venerdì 7 dicembre 2007

Dmin.it e il Trusted Computing all'italiana

di Andrea Rossato - La proposta per modificare il diritto d'autore nei tempi della rete e del P2P porta con sé uno scenario molto preoccupante. Quello che si propone è una forma pervasiva di Trusted Computing avallata dallo Stato

Al di là dei singoli dettagli (pur sempre di proposta si tratta e come tale soggetta, vi è da ritenere, a revisioni e ripensamenti), vi è da domandarsi di quale concezione della "proprietà intellettuale" si facciano portatori gli aderenti al progetto dmin.it ed i firmatari dell'appello per far sí che questo divenga la base della discussione pubblica in tema di riforma del diritto d'autore.

Se infatti i dettagli possono essere anche grandemente modificati, il disegno generale no, ed esso è estremamente chiaro: costruire un meccanismo che consenta ai detentori dei diritti di sfruttamento economico delle opere del'ingegno di statuire circa le facoltà che essi intendano concedere agli utenti, con la garanzia che i dispositivi degli utenti consentiranno a costoro esclusivamente l'esercizio delle facoltà esplicitamente concesse, impedendo ogni altro utilizzo dell'opera protetta.

Si tratta di una visione estremamente assolutistica della "proprietà intellettuale", concepita come totalmente priva di limiti e nella piú completa disponibilità del suo titolare. Un alcunché che non saremmo disposti a riconoscere alla proprietà del mondo fisico, cresciuti come siamo nell'insegnamento di quei maestri che ci hanno lungamente spiegato la funzione sociale, costituzionalmente contemplata, del *terribile diritto*.
E poco importa se un tale diritto sia concesso a Disney o al batterista che, nella stanza sopra alla nostra, registra la demo che gli consentirà l'accesso al firmamento delle start. Nelle intenzioni dei proponenti, infatti, il sistema di Trusted Computing non è funzionale all'acquisto della diciottesima villa di Madonna, ci viene ripetuto, ma proprio per il batterista nostro vicino di casa, al quale deve essere concesso il potere di statuire su cosa noi si possa fare con il file contenente la registrazione dei suoi rumori, potere che l'ordinamento rende effettivo imponendo a ciascuno di noi l'utilizzo esclusivo di dispositivi hardware e software che siano stati preventivamente certificati, dal Laboratorio Accreditato dall'Autorità Centrale, come in grado di dar piena esecuzione all'esclusiva volontà del novello Ringo Starr.

Un tale potere assoluto sull'opera dell'intelletto ricorda quel copyright premoderno che tanto efficacemente il rimpianto Ray Patterson ci ha tratteggiato nei sui splendidi studi sulla storia delle origini del diritto d'autore, un privilegio monopolistico perpetuo che il sovrano concedeva agli stampatori su ogni libro pubblicato nel regno, al fine di operare una censura preventiva sulla circolazione delle idee. Fu in reazione a quella concezione assolutistica di un privilegio amministrato dagli stessi privilegiati - gli stampatori raccoltisi nella Stationer's Company - che nacque il diritto d'autore moderno, quale si esprime nello Statute of Anne o nella Costituzione degli Stati Uniti d'America: un diritto di origine pubblica, limitato nel tempo e nell'estensione e, soprattutto, finalizzato alla diffusione dell'apprendimento e della conoscenza.

Conferire ai detentori dei diritti di sfruttamento economico dell'opera dell'intelletto il potere che si è visto, al quale si accompagni un cosí forte investimento che l'ordinamento giuridico compie per rendere quel potere tanto effettivo nei confronti di ciascuno, facendone sopportare i costi unicamente ai produttori di hardware e software ed alla fiscalità generale, appare una scelta dettata da ragioni di politica industriale: consentire il perpetuarsi di modelli di business che, come riconoscono i firmatari dell'appello, vengono messi in crisi dall'evoluzione tecnologica.

La crisi di quei modelli di business deriva, ci viene di solito spiegato, dall'inefficacia dell'ordinamento giuridico nel prevenire i comportamenti di quegli utenti che, non ritenendo di dover pagare il dovuto ai detentori dei diritti d'autore, inducono un calo della remuneratività dell'investimento nelle opere dell'intelletto. Quando si fa notare come le soluzioni proposte, consistenti nel creare un ambiente digitale nel quale tali comportamenti devianti non abbiano piú nemmeno la possibilità di essere posti in essere, creino anche situazioni nelle quali il pericolo di un uso distorto di quelle stesse tecnologie non è solo un alcunché di temuto, ma qualcosa di storicamente accertato e dimostrato, ci si dice che l'ordinamento giuridico provvederà ad adottare le norme che contro tali abusi ci forniranno tutta la protezione di cui abbiamo bisogno.

Viene allora da chiedersi perché l'ordinamento giuridico, tanto incapace di proteggere i detentori dei diritti di sfruttamento economico delle opere dell'intelletto dagli abusi compiuti dai loro utenti, dovrebbe non esserlo nel proteggere i secondi dagli abusi dei primi.

Andrea Rossato

(*) - A.R. è docente di Legal Issues in Computer Science presso la Facoltà di Informatica della Libera Università di Bolzano. È anche autore del libro Diritto e architettura nello spazio digitale (Padova, 2006)
25 Commenti alla Notizia Dmin.it e il Trusted Computing all'italiana
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  • I DRM non sono accettati e anche il trusted computing non è stato accettato, inutile che l'italia continui questa strada che porta poi a dover fare un passo indietro...
    DRM, Trusted Computing di qualunque genere e tipo non vengono digeriti e la prova stà nelle vendite dei prodotti privi di DRM, che pur costando di più, la gente è disposta a sacrificare qualche centesimo o euro per avere contenuti liberi, senza lucchetti di qualunque genere e tipo e senza doversi porre troppi interrogativi sull'acquisto di quel prodotto o quell'altro.
    Per me qualunque forma di Trusted Computing e DRM deve essere abbandonata perchè da quando queste tecnologie hanno fatto capolino il mercato si è frenato, dando solo opportunità alle major di fare esperimenti e cambi di rotta verso contenuti privi di qualunque lucchetto digitale, protezione anticopia o qualunque altra forma di protezione.
    Non c'è futuro per queste tecnologie, la gente vuole comprare e fruire dei contenuti sempre, ovunque e senza limitazioni d'uso, certo è che bisogna pensare ad un sistema per i pirati che rivendono i contenuti illecitamente.
    Adottare queste tecnologie è dannoso per tutti, major, utenti e mercato, la prova l'abbiamo avuto quest'anno: i contenuti DRM hanno messo contro i consumatori.Io guarderei più per una flat inclusa nell'abbonamento internet per il P2P, sarebbe senz'altro la decisione più idonea e migliore.
    Gli autori la chiedono e cambiano strategia sui loro contenuti perchè si sono resi conto che hanno sbagliato ad implementare DRM, limitazioni e hanno visto i consumatori nemici.
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    Modificato dall' autore il 09 dicembre 2007 19.08
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  • Ho letto bene la proposta. cio' che c'e' scritto e' ben diverso da quello che leggete e di cui scrivete.

    quello che dice la proposta e' che,
    - se tu non usi un drm, devi essere libero di farlo e tutti devono essere compatibili (non ci devono essere lettori chiusi)
    - se tu sei una major che usa un drm, allora deve essere aperto e non chiuso come invece e' oggi; inoltre deve funzionare anche su tutti i lettori di cui sopra (che garantiscono di poter riprodurre file senza drm) cioe' proprio il contrario del fritz chip!

    in nessuna parte della proposta si dice che ci deve essere un fritz chip o trusted computing module!

    forse non sara' il massimo e non sara' il fine ultimo del futuro, ma sempore meglio di adesso lo e'.
    non+autenticato
  • > - se tu non usi un drm, devi essere libero di
    > farlo e tutti devono essere compatibili (non ci
    > devono essere lettori
    > chiusi)

    chiediti "come"


    > - se tu sei una major che usa un drm, allora deve
    > essere aperto e non chiuso come invece e' oggi;
    > inoltre deve funzionare anche su tutti i lettori
    > di cui sopra (che garantiscono di poter
    > riprodurre file senza drm) cioe' proprio il
    > contrario del fritz
    > chip!

    bravo. chiediti come lo garantiranno.


    >
    > in nessuna parte della proposta si dice che ci
    > deve essere un fritz chip o trusted computing
    > module!

    è l'unico modo.


    > forse non sara' il massimo e non sara' il fine
    > ultimo del futuro, ma sempore meglio di adesso lo
    > e'.

    ah si'?Sorride
    non+autenticato
  • Il reperimento, la detezione e l'uso di materiale coperto da copiright è un reato.
    Su questo lorsignori sembrano essere tutti d'accordo.
    Di fatto, affermano, si tratta dell'appropriazione senza diritto di una proprietà che appartiene a qualcun altro.
    L'altro lato della medaglia, però, nessuno lo prende in considerazione.
    Se io pago per qualcosa che non posso avere (si pensi a tutti i problemi iniziali avuti con i DRM che impedivano il recupero delle licenze, oggi superati) sempre di reato si tratta: hai preso i miei soldi senza darmi nulla in cambio (appropriazione senza diritto).
    Qualora tali limitazioni e controlli risultassero limitanti del diritto individuale di continuare a possedere l'uso dell'opera ritengo che il Distributore debba essere considerato criminale nella stessa misura.
    Laddove vi sono due pesi e due misure c'è prevaricazione.
    Laddove c'è prevaricazione c'è diritto alla ribellione.
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    Modificato dall' autore il 09 dicembre 2007 14.22
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    H5N1
    1598
  • Chi detesta l'attuale panorama culturale e preferisce tenersi il PC (ovvero qualsivoglia player) privo di fritz chip e quindi di "cultura" prezzolata che deve fare?

    Capisco, mi devo arrendere e accettare che il fastidioso chippetto mi consenta di ricordare una canzone, ma solo se scalo 10 centesimi dalla mia carta di credito.

    E' un mondo difficile.


    >GT<
  • - Scritto da: Guybrush
    > Chi detesta l'attuale panorama culturale e
    > preferisce tenersi il PC (ovvero qualsivoglia
    > player) privo di fritz chip e quindi di "cultura"
    > prezzolata che deve
    > fare?
    >
    > Capisco, mi devo arrendere e accettare che il
    > fastidioso chippetto mi consenta di ricordare una
    > canzone, ma solo se scalo 10 centesimi dalla mia
    > carta di
    > credito.
    >
    > E' un mondo difficile.

    No, no...
    Tu, Chiariglione e DMIN.it avete capito male!.... molto male!
    Io ho visto (e continuo a vedere) una uscita ANALOGICA (cuffie altoparlanti...) che corrisponde inevitabilmente "all'ingresso" delle mie ANALOGICISSIME orecchie!
    Non ho in programma (ne ora ne per il prossimo futuro) "l'upgrade" delle mie orecchie ad una versione dotata di fritz chip!
    In mancanza di ciò rimane vero che io posso e potrò sempre REGISTRARE E RIPRODURRE ciò che ANALOGICAMENTE alle mie orecchie deve pur arrivare!
    Purtroppo per DMIN.it Chiariglione e soci.... non c'è niente da fare   il "buco analogico" (cioè la totale inefficacia del DRM) non è eliminabile!
    Vai tranquillo potrai sempre ricordare la tua canzonetta senza dare i 10 cents al "fastidioso" chippetto.... su una cosa però hai ragione ... è un mondo difficile e tanto più difficile per chi si ostina a volere spacciare tecnologie senza speranza!
  • ciao, mi spieghi in 2 secondi cosa intendi x buco analogico?
    grazie
    non+autenticato
  • (forse) un po OT, ma ogni volta che leggo cose di questo tipo mi viene in mente.
    Ultimamente, in Italia e in alcuni altri paesi occidentali, sono parecchi e sempre più frequenti i tentativi per passare (in campi assai diversi) da un ottica del tipo "quello che non è proibito è permesso" a "quello che non è permesso è proibito".

    Non è un gioco di parole, nel primo caso tutto è permesso, meno quello che si stabilisce volta per volta sia inopportuno o non conveniente (si spera, saggiamente e democraticamente): questo molto semplicemente lascia la porta aperta a nuove idee, che oggi non sono nè proibite ne permesse semplicemente perchè inedite, in una parola lascia aperta la strada del progresso.

    Nel secondo caso invece si lascia la strada aperta SOLO a quello che OGGI è permesso, quello che è già stato pensato.
    Appena qualcuno ha una idea nuova, diversa, si trova automaticamente nell'illegalità... poi ci si siede, si parla, forse si delibera positivamente in merito ed intanto si sono accumulati 20 anni di ritardo e per altri 20 anni almeno un bel po di soldi dei contribuenti se ne andranno in royalties per pagare quanto sviluppato altrove, magari dai nostri cervelli in fuga... un film già visto troppe volte in troppi settori.
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