ISTAT: Internet pervasiva in Italia

Il 90 per cento delle imprese nostrane fa uso della posta elettronica, dispone di Internet e PC. Non che ci faccia granché. L'open source viene spesso preferito per i costi. I dipendenti IT? Sempre più difficile trovare specialisti

Roma - Chi dice che le imprese italiane non sanno cosa sia Internet si sbaglia. Lo afferma l'ISTAT, che ha appena sfornato nuovi numeri rilevati a gennaio di quest'anno secondo cui il PC collegato ad Internet, magari per utilizzare la posta elettronica, è diffuso nel 90 per cento delle imprese.

Certo, l'uso dell'email può sembrare poco significativo, ma in realtà testimonia una diffusione dell'accesso che è cresciuta negli anni: oggi un addetto su tre lavora su un PC connesso alla rete. Può sembrare poco, ma se si considera che solo il 42,6 per cento dei dipendenti delle imprese sopra i 10 dipendenti utilizza un computer il quadro risulta più chiaro.

A gennaio 2007, il 96,4 per cento delle aziende che dispone di computer e almeno 10 addetti utilizza la posta elettronica, il 97,6 per cento dispone di Internet, il 59,0 per cento possiede un proprio sito Web, il 32,4 per cento utilizza una Intranet, e, in generale, il 61,7 per cento si avvale di reti locali (LAN) per connettere i propri computer
Tutto questo non significa, evidentemente, che di Internet si faccia grande uso, tanto che l'Istituto di statistica parla di diffusione capillare di Internet per finalità a basso contenuto interattivo. Una definizione che comprende l'accesso ai servizi bancari o finanziari, quello ai servizi della pubblica amministrazione o per la promozione dei propri prodotti sul sito web dell'azienda: tutte operazioni che coinvolgono 9 imprese su 10 (e il 94,7 per cento di quelle che gestiscono un sito web).

Quando si va a servizi più complessi, come l'offerta di interazione e personalizzazione sul sito wbe aziendale (1 impresa su 5) oppure lo svolgimento delle pratiche amministrative integralmente via email (47 per cento delle aziende connesse), i numeri si abbassano. Fino ad arrivare alle vendite online, che coinvolgono il 3,8 per cento delle imprese sopra i 10 dipendenti.

Dalla dimensione dell'impresa deriva l'uso di Internet: maggiore è l'azienda, più esteso è il ricorso alla rete. Se le società con pochi dipendenti tendono a fare un uso "essenziale" della rete, quelle sopra i 50 dipendenti si rivolgono più facilmente ad una infrastruttura tecnologica aggiornata. Delle imprese dotate di sistemi informatici ("imprese informatizzate"), il 13,7 per cento utilizza reti Extranet, il 14,8 per cento impiega tecnologie informatiche (sistemi ERP) per lo scambio di informazioni tra funzioni aziendali interne all'impresa (dal front office al back office) e l'11,9 per cento integra i propri sistemi informatizzati di gestione degli ordini di acquisto e di vendita con quelli di altre imprese (clienti o fornitori).

la rete nelle imprese


Comprensibile in questo quadro che le imprese del Nord abbiano più facilmente un sito web rispetto a quelle del Mezzogiorno (62 per cento contro 48,5 per cento) e che sia più facile che il sito web corrisponda ad un'azienda con più di 50 addetti rispetto a quelle più piccole (80 per cento contro 55,9 per cento).

Di interesse anche la diffusione della banda larga tra le imprese: tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione, puntano ad una connettività broad band e le più grandi ricorrono più delle altre a tecnologie wireless. "A gennaio 2007 - spiega ISTAT - i collegamenti in banda larga sono presenti nel 78,4 per cento delle imprese informatizzate, i modem analogici nel 19,2 per cento e l'ISDN nel 27,1 per cento. Le connessioni wireless sono utilizzate dal 14,8 per cento delle imprese informatizzate e risultano più frequenti di quelle effettuate via modem e ISDN nelle imprese informatizzate con almeno 50 addetti".

Open source, non più uno sconosciuto
Tra i dati di interesse anche quelli relativi all'open source. "Sistemi operativi che - spiega ISTAT - attraverso il risparmio in termini di costi immateriali (licenze software), facilitano l'adozione di processi aziendali informatizzati: a gennaio 2007 il 12,2 per cento delle imprese informatizzate ha in uso tali sistemi operativi".

l'adozione delle varie tipologie di software


L'open source attira in particolare le società informatiche, quelle assicurative e bancarie, le industrie delle macchine elettriche ed ottiche. Nel mondo informatico il 42,2 per cento delle imprese fa ricorso a soluzioni open source.
114 Commenti alla Notizia ISTAT: Internet pervasiva in Italia
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  • Ogni consulente che mi capita in azienda si presenta come colui che e' capace di far tutto, intavola spiegazioni in tecnichese che nemmeno lui conosce e non risparmia di denigrare colleghi e concorrenti.
    Appena si parla di lavoro, scadenze e penali... Ops!! si dilegua!!
    Su un centinaio di persone che si dichiarano "esperti" non ho incontrato che persone insicure, litigiose ed impreparate.
    Che quelli bravi siano gia' andati a lavorare all'estero?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Chi e' causa del suo mal
    > Ogni consulente che mi capita in azienda si
    > presenta come colui che e' capace di far tutto,
    > intavola spiegazioni in tecnichese che nemmeno
    > lui conosce e non risparmia di denigrare colleghi
    > e
    > concorrenti.
    > Appena si parla di lavoro, scadenze e penali...
    > Ops!! si
    > dilegua!!
    > Su un centinaio di persone che si dichiarano
    > "esperti" non ho incontrato che persone insicure,
    > litigiose ed
    > impreparate.
    > Che quelli bravi siano gia' andati a lavorare
    > all'estero?

    Probabile, così come è anche idiota credere che le "soluzioni liofilizzate" debbano per forza essere le migliori. Ma diamine, con la tendenza diffusa nel credere che l'informatica sia tutto un gioco, il luogo comune dei giorni nostri è: "Hai 3 minuti per dirmi esattamente qual è il problema, altrimenti sei un incapace. Sai, ho mio cuggggggino che è hacker Rotola dal ridere, ha buKato la NASA (ROTFL^2) ecc..".

    Meno idiozia ci vorrebbe. Peccato, però, che quel genere di bug sia diffuso e non ci siano workaround, né hotfix a risolvere nulla.
    non+autenticato
  • Scusi sa, ma dire 'Informatico' non vuol dire niente.
    E' come dire che lei è un 'Imprenditore', non la caratterizza, non la identifica, non la circoscrive.

    Di 'imprenditori' e di 'informatici' il mondo è pieno, ognuno con la propria specializzazione.

    Volevo comunque spezzare una lancia a suo favore :

    - Scritto da: Chi e' causa del suo mal
    > Ogni consulente che mi capita in azienda si
    > presenta come colui che e' capace di far tutto,
    > intavola spiegazioni in tecnichese che nemmeno
    > lui conosce e non risparmia di denigrare colleghi
    > e concorrenti.

    Ecco, questi tre fattori le danno esattamente l'idea che ci sono consulenti IT che esagerano le loro competenze, non si sanno spiegare col cliente in maniera adeguata e che non sono professionali avendo la brutta abitudine di sputare veleno inutile.

    Ma lei, prima di invitarlo in azienda, se lo è letto fino in fondo il lro profilo ? E non ha trovato nulla di anomalo ? Persone così le si individua e si scarta PRIMA di invitarle al colloquio per evitare di sprecare tempo prezioso !

    > Appena si parla di lavoro, scadenze e penali...
    > Ops!! si
    > dilegua!!

    Ripeto, ce ne sono ovviamente.

    Stima del carico di lavoro e scadenze sono normali in un rapporto di lavoro sano e le penali, se liberi professionisti preparati, si possono includere nel contratto della prestazione a fronte di un adeguato corrispettivo che copra i 'rischi' non dipendenti dalla volontà del consulente (codice fatto da altri, macchine in rete al di fuori della propria 'giurisdizione', per citare due esempi).

    > Su un centinaio di persone che si dichiarano
    > "esperti" non ho incontrato che persone insicure,
    > litigiose ed
    > impreparate.

    Lei ha quindi competenza nel valutare la preparazione tecnica dei consulenti.
    Ne ha incontrato un centinaio senza che questi avessero fatto trasparire nel proprio profilo nessun elemento sospetto ? Scusi ma sono un po' scettico in merito...

    > Che quelli bravi siano gia' andati a lavorare
    > all'estero?

    I consulenti bravi - bravi lavorano ANCHE all'estero differenziando il portafoglio clienti, e di certo nel CV / portfolio aziendale è un fatto che viene evidenziato.

    Per inciso, la mia personale impressione è che i clienti italiani vengano serviti da quelli 'bravi' nel caso di contratti chiari che prevedano una continuatività nel lavoro nell'arco dell'anno anche se i margini sono ridotti, mentre servano clienti all'estero con remunerazione maggiore ma per brevi periodi.

    Si potrebbe rigirare la medaglia e ripetere alla nausea che molti contratti di consulenza fatti da aziende decisamente poco limpide di fatto nascondano un rapporto di subordinazione.
    Chi accetta ancora queste cose vedendo nei contratti (anche co.co.pro) delle marchiane violazioni alle leggi vigenti non può che essere in una di queste situazioni :

    - a) Non ha abbastanza esperienza nel campo e si accontenta.
    - b) Non sa cosa sta firmando (non ha esperienza di contrattualistica)
    - c) Deve far quadrare il magro bilancio famigliare, ma sarà di sicuro demotivato dalle condizioni contrattuali.

    Verifichi questo, se è una persona scrupolosa : l'aderenza delle sue proposte contrattuali ai consulenti co.co.pro ai Dlgs 216/03 e 276/03.

    Se nota che il testo dei contratti difetta in qualche punto può essere che sia per questo motivo che si ritrova solo 'scarponi' ai colloqui.

    Saluti
    non+autenticato
  • Nell'articolo si parla della difficoltà delle aziende nel trovare specialisti IT.
    Sia per esperienza diretta che per l'impressione che ricavo da certi annunci di ricerca del personale credo che tale difficoltà sia in realtà la dimostrazione che il mercato non sa esattamente cosa volere.
    O meglio il mercato vorrebbe assumere gente di massimo 35anni con 15 anni di lavoro alle spalle, conoscenza di almeno tre/quattro piattaforme tecnologiche e di sviluppo, capacità di gestione progetti secondo standard PMI, disponibilità a lavorare anche all’estero, capacità di relazione con il cliente sia “interno” che “esterno”....militesente, automunito.....Insomma avete capito, un personaggio quasi impossibile da trovare...E se lo trovi un tipo così dovrai pure pagarlo....eh no, no no....se assunto deve pretendere poco.....ma la cosa più bella è che se accetta di lavorare come libero professionista assumendosi i suoi rischi, non è che se la cava molto meglio.......
    IT = costo
    Competenze interne? Meglio l’outsourcing. Che ti svuota di competenze e ti costa pure tanto.
    Se non ci fosse stato lo spauracchio dell’anno 2000 e del passaggio all’euro le aziende italiane non avrebbero certo investito per migliorare sistemi informativi vetusti, processi inefficienti.

    Siccome si rischia di cadere nel disfattismo, provo a dire un paio di cose che mi pare siano incontrovertibili:
    1) Fatico a ricordare realtà industriali italiane di un certo livello nei settori della chimica, tecnologia e telecomunicazioni. Ci sono alcune eccellenze ma di nicchia.
    2) Se non c’è industria tecnologica non può esserci mercato della tecnologia
    3) Se non c’è mercato della tecnologia non c’è nemmeno formazione da parte delle scuole professionali, delle università, non c’è nessuna pianificazione degli indirizzi di studio e ricerca in base ad esempio alle esigenze dell’industria. E nonostante questo le nostre università sono in grado con mezzi irrisori di sfornare dei talenti che però vengono immediatamente contattati per andare a lavorare all’estero lautamente stipendiati dai migliori istituti di ricerca stranieri.
    Un esempio per tutti (che ovviamente non rappresenta la media...) il “neolaureato”, Carlo Rubbia, nobel per la fisica, rientrato solo ora a lavorare per l'Italia, dopo aver trascorso gli ultimi anni a progetttare centrali solari funzionanti per altri paesi (es la Spagna).
    4) Non c’è quindi da meravigliarsi che mentre noi umiliamo i nostri ricercatori (che intendiamoci non saranno tutti dei geni...) con stipendi da fame, la Cina e l’India sfornino tonnellate di matematici, fisici ed ingegneri.
    5) Sono altresì convinto che se la domanda è così poco “competente” anche l’offerta non può essere così specializzata. E’ un po’ come dire che la gente è migliore dei politici che la rappresentano. Io non ne sono affatto convinto.

    In sintesi l’Italia è strutturalmente e, a maggior ragione, tecnologicamente un paese arretrato e lo sarà fino a che resterà in mano a questa gerontocrazia di burocrati.
    Chi ha talento e vuole emergere, salvo eccezioni, è meglio che si prepari a:
    1) Studiare tantissimo ed impegnarsi al massimo per emergere
    2) Emigrare per avere qualche soddisfazione sia economica che professionale.

    Nell’attesa assistiamo rapiti al dibattito sulla legge elettorale che cambierà i destini dell’Italia.
    non+autenticato
  • B.R.A.V.O. Condivido pienamente.

    Ho iniziato lavorando da bambino sull'hardware:

    PET CBM 3032
    PET CBM 8000
    ZX80
    CBM 64
    AMIGA 600
    AMIGA 1200
    PC INTEL 386
    PC INTEL 486 DX
    MIPS MAGNUM 3000
    PC INTEL PENTIUM
    SGI IRIS INDIGO
    DIGITAL ALPHA
    SUN SPARC ULTRA 5
    SUN SPARC ULTRA 10 CREATOR 3D

    Sui sitemi operativi

    AMIGA OS
    LINUX SLACKWARE
    LINUX REDHAT
    RISC OS
    IRIS
    VMS
    SUN OS
    MACOSX
    WINDOWS/3.1/3.11/NT/2K/XP
  • ....ma che peccato! Cercavamo proprio una risorse con il tuo profilo che avesse però anche fatto esperienze nella traduzione dal sanscricto antico ed avesse anche un forte competenza in archeologia spaziale...
    E' veramente difficile trovare risorse IT compententi in Italia!Occhiolino
    Meglio ridere...

    Ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: ZardoTagore

    > Ho iniziato lavorando da bambino sull'hardware:

    > PET CBM 3032
    > PET CBM 8000

    Questi no

    > ZX80

    Ma questo è stato il mio primo computer! Nostalgia...

    Mi sono letto tutti gli interventi e purtroppo devo dire che, a 40 anni di età (e _parecchi_ passati davanti a un monitor), la sconsolante realtà è che l'IT in Italia è utopia. Certo adesso tutti hanno un pc in casa, certo si usa l'home banking e si acquista su e-bay, ma di fondo il mercato IT è destinato a restare povero, chi fa R&D può decentrare tutto in paesi che hanno investito pesantemente nelle risorse umane specializzate (Banca Sella, leader nei sistemi di pagamento online ha un team in India, coordinato da *un* informatico italiano), mentre le aziende in italia cercano bassa manovalanza (e anche i liberi profesionisti spesso si trovano a doversi "abbassare" se vogliono mangiare).
    Personalmente appartengo a quest'ultima categoria (libero professionista), anche se preferisco definirmi un "meccanico" dell'informatica: non preparo motori da competizione, ma ci sono sicuramente 3-4 cambi dell'olio al giorno che mi fanno guadagnare abbastanza (i 400 euro al giorno sono un po' tanti, per la mia zona geografica e la clientela, ma cmq i 2-300 si possono fare).
    Un saluto a tutti

    Filippo B.
    non+autenticato
  • Ma il sito in oggetto è stato chiuso? Ne sapete qualcosa?
    non+autenticato
  • Una fettina di la, un pezzettino di quà e finalmente la filosofia di software OPEN e quindi non, attualmente, monopolizzato cresce sempre più.
    Finalmente qualcosa di nuovo sotto il sole....
    non+autenticato
  • Sono un vostro assiduo lettore, e nella speranza che anche le tante aziende che non riescono a trovare specialisti nell'IT leggano la vostra rivista volevo comunicare quanto segue. Ho 28 anni è sono uno dei pochi fortunati sviluppatori assunti a tempo indeterminato in una azienda di informatica. Certo il contratto che mi è stato attribuito è quello dei metalmeccanici che, da come si può facilmente intuire, è quello che più si avvicina alla categoria degli informatici (diciamo quello più conveniente per gli imprenditori). Nell'arco dei 6 anni di lavoro ne ho viste di cotte e di crude e non sto qui a raccontarle perchè non basterebbero le pagine di un anno della vostro spazio dedicato all'argomento, ma cercherò quanto più possibile di attenermi all'argomento di questo post. Sono daccordo sul fatto che le aziende non riescono a trovare facilmente degli specialisti dell'IT a cui stipulare dei contratti a progetto (finito il quale vieni licenziato) o ancor meglio quelli più bravi che vengono pagati 800 euro lordi mensili per 8 ore lavorative o addirittura i geni dell'IT che lavorano anche gratis. Del resto, come si sa, il campo dell'informatica è un mercato dove c'è un bassissimo guadagno, basti pensare quanti soldi vengano stanziati annualmente dagli enti pubblici per l'informatizzazione dei loro uffici e quanti di questi soldi arrivino ai "specialisti dell'IT". Non capisco come mai quei pochi specialisti dell'IT non riescano ad accettare le onerose offerte di lavoro offerte dagli imprenditori, che si prodigano di utilizzare i propri uffici come dormitori nelle ore notturne per i loro sviluppatori e con la scusa fare sviluppare qualcosina nel "tempo libero", il tutto ovviamente, compreso nel pacchetto mensile di 800 euro. Molti chiedono esperienza lavorativa di almeno 2 anni per offrire un meraviglioso contratto a progetto dove lo sviluppatore potrà dare il meglio di se certo di ritrovarsi nuovamente alla ricerca di lavoro finito lo sviluppo. Adesso ho finito il mio tempo a disposizione, non vorrei che questo mese mi defalcassero qualche centinaia di euro per aver sprecato il mio costosissimo tempo su un articolo di Punto Informatico piuttosto che far guadagnare la mia azienda. Spero che dopo questo commento molti "specialisti dell'IT" diventino più disponibili ad accettare le condizioni imposte dalle "disperate" aziende alla ricerca.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dario
    > ...
    > la mia azienda. Spero che dopo questo commento
    > molti "specialisti dell'IT" diventino più
    > disponibili ad accettare le condizioni imposte
    > dalle "disperate" aziende alla
    > ricerca.

    detto ciò, ci dici anche di cosa ti occupi in questa società?
    Mica per altro, è che se pensi che il tuo skill sia sottovalutato non ti resta che cercare presso altre società di più alto livello, chessò, un ibm italia, una microsoft italia, una oracle, oppure anche qualche aziendina di video giochi, chessò una trecision, una silentbaystudios. Prova sono sicuro (per conoscenza) che loro cercano skill puro, non scritto da qualche parte.
    non+autenticato
  • Un affermato libero professionista nell'IT, magari nell'implementazione dei sistemi informativi nelle PMI, 800 euro lordi li fa in DUE GIORNI, IVA esclusa.
    Tutto dipende dal significato che si dà alla parola "specialista": qui c'è gente che si considera "specialista" senza neanche uno straccio di laurea.
    Ognuno è pagato ciò che vale, tutto il resto è fuffa.


    - Scritto da: Dario
    > .... Sono
    > daccordo sul fatto che le aziende non riescono a
    > trovare facilmente degli specialisti dell'IT a
    > cui stipulare dei contratti a progetto (finito il
    > quale vieni licenziato) o ancor meglio quelli più
    > bravi che vengono pagati 800 euro lordi mensili
    > per 8 ore lavorative o addirittura i geni dell'IT
    > che lavorano anche gratis. Del resto, come si sa,
    > il campo dell'informatica è un mercato dove c'è
    > un bassissimo guadagno, basti pensare quanti
    > soldi vengano stanziati annualmente dagli enti
    > pubblici per l'informatizzazione dei loro uffici
    > e quanti di questi soldi arrivino ai "specialisti
    > dell'IT". Non capisco come mai quei pochi
    > specialisti dell'IT non riescano ad accettare le
    > onerose offerte di lavoro offerte dagli
    > imprenditori, che si prodigano di utilizzare i
    > propri uffici come dormitori nelle ore notturne
    > per i loro sviluppatori e con la scusa fare
    > sviluppare qualcosina nel "tempo libero", il
    > tutto ovviamente, compreso nel pacchetto mensile
    > di 800 euro. Molti chiedono esperienza lavorativa
    > di almeno 2 anni per offrire un meraviglioso
    > contratto a progetto dove lo sviluppatore potrà
    > dare il meglio di se certo di ritrovarsi
    > nuovamente alla ricerca di lavoro finito lo
    > sviluppo. Adesso ho finito il mio tempo a
    > disposizione, non vorrei che questo mese mi
    > defalcassero qualche centinaia di euro per aver
    > sprecato il mio costosissimo tempo su un articolo
    > di Punto Informatico piuttosto che far guadagnare
    > la mia azienda. Spero che dopo questo commento
    > molti "specialisti dell'IT" diventino più
    > disponibili ad accettare le condizioni imposte
    > dalle "disperate" aziende alla
    > ricerca.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gordon
    > Un affermato libero professionista nell'IT,
    > magari nell'implementazione dei sistemi
    > informativi nelle PMI, 800 euro lordi li fa in
    > DUE GIORNI, IVA
    > esclusa.
    > Tutto dipende dal significato che si dà alla
    > parola "specialista": qui c'è gente che si
    > considera "specialista" senza neanche uno
    > straccio di
    > laurea.

    Hihihi, che buffoneSorride
    non+autenticato
  • Cos'è, fai parte anche tu del pianeta degli sfigati che si svegliano alla mattina per 800 euro al mese e allora ti dà fastidio sentire la cruda realtà?

    - Scritto da: Io blocco il P2P

    > Hihihi, che buffoneSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gordon
    > Cos'è, fai parte anche tu del pianeta degli
    > sfigati che si svegliano alla mattina per 800
    > euro al mese e allora ti dà fastidio sentire la
    > cruda
    > realtà?
    >
    > - Scritto da: Io blocco il P2P
    >
    > > Hihihi, che buffoneSorride

    Non proprioSorride
    non+autenticato
  • La laurea è importante ma non indispensabile. In questo lavoro può anche bastare la passione e tanta esperienza per sopperire alla mancanza di cognizioni di base.

    Anche se però quando sei un programmatore ed inizi ad entrare in ambiti dove devi applicare algoritmi complessi ti scontri inevitabilmente con matematica di un certo livello che se ti sei fatto un culo così per studiarla all'università sei parecchio avvantaggiato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lillo
    > La laurea è importante ma non indispensabile. In
    > questo lavoro può anche bastare la passione e
    > tanta esperienza per sopperire alla mancanza di
    > cognizioni di base.

    No, non sono d'accordo. La laurea non sarà indispensabile per essere un buon tecnico, ma passione ed esperienza non sopperiscono né alla cultura di base né alla mentalità che si plasma studiando.

    E' anche vero che il solo studio senza passione né esperienza vale poco.

    > Anche se però quando sei un programmatore ed
    > inizi ad entrare in ambiti dove devi applicare
    > algoritmi complessi ti scontri inevitabilmente
    > con matematica di un certo livello che se ti sei
    > fatto un culo così per studiarla all'università
    > sei parecchio avvantaggiato.

    Questo è un esempio valido, ma è già molto particolare. Sai quanti programmatori "esperti" trovi per i quali programmare significa solo fare query e ciclare sui record...
    non+autenticato
  • Guarda che tra tutti i più bravi programmatori che conosco, laureati e non laureati stanno a 50%/50%.
    Certo devo dire che i laureati sono sempre quelli che ti sanno risolvere quei problemi particolari e che poi sono finiti nelle aziende che fanno vero R&D.
    Ma di quelli bravi e non laureati nessuno se la passa male.

    Fossi io un'azienda che cerca un professionista comunque preferirei il laureato che mi dimostra capacità di problem solving dove sa applicare anche ciò che ha studiato.
    Perché davvero ci sono problemi che necessitano algoritmi dove devi applicare teorie insiemistiche, equazioni complesse, e avere abilità di analisi importanti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lillo
    > Perché davvero ci sono problemi che necessitano
    > algoritmi dove devi applicare teorie
    > insiemistiche, equazioni complesse, e avere
    > abilità di analisi importanti.

    Tu insisti sull'aspetto numerico, ma la Laurea in Informatica ha diverse specializzazioni e quella numerica è solo una. Nessuno, nemmeno un laureato, può sapere tutto dell'informatica e della scienza in generale. Per questo in un mondo ideale ci dovrebbero essere dei team. Sognare non costa nulla.
    non+autenticato
  • Moh cosa c'entra il team?
    Stavamo parlando dello sviluppo di determinate abilità anche senza una laurea ma che davanti a problemi che necessitano nozioni teoriche avanzate il non laureato deve arrendersi e accettare che esperienza e passione non bastano da sole...

    Stavamo parlando di abilità individuali in senso generico, il team è una cosa diversa, e arriva dopo nel grande progetto.
    non+autenticato
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