Dario D'Elia

Chiudete quel video-sharing troppo osé

L'operatore australiano Telstra è stato costretto a censurare il suo portale video per porre un freno alla condivisione piccante. Monitorare l'uso è obbligatorio con l'auto-produzione?

Roma - Il Natale australiano quest'anno ha rischiato seriamente di essere ricordato come il più esibizionista del secolo. Se Telstra - il più importante operatore TLC locale - non fosse intervenuto prontamente con azioni di censura sul nuovo video-portale, voyeur e moralisti avrebbero fatto festa. I primi continuando a perdere diottrie sui filmati; gli altri riavviando i motori della mai sopita campagna anti-porno.

WotNext.com.au in 12 mesi è diventato un punto di riferimento per gli appassionati di clip amatoriali, soprattutto perché consente la condivisione dei video sia via web che via cellulare. Il problema è che, come già accaduto altrove, il posting di contenuti erotici auto-prodotti ha iniziato a dominare sul resto. E così qualche giorno fa nella classifica delle clip più viste ammiccavano ragazze poco vestite, upskirt e "Sexy balls - The ultimate guide to sex on a fitness ball".

Inevitabile così il ricorso alla cosiddetta "manutenzione d'emergenza" da parte di Telstra. "WotNext è offline perché stiamo affrontando una serie di problemi urgenti, sarà comunque attivo al più presto", campeggiava l'altro giorno sulla homepage del sito. Ebbene, adesso pare essere tornata la normalità, ma anche scomparse mutandine e dintorni.
Come spiega il Sidney Morning Herald, Telstra aveva assicurato che ogni contenuto sarebbe stato controllato, prima della pubblicazione, da un gruppo di moderatori. Invece questo non è avvenuto, e così in tutti questi mesi chiunque, minorenni compresi, hanno potuto accedere ad ogni genere di clip. Per di più, il servizio consente la compravendita dei filmati via cellulare. Ogni clip può essere scaricata per 1 dollaro; una cifra che viene equamente divisa tra il realizzatore e Testra. Insomma, un brutto colpo per l'immagine soprattutto considerando che si tratta di un'azienda a partecipazione statale.

Per Peter Taylor, portavoce dell'operatore australiano, l'inatteso scenario è il frutto del comportamento degli utenti. Un rischio, insomma, che avrebbe a che fare con l'auto-produzione. Alcuni osservatori, però, sostengono che un comune sistema di flagging - ovvero di segnalazione dei contenuti inadatti - avrebbe potuto risolvere il problema fin dall'inizio. Senza obbligare poi ad una vera e propria "Purga Stalinista" - come sottolinea TheInquirer.

"WotNext forniva già una rigorosa moderazione prevenendo la presenza di contenuti per adulti e segnalando quelli offensivi. Da questa mattina queste misure di controllo sono ancora più rigide", ha assicurato Taylor.

Un passo indietro quindi? Forse, se si considera che la campagna di lancio di WotNext è stata giocata tutta sulla possibilità di diventare "ricchi e famosi".

Dario d'elia
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