Alfonso Maruccia

Gli strali di Nokia su Ogg Theora: č troppo libero

Il colosso delle comunicazioni mobili teme la scelta del formato Ogg come standard video sul Web. L'assenza di ogni DRM, sostiene, non č certo un bene

Roma - Nokia ha visto il web di domani, i contenuti video distribuiti su ogni genere di dispositivo e ritiene di conoscere quali sono le scelte che garantiranno un futuro radioso: codec video e tecnologie di protezione dei contenuti. Il gruppo finlandese è preoccupato per le recenti proposte del World Wide Web Consortium (W3C), proposte che presagiscono la scelta del formato Ogg Theora quale standard del video sul web. Proposte preoccupanti per Nokia, a partire dal fatto che Ogg è privo di DRM anti-copia, un elemento centrale perché Hollywood secondo la società dei telefonini si "lasci andare" in rete.

Le preoccupazioni di Nokia vengono descritte in un documento PDF messo in linea dal W3C, e riguardano l'iniziativa dell'importante organizzazione - costantemente al lavoro per tutto quel che concerne l'interoperabilità e la natura quanto più "aperta" possibile del web - che va sotto il nome di "Video over the Web". Nella scelta delle raccomandazioni e specifiche da mettere a punto per la convergenza definitiva tra il "vecchio" HTML e il nuovo mondo dello streaming a tutto spiano, il W3C avrebbe fatto l'errore di scegliere Ogg Theora come standard d'elezione per i contenuti video.

Theora è un formato correntemente sviluppato dalla Fondazione Xiph.Org, di concerto con il corrispondente audio Ogg Vorbis, per mettere al riparo la rete dai possibili rischi provenienti dal largo utilizzo dei formati proprietari come MP3. Theora è attualmente gratuito, visto che la società che sviluppava il codec lo ha donato alla suddetta fondazione non profit assieme ad una licenza perpetua ed illimitata di utilizzo per i brevetti alla sua base.
Nokia, dal canto suo, sembra non considerare questi elementi, e definisce Theora un "formato proprietario". Per tale ragione, secondo la società, il W3C dovrebbe scegliere formati "aperti" come H.264 per il video e AAC per l'audio. Il tutto, ovviamente, per il bene del web e delle generazioni future di internauti. A tradire le intenzioni di Nokia è però un'altra posizione presa nel documento, quella sugli schemi DRM, che dovrebbero essere previsti per definizione dai nuovi standard del web.

"Dal nostro punto di vista, qualsiasi meccanismo video incompatibile con il DRM è un fallimento in partenza per quanto riguarda l'industria dei contenuti (Hollywood)", si legge nel documento, che tuttavia sottolinea: "Non c'è a nostro giudizio alcuna necessità di rendere obbligatorio il supporto al DRM".

Nokia prima tira la pietra e poi nasconde la mano, come si direbbe in altri contesti, spingendo per l'adozione di codec già largamente impiegati dai produttori nei formati "lucchettati" - H.264 è, ad esempio, alla base dei supporti in alta definizione Blu-ray e HD DVD, attualmente craccati e nondimeno ancora fallimentari presso il pubblico generalista. Imbragando però la sua tirata con la non obbligatorietà dell'inclusione delle protezioni anticopia negli standard del web prossimo venturo. Ai quali si limita a chiedere una "compatibilità" con il DRM.

Che Nokia abbia a cuore l'industria e il DRM certo non stupisce. Lo dimostra la sua storia o anche iniziative come Comes With Music, progetto per un download "illimitato" di musica legato all'acquisto di un nuovo cellulare basato sulla tecnologia Microsoft PlaysForSure, blindata onde evitare una eccessiva "fruibilità" dei contenuti. Qualcuno su Slashdot ipotizza persino che sia proprio questo recente accordo con Microsoft a spingere Nokia contro Theora.

Eppure, "il DRM è proprietario per definizione (...), il Web, e il video basato sul Web, sono molto più grandi di Hollywood", nota Cory Doctorow su Boing Boing, ragion per cui non esiste un singolo motivo valido che possa spingere il W3C, nelle parole del noto blogger/scrittore/giornalista, a prendere seriamente in considerazione le richieste di Nokia. E anche se ci fossero ragioni concrete e valide per ascoltare le sue proposte, la negazione di una semplice realtà fattuale, ovvero che Theora è e rimarrà gratuito e aperto fin quando esisterà la Rete, tradisce una fede che più cattiva non si potrebbe, conclude Doctorow.

Alfonso Maruccia
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