda dell'interesse che monta per i giochi olimpici del 2008.

Una webcam olimpicaErano almeno 80 i siti che illegittimamente vendevano merchandising e prodotti marchiati con il logo di Pechino 2008: si trattava di pagine personali e di store online che tentavano di approfittare della smania olimpica che, opportunamente alimentata dal governo, sta investendo i cittadini della Repubblica Popolare. I distributori indagati dalle autorità locali hanno mancato di certificare l'origine dei prodotti venduti e non hanno saputo dimostrare che il merchandising distribuito online fosse stato autorizzato dalla macchina olimpica statale.

"La catena del valore di questi prodotti è spesso caotica", si esprime con un eufemismo Xie Funing, portavoce del centro operativo cinese dedicato alla vendita online dei prodotti legati alle Olimpiadi. I prodotti sequestrati in precedenza, infatti, si sono dimostrati altamente tossici, costruiti con scarti della lavorazione industriale, e si è parlato di sfruttamento del lavoro minorile per la produzione di gadget.
Gli organizzatori dei Giochi prevedono che la vendita del merchandising autorizzato frutti quasi 50 milioni di dollari e la Repubblica Popolare ha annunciato la linea dura nei confronti dei contraffattori: già all'inizio di quest'anno, forse dopo aver riscontrato che intorno all'uso non autorizzato del logo olimpico orbitava un business in crescita, si erano esplicitamente promesse sanzioni mirate contro chi riciclasse senza autorizzazione logo, motto e mascotte dei giochi olimpici. È in questo contesto che si sono moltiplicate le indagini al di là della Grande Muraglia, è così che le indagini hanno condotto all'arresto di un giovane ingegnere che attirava su un sito civetta netizen da truffare, e si sono sequestrate le merci più varie sulle quali spiccavano i cinque anelli intrecciati.

Ma "non è corretto dire che la Cina operi con serietà solo per proteggere la proprietà intellettuale che ruota intorno ai giochi olimpici - spiegava Zhao Gang, vicedirettore dell'ufficio brevetti locale - in realtà abbiamo operato con altrettanta serietà anche negli altri ambiti legati alla proprietà intellettuale". Affermazioni che sembrano non aver convinto l'Unione Europea: la Cina è stata ammonita, il tempo delle concessioni e della tolleranza sui reati contro la proprietà intellettuale sta per esaurirsi.

Gaia Bottà
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