Dmin.it, un chiarimento sull'appello a Rutelli

Giuseppe Corasaniti, Fiorello Cortiana, Marco Pierani e Guido Scorza aggiungono nuove tessere al mosaico del dibattito su una delle più articolate proposte di riforma della gestione del diritto d'autore nell'era digitale

Roma - L'appello lanciato, nei giorni scorsi dalle pagine di questa testata, da Leonardo Chiariglione al Vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli affinché l'Italia non imiti l'esempio francese in materia di lotta alla pirateria audiovisiva on-line, ha riacceso il dibattito sul futuro dei contenuti digitali in Rete e, più in generale, sui rapporti tra diritto d'autore e nuove tecnologie.
Si tratta di questioni complesse, sulle quali è difficile esprimere posizioni ed articolare proposte in forma sintetica senza esporsi a facili critiche ed eccezioni.

Per questo, come era, probabilmente, prevedibile l'Appello di Leonardo Chiariglione e la scelta di quanti hanno deciso di aderirvi non ha mancato di sollevare polemiche e perplessità che hanno preso corpo e concretezza, tra l'altro, in alcuni begli articoli apparsi su questo stesso giornale nei giorni scorsi a firma di Andrea Rossato, Paolo Nuti, Marco Calamari ed un gruppo di amici di Frontiere Digitali.

Tale dibattito è di per sé un risultato positivo e la fiamma che lo tiene acceso va alimentata affinché con il contributo di tutti si possa pervenire all'individuazione di quella posizione di equilibrio tra i contrapposti interessi che, ormai da anni, si confrontano sul difficile terreno dell'accesso alla cultura digitale.
Occorre, d'altra parte riconoscere che proprio tale dibattito ha messo in luce il ruolo improprio di supplenza che l'appello si è trovato a giocare in mancanza di una costante azione istituzionale che, con modalità di partecipazione multistakeholder, costituisca il retroterra della definizione delle politiche pubbliche in relazione alla governance di Internet.

Un Appello aperto all'adesione di persone diverse per estrazione, competenza, esperienza, interessi e convinzioni è sempre e necessariamente una soluzione di compromesso nella quale difficilmente ciascuno si riconosce integralmente e, più di frequente, ognuno vi rintraccia uno o più principi in forza dei quali ritiene opportuno mettere da parte le sfumature del proprio pensiero o della propria opinione per contribuire all'attuazione di un progetto più ampio.

La lettera aperta di Paolo Nuti al direttore di questa testata ne è un esempio evidente.
Paolo Nuti ha sottoscritto, tra i primi, l'appello eppure ha poi avvertito l'esigenza di chiarire la sua personale posizione sulla soluzione francese all'antipirateria, "salvandola" in una percentuale importante e condannandola - o meglio riservandosi di farlo - in altra misura.
Altrettanto hanno ritenuto di fare gli amici di Frontiere digitali.
Quando si sceglie di aderire ad un appello, forse, lo si dovrebbe leggere a fondo e poi assumere una
decisione di tipo "binario" ma non c'è niente di strano in qualche ripensamento che appartiene, tutto sommato alla dialettica democratica che non dovrebbe mai mancare.

C'è un minimo comun denominatore che unisce tutti i firmatari dell'Appello, ferme restando le diversità talvolta profonde nel guardare a quella congerie di problemi e questioni che si intrecciano quando si parla di proprietà intellettuale nella società dell'informazione.

Ciascuno degli aderenti, probabilmente, potrebbe dire la sua, scrivere la sua personale lettera al direttore, prendere le distanze da taluni aspetti e sottolineare la vicinanza ad altri.
Andrea Rossato non ha firmato l'appello eppure - come è giusto che sia - ha ritenuto di criticarne fortemente il contenuto così come la scelta dei suoi firmatari di aderirvi.
Non è questa la sede e non è nostra intenzione prendere le difese dell'appello o dei suoi firmatari anche perché, probabilmente, non ne saremmo capaci non conoscendo i limiti e le ragioni che hanno indotto ciascuno ad aderirvi.

Riteniamo, piuttosto, utile prendere posizione su talune perplessità sollevate da Rossato che sono, probabilmente, sintomo di un fraintendimento della filosofia sottesa all'appello di Leonardo Chiariglione forse dovuta alla poca chiarezza del documento o forse ad una scarsa predisposizione d'animo del lettore ad afferrarne il contenuto.

Rossato traccia un parallelo tra l'utilizzo dei DRM e una concezione della proprietà intellettuale a suo dire "assolutistica" e "premoderna" che, francamente, si fa fatica a seguire.
Il DRM - ivi incluso l'iDRM, interoperabile e rispettoso dei diritti degli utenti di cui alla proposta Dmin - è una tecnologia assolutamente neutra rispetto al diritto così come alle scelte negoziali delle parti.
È per questo che la sua adozione non è suscettibile - forse dovremmo dire "sfortunatamente" - di modificare in alcun modo il sistema della proprietà intellettuale né di renderlo più o meno moderno o assolutistico.

Come è reso evidente dal contenuto della proposta di legge elaborata in seno al progetto DMIN e che al momento una pattuglia di "volenterosi" sta cercando di far confluire - non senza rilevanti modifiche frutto di importanti e doverosi compromessi - nei lavori del Comitato consultivo sul diritto d'autore, l'idea alla base della soluzione proposta, non è quella di imporre l'utilizzo di uno specifico DRM "di Stato" ma, al contrario, di far sì che, laddove il titolare dei diritti d'autore - nell'esercizio di una facoltà espressamente riconosciutagli dall'Ordinamento - ritenga di assistere le sue opere con un misura tecnica di protezione e gestione dei diritti, lo faccia utilizzandone una insuscettibile di precludere agli utenti il pieno esercizio dei diritti loro spettanti per legge e per contratto: l'utilizzo dell'opera su ogni lettore, la trasparenza delle condizioni negoziali ed il rispetto della propria privacy.

Ciascuno di noi, per ragioni diverse e con differente intensità auspica una profonda revisione del sistema della proprietà intellettuale che, evidentemente, arranca dinanzi alle nuove dinamiche della società dell'informazione e sogna una Rete che dia l'accesso ad uno sterminato patrimonio di cultura digitale accessibile da chiunque senza sistemi di protezione e gestione dei diritti di sorta.

Sarebbe bello ma, sfortunatamente, occorre prendere atto che così non può essere perché, allo stato - per ragioni che non si possono approfondire in questa sede - il mercato della cultura digitale evidenzia chiari segni di crisi e smarrimento e, seppur in molte parti discutibili, rimangono i vincoli del Trattato Wipo e delle Direttive rilevanti dell'Unione europea all'interno dei quali occorre muoversi per fare proposte percorribili a livello nazionale e non accontentarsi di portare avanti battaglie di bandiera senza possibili implementazioni pratiche, per il momento.

Tra gli utenti ed i consumatori di opere digitali vi è una scarsa consapevolezza del valore dell'immateriale e della proprietà intellettuale ed un'alta propensione ad accedere gratis a ciò che gratis è accessibile.

Non si può, d'altra parte, chiedere ai titolari dei diritti di rinunciare alla loro remunerazione, remunerazione che assicura - o dovrebbe assicurare - il futuro e lo sviluppo della cultura digitale.
In tale contesto non sembra possibile individuare una terza strada: o si segue l'esempio francese e si trasforma la Rete - nonostante gli sforzi compiuti da Paolo Nuti di minimizzare - in una realtà a controllo globale o ci si piega a modelli tariffari coerenti con la condivisione dei contenuti che la rete consente e all'utilizzo di software intelligenti di gestione dei diritti, avendo cura di fare in modo che essi rispettino utenti, consumatori e le potenzialità della rete come impresa cognitiva collettiva.

La convinzione che tale seconda soluzione sia quella giusta, ci ha indotto a firmare l'appello di Leonardo Chiariglione e ci suggerisce oggi di chiarirne le ragioni per proseguire un dibattito che riteniamo fondamentale per lo sviluppo di una politica della conoscenza in Rete e fuori dalla Rete.
Tale Appello, nelle nostre intenzioni, mira a sottolineare l'esigenza di trovare una soluzione tecnica equilibrata e trasparente che consenta ad autori ed editori di essere tutelati almeno rispetto a violazioni macroscopicamente evidenti.
A tal fine riteniamo necessario avviare un processo di profonda ridefinizione delle responsabilità civili e penali in chiave aperta e moderna anche attraverso una revisione sociale della legislazione in vigore.

Ogni ricerca scientifica - compresa quella di Chiariglione - deve porsi il problema delle regole giuridiche e delle responsabilità,anche solo deontologiche, conseguenti all'innovazione ed alla tecnologia,ma la ricerca è un "percorso",appunto per individuare,definire e migliorare gli interessi sociali che talvolta proprio l'innovazione fa scaturire; non possiamo certo convenire che debbano essere sempre (prima) gli interessi sociali (o privati) a indirizzare in una direzione o un'altra la ricerca scientifica.

Insomma le regole giuridiche sono il frutto della società e il risultato di un'azione consapevole dei gruppi sociali organizzati ma i problemi ci sono e ci saranno sempre e non possono essere risolti sempre con posizioni pregiudizialmente critiche "perchè tanto il mondo finirà per cambiare "..è vero ma se non si muove nulla, se nessuno contrasta regole anacronistiche e draconiane venute dall'alto ed imposte unilateralmente, la loro definizione spetterà solo ai soggetti economicamente più forti e meglio organizzati..ed ecco perché l'appello - ci sembra - va nella direzione giusta, e le critiche così come le "astensioni" noi le comprendiamo e le accettiamo tutte volentieri senza scomporci..perché ne intendiamo il senso e le ragioni.

Giuseppe Corasaniti
Magistrato e docente Universitario già presidente del Comitato consultivo per il diritto d'autore

Fiorello Cortiana
Comitato Consultivo per la Governance di Internet

Marco Pierani
Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali, Altroconsumo

Guido Scorza
Avvocato, Docente di diritto dell'informatica, Università di Bologna
12 Commenti alla Notizia Dmin.it, un chiarimento sull'appello a Rutelli
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  • Complimenti vivissimi, siamo di fronte ad un vero capolavoro di diplomazia. Qui inizia e finisce il pregio della lettera in questione. La posizione di equilibrio evocata è un espediente retorico,poiché non esiste nei fatti alcuna ricerca di una posizione condivisa, tuttalpiù si certificano delle differenze di cui gli autori della missiva non vogliono farsi carico, né ovviamente desiderano mettere in discussione la Dottrina Chiariglione,considerato che le autorevoli critiche mosse contro la proposta dimin.it vengono bellamente ignorate a favore di una vaga ricerca di consenso maldestramente ammantata dal comune rifiuto della Dottrina Sarkozy. Veniamo adesso alle argomentazioni dei trustisti:
    1) IL DRM di Chiariglione è "rispettoso dei diritti degli utenti" ed è "neutro rispetto al diritto";
    2) non si vuole imporre un DRM di Stato ma imporre ai DRM,qualora "l'autore" volesse usare un DRM,la compatibilità con tutti i lettori dvd in commercio;
    3) non è possibile una vera riforma del diritto d'autore perché ci sono leggi europee e accordi col World Intellectual Property Organization.

    Con la “neutralità rispetto al diritto” altro non si vuol dire che il drm di dimin.it non cambia la legge sul diritto d'autore,insomma non aggiunge né toglie nulla ai diritti riconosciuti. Grazie tante:le leggi, è noto, vengono cambiate solo da altre leggi, in sostanza si dice solo che il drm di dimin.it è conforme alla legge, anche senza considerare che la aderenza alle ultime leggi demenziali sul diritto d'autore è lungi dall'essere un merito, e tralasciando la tautologia lapalissiana, non è questo ciò che viene rimproverato alla Dottrina Chiariglione, sulle critiche richiamo gli ottimi articoli di Rossato e Calamari; il secondo punto è una autentica perla ed è ovviamente falso, nel senso che la proposta di dimn.it obbliga all'uso del DRM: “l'autore” non può distribuire le sue opere senza drm, però può distribuirle “anche” in formato libero(bello vero? Ovviamente sarebbe più sensato fare il contrario,ma chi lo dice ai trustisti?)oltretutto gli autori della lettera identificano i diritti degli utenti/consumatori/fruitori riducendoli al solo diritto di riprodurre l'opera attraverso un lettore compatibile,per questo aspetto rimando al bel articolo di Rossato sulla riduzione del diritto di proprietà; en passant ricordo agli amici giuristi che consiste anche nel diritto di trasformare il bene posseduto. Il terzo punto è vero,anzi verissimo, peccato che invece di sostenere la necessità della revisione del diritto d'autore a livello internazionale(non mi si dica che è impossibile,o che non è realistico, in altre circostanze proprio l'Italia, nel caso della pena di morte per esempio, per ragioni ideali, come ideali sono anche quelle che premono per una riforma del diritto d'autore, ha ritenuto di fare appello all'Onu per una moratoria. Non è affatto “realistico” pensare che si posa abolire la pena di morte, molti ordinamenti nazionali la prevedono, ma in questo caso il “realismo” non conta, vero?) e di presentare una proposta che agevoli e prema per la creazione di un forum mondiale aperto ai contributi di consumatori,studiosi e società civile, si scelga ideologicamente di sostenere lo status quo e l'attuale impostazione del diritto d'autore, la stessa impostazione che in teoria anch'essi criticano e vorrebbero “riformare”.
    Merita una menzione l'impostazione nei fatti chiusa della proposta dimin.it, la quale è più un diktat, poiché è evidente che i “proponitori” non sono disposti a discutere alcunché della Dottrina Chiariglione,infatti essi chiedono di condividerla in toto e per chi nutre dubbi riservano l'accusa di estremismo o di un presunto atteggiamento preconcetto.
    Termino con una domanda: il idrm di dimin.it è stato brevettato?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Giovanni Guiso
    > Complimenti vivissimi, siamo di fronte ad un vero
    > capolavoro di diplomazia. Qui inizia e finisce il
    > pregio della lettera in questione. La posizione
    > di equilibrio evocata è un espediente
    > retorico,poiché non esiste nei fatti alcuna
    > ricerca di una posizione condivisa, tuttalpiù si
    > certificano delle differenze di cui gli autori
    > della missiva non vogliono farsi carico, né
    > ovviamente desiderano mettere in discussione la
    > Dottrina Chiariglione,considerato che le
    > autorevoli critiche mosse contro la proposta
    > dimin.it vengono bellamente ignorate a favore di
    > una vaga ricerca di consenso maldestramente
    > ammantata dal comune rifiuto della Dottrina
    > Sarkozy.

    Concordo!

    > Veniamo adesso alle argomentazioni dei
    > trustisti:
    >
    > 1) IL DRM di Chiariglione è "rispettoso dei
    > diritti degli utenti" ed è "neutro rispetto al
    > diritto";

    la tecnologia (come ebbe a già dire qualcuno...) NON è mai neutra

    > 2) non si vuole imporre un DRM di Stato ma
    > imporre ai DRM,qualora "l'autore" volesse usare
    > un DRM,la compatibilità con tutti i lettori dvd
    > in
    > commercio;

    già... l'autore... deve essere stato un refuso causato dal TPM...
    leggasi invece:
    2) non si vuole imporre un DRM di Stato ma imporre ai DRM, qualora IL DETENTORE DEI DIRITTI DI SFRUTTAMENTO COMMERCIALE DELL'OPERA (CHE QUASI MAI E' L'AUTORE) volesse usare un DRM,la compatibilità con Tutti i lettori dvd in commercio;

    > 3) non è possibile una vera riforma del diritto
    > d'autore perché ci sono leggi europee e accordi
    > col World Intellectual Property
    > Organization.

    ehh??? come???
    ed ecco che, in perfetto stile major, credono che la gente sia tutta fessa e si beva qualsiasi panzana!!!
    è chiaro o no che questi signori cercano di prenderci per il c..o???

    > Con la “neutralità rispetto al diritto” altro non
    > si vuol dire che il drm di dimin.it non cambia la
    > legge sul diritto d'autore,insomma non aggiunge
    > né toglie nulla ai diritti riconosciuti. Grazie
    > tante:le leggi, è noto, vengono cambiate solo da
    > altre leggi, in sostanza si dice solo che il drm
    > di dimin.it è conforme alla legge, anche senza
    > considerare che la aderenza alle ultime leggi
    > demenziali sul diritto d'autore è lungi
    > dall'essere un merito,

    appunto! concordo!... come già detto la tecnologia NON è neutra!!!

    > e tralasciando la
    > tautologia lapalissiana, non è questo ciò che
    > viene rimproverato alla Dottrina Chiariglione,
    > sulle critiche richiamo gli ottimi articoli di
    > Rossato e Calamari;

    in effetti sono ottimi!!!

    > il secondo punto è una
    > autentica perla ed è ovviamente falso, nel senso
    > che la proposta di dimn.it obbliga all'uso del
    > DRM: “l'autore” non può distribuire le sue opere
    > senza drm, però può distribuirle “anche” in
    > formato libero

    già... proprio una gentile concessione da parte di Lor Signori a questo fantomatico povero "autore" che in pratica non detiene quasi mai (salvo casi rarissimi) i diritti di sfruttamento economici sull'opera...
    insomma: è la solita tecnica di disinformazione e capovolgimento della realtà...

    e gli utenti??? dimenticati???
    ma no!... anche gli utenti hanno i loro diritti, anzi un solo diritto: pagare in silenzio....

    > (bello vero? Ovviamente sarebbe più
    > sensato fare il contrario,ma chi lo dice ai
    > trustisti?)

    tranquillo... lo sanno già benissimo Occhiolino

    > oltretutto gli autori della lettera
    > identificano i diritti degli
    > utenti/consumatori/fruitori riducendoli al solo
    > diritto di riprodurre l'opera attraverso un
    > lettore compatibile,

    già... e indovina indovinello su chi ricadrebbero i (notevoli) costi (per es. per l'hardware) di tutta questa bella operazione proposta dai signori di dmin.it????

    > per questo aspetto rimando al
    > bel articolo di Rossato sulla riduzione del
    > diritto di proprietà;

    bravo Rossato

    > en passant ricordo agli
    > amici giuristi che consiste anche nel diritto di
    > trasformare il bene posseduto.

    si... ma non tanto en passant: basta pensare alle nefaste conseguenze di un tale sistema rispetto al Software Libero...

    > Il terzo punto è
    > vero,anzi verissimo, peccato che invece di
    > sostenere la necessità della revisione del
    > diritto d'autore a livello internazionale(non mi
    > si dica che è impossibile,o che non è
    > realistico, in altre circostanze proprio
    > l'Italia, nel caso della pena di morte per
    > esempio, per ragioni ideali, come ideali sono
    > anche quelle che premono per una riforma del
    > diritto d'autore, ha ritenuto di fare appello
    > all'Onu per una moratoria. Non è affatto
    > “realistico” pensare che si posa abolire la pena
    > di morte, molti ordinamenti nazionali la
    > prevedono, ma in questo caso il “realismo” non
    > conta, vero?) e di presentare una proposta che
    > agevoli e prema per la creazione di un forum
    > mondiale aperto ai contributi di
    > consumatori,studiosi e società civile, si scelga
    > ideologicamente di sostenere lo status quo e
    > l'attuale impostazione del diritto d'autore, la
    > stessa impostazione che in teoria anch'essi
    > criticano e vorrebbero “riformare”.

    su questo quoto l'amico Guiso al 100%!!!

    > Merita una menzione l'impostazione nei fatti
    > chiusa della proposta dimin.it, la quale è più un
    > diktat, poiché è evidente che i “proponitori” non
    > sono disposti a discutere alcunché della Dottrina
    > Chiariglione,infatti essi chiedono di
    > condividerla in toto e per chi nutre dubbi
    > riservano l'accusa di estremismo o di un
    > presunto atteggiamento
    > preconcetto.

    infatti... ma in fondo non stupisce un tale atteggiamento da parte di chi propugna DRM e TC Occhiolino
    e poi è esattamente ciò che stanno facendo con Rossato (che però gliele ha cantate per bene: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2138956)

    > Termino con una domanda: il idrm di dimin.it è
    > stato
    > brevettato?

    ah ah ah!!!
    bellissima!!!!!!!!!!!
    grande Guiso!!!! mitico!!!!
    Occhiolino

    (cmq... secondo me l'hanno brevettato...)
    non+autenticato
  • "Come è reso evidente dal contenuto della proposta di legge elaborata in seno al progetto DMIN e che al momento una pattuglia di "volenterosi" sta cercando di far confluire - non senza rilevanti modifiche frutto di importanti e doverosi compromessi - nei lavori del Comitato consultivo sul diritto d'autore, l'idea alla base della soluzione proposta, non è quella di imporre l'utilizzo di uno specifico DRM "di Stato" ma, al contrario, di far sì che, laddove il titolare dei diritti d'autore - nell'esercizio di una facoltà espressamente riconosciutagli dall'Ordinamento - ritenga di assistere le sue opere con un misura tecnica di protezione e gestione dei diritti, lo faccia utilizzandone una insuscettibile di precludere agli utenti il pieno esercizio dei diritti loro spettanti per legge e per contratto: l'utilizzo dell'opera su ogni lettore, la trasparenza delle condizioni negoziali ed il rispetto della propria privacy."

    Io temo che questa pattuglia di "volenterosi" non comprenda, o non voglia comprendere, o forse comprenda benissimo - non lo so piú -, cosa sia necessario fare, da un punto di vista tecnologico ed istituzionale, per render obbligatorio (anche?) l'uso di una tecnologia specifica, l'iDRM di dmin.it, a chi voglia far uso di una misura tecnica di protezione e gestione dei diritti.

    Ho provato a dirlo, ed ho provato a spiegare cosa ciò significhi. Mi è stato risposto che sto dicendo falsità.

    Allora ho risposto, proprio oggi e proprio sulle pagine di questo giornale. Ovviamente non chiederò ulteriore ospitalità a PI, per quanto rispetti gli autorevoli autori di questo intervento: in altre occasioni mi sarei sentito obbligato ad una risposta maggiormente dettagliata, ma le condizioni del dibattito attuale credo mi sciolgano da ogni vincolo.

    Cordialmente,
    Andrea Rossato
    non+autenticato
  • Ringrazio Andrea Rossato per i suoi interventi competenti e ben argomentati. Comprendo perfettamente che Andrea senta che non ci sono le condizioni per un dibattito serio.Personalmente ho avuto la stessa sensazione nel leggere gli articoli dei trustisti. Aggiungo che, Andrea, i lettori hanno capito la differenza, e che contrariamente a ciò che pensano i trustisti non sono né incapaci di leggere le loro proposte né così confusi da fraintendere uno scritto di poche paginette.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Rossato
    [...]

    Sig. Rossato,
    Ho letto il suo articolo di oggi su PI (http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2138956).

    La ringrazio (insieme a Calamari ed altri che hanno scritto sul tema) per il suo contributo, competente, documentato e ben argomentato.

    Dopo aver potuto constatare la pretestuosità e la personalizzazione contro di Lei delle altrui posizioni (che ben si guardano dal risponderLe nel merito preferendo fare del "marketing" a buon mercato), posso capire e condividere la Sua valutazione circa l'impossibilità, su queste basi, di un dibattito vero, che evidentemente a certi signori non interessa.

    Mi permetta comunque di esortarLa (e di esortare con Lei tutti quelli che condividono la Sua posizione) e continuare a presentare e spiegare, in tutte le sedi, il Suo punto di vista.

    Grazie
    AO
    non+autenticato
  • grazie Andrea, non mollare !!!
    non+autenticato
  • Noi utenti non vogliamo appropriarci dei contenuti gratuitamente.Malgrado l'industria pensi invece che a noi piaccia scaricare gratis ed evitare i costi dei cd, dvd di ogni genere prodotto sia esso un gioco, software, film o di qualunque altra natura, a noi interessa solo che l'industria e le società a difesa del diritto d'autore non violino la nostra privacy, non possano fare i loro comodi e sventrare i nostri computer e reinventino nuove forme di marketing.
    Come disse 50 Cent, il P2P c'è, esiste e bisogna conviverci.
    A tutti interessa che gli artisti e autori di contenuti ricevano remunerazione nessuno ha detto che vogliamo tutto gratis, o almeno nessuno lo ha detto apertamente.
    Certo è che di fronte alla continua pressione di voler spiare le nostre attività in rete, la libertà umana distrutta, controllarci e limitarci nella nostra vita privata e aziendale, le major e l'industria si è resa nemica tutti i consumatori, nessuno compra se non l'indispensabile e di conseguenza fra DRM e limitazioni, minacce, il volerci controllare in qualunque cosa, una reazione degli utenti prima o poi arrivava.
    A mio parere è senz'altro da scordare e non proporre assolutamente un'idea per fare in modo che noi utenti possiamo impossesarci dei contenuti gratis, è giusto che tutti paghino gli artisti e autori di opere digitali cioè film, musica, software, MAI E POI MAI vogliamo la roba gratis ma solo poter acquistare i prodotti senza preoccuparci della presenza di rootkit che si installano, trojan, limitazioni alla fruizione del prodotto e soprattutto chiediamo che provider e industria non ci controllino in tutte le nostre attività di rete , non chiediamo altro.Il P2P può essere legalizzato a livello personale ma inserendo una quota di pagamento nell'abbonamento internet o comunque che ci sia una remunerazione equa atta a ricompensare gli autori di quel dato contenuto o contenuti e in ogni caso, è giusto ricordare che esistono sempre i furbi di turno e che una minima protezione debba esserci e una legge severa per chi vende e trae profitto rivendendo contenuti scaricati.
    Nessuno ha parlato di appropriarsi dei contenuti gratis , quello che vogliamo, ripeto, è il rispetto dei diritti umani, di libertà e privacy, non vogliamo DRM, iDRM o qualunque protezione similare, non vogliamo essere controllati tutti in tutto sia su internet che altrove se non per saltuari controlli di legalità. Il P2P c'è, esiste, bisogna adeguarsi certo non si può sopprimere, o si inserisce una quota nell'abbonamento internet o si cercano compromessi con gli autori e loro rappresentanti, senza arrivare al controllo totale e lesione dei diritti di libertà, privacy e della vita di ogni utente/persona.
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    Modificato dall' autore il 12 dicembre 2007 09.19
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  • Di tutto il testo dell'articolo, c'è un solo punto che dice veramente qualcosa di nuovo e di risolutivo: l'ipotesi che ci si adegui a
    modelli tariffari coerenti con la condivisione dei contenuti che la rete consente e all'utilizzo di software intelligenti di gestione dei diritti, avendo cura di fare in modo che essi rispettino utenti, consumatori e le potenzialità della rete come impresa cognitiva collettiva...

    Che abbiano letto i miei post degli ultimi giorni?
    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2138098&m=213...

    Ovviamente le soluzioni tecniche che si possono realizzare devono escludere qualsiasilsiasi DRM o pastrocchio di sorta, in quanto devono consentire pieno utilizzo e liberissima circolazione di materiale remunerato (anzichè protetto) appunto da automatica tariffazione relativa alla circolazione stessa (condivisione libera, tariffazione sul solo DownLoad).

    Se gli ineffabili potentati che parassitano colla connivenza di leggi amiche e vogliono continuare a farlo accettassero mai il principio della libera circolazione equamente retribuita a favore di chi realmente lo merita (libero non vuol dire gratis), ne avremmo vantaggi tutti: tutti gli utenti, che avrebbero tariffe flat più basse, e di questi i downloaders con 4 soldi aggiuntivi a consumo accederemmo a tutto quel che vogliono legalmente; i veri titolari dei diritti ai quali andrebbero molti soldi che oggi non ricevono a fronte di quei 4 soldi di sovrapprezzo addebitati automaticamente in bolletta ai downloaders, dato che milioni di utenti pagherebbero quel poco per i loro DL; tutti gli attori del contesto, ovviamente escluse le figure e combutte parassite, ne potrebbero ricavare vantaggi (ISP, TLC, altri, dipende dalle tecniche di tariffazione e redistribuzione del ricavato, da concordare necessariamente con rappresentanti dell'utenza...); le reti stesse, che si libererebberpo di volumi di traffico assurdo ed inutile, perchè il DL, pur costando pochissimo unitariamente, verrebbe operato in modo mirato anzichè " tappeto"; le stese Forze dell'Ordine e la Magistratura eviterebbero spese, sforzi e processi assurdi per dare la caccia alle streghe (non ci sarebbero più streghe, tutti hanno pagato il giusto e non sono imputabile di alcunchè)...



    Badate che, senza nasconderci dietro ad un dito, possiamo affermare che il volume di traffico di rete illegale, ad onta di qualunque sforzo delle Major, oggi è tale che, se venisse pagato ad esempio anche un solo euro per download di 50 GB di .AVI o 20 GB di .MP3 o 5 GB di .EXE o .ZIP, i veri destinatari del sovrapprezzo sarebbero già ben pagati (ed oggi non ne ricevono nulla), e noi con pochi euro di spesa aggiuntiva totale avremmo una provvista di materiale legale tale che non avremmo neanche il tempo di utilizzarla a pieno in un anno!

    .
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    Modificato dall' autore il 12 dicembre 2007 06.00
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  • - Scritto da: rockroll
    > Di tutto il testo dell'articolo, c'è un solo
    > punto che dice veramente qualcosa di nuovo e di
    > risolutivo: l'ipotesi che ci si adegui a
    >
    > modelli tariffari coerenti con la
    > condivisione dei contenuti che la rete consente e
    > all'utilizzo di software intelligenti di gestione
    > dei diritti, avendo cura di fare in modo che essi
    > rispettino utenti, consumatori e le potenzialità
    > della rete come impresa cognitiva
    > collettiva
    ...

    già, solo che quanto detto puo' tranquillamente significare un obolo per ogni esecuzione del file

    > Che abbiano letto i miei post degli ultimi giorni?

    Si', siamo sempre tutti qui ad aspettare i tuoi post
    non+autenticato
  • Nessuno ti obbliga ad aspettarmi. Era una battuta.

    Quanto ho detto certo che prevede un minimo di quota in bolletta per ogni decina di giga che scarichi; ma se non ti sta bene neanche così, cioè se non vuoi pagare neanche un minimo assolutamente giustificato, con te non ci può essere dicussione, al pari che con altri personaggi di segno opposto.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 12 dicembre 2007 23.35
    -----------------------------------------------------------
  • (...)
    Milano, 16 Giugno 2005 – BSA (Business Software Alliance), associazione dei produttori di software commerciale, PLAUDE alla nomina – ratificata oggi dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Rocco Bottiglione Buttiglione – di GIUSEPPE CORASANITI a Presidente del Comitato Consultivo Permanente sul Diritto D’Autore.
    (...)
    da http://w3.bsa.org/italia/press/newsreleases/BSA-co...
    non+autenticato
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