Caccia aperta all'ergonomia scomoda

di Lamberto Assenti. Perché le tastiere ergonomiche non sfondano? Perché si utilizzano prodotti che nel tempo possono causare danni alle articolazioni delle dita e del polso? C'è da chiederselo, vista la mole di alternative

Web - Perché la maggioranza degli utenti utilizza interfacce hardware che fanno male alla salute, come spesso accade per mouse e tastiera non ergonomici? C'è da chiederselo, vista la quantità di device ergonomici e alternativi prodotti dai più svariati costruttori ma ancora penalizzati da un mercato che non ne vuole sapere di decollare.

Ci siamo abituati nel tempo alla natural keyboard di Microsoft, che un giorno ha iniziato a invadere i negozi e a diffondersi ovunque come risposta ideale alle necessità ergonomiche, riducendo l'impatto, sulle articolazioni delle dita e dei polsi, della tastiera usata per molte ore di seguito tutti i giorni. La spinta commerciale lì è stata prorompente e il marketing spingeva sulla sinuosità della tastiera, che le dà tutt'oggi un look vagamente sexy.

Nello stesso periodo si sono affacciate le tastiere ergonomiche doc, quelle che spaventano solo a guardarle. Quelle a due o tre pezzi che possono essere posizionati a piacere, quelle che oggi molti utilizzano, le uniche probabilmente in questo settore a varcare la soglia della fabbrica in molti esemplari diffusi in tutto il Mondo. Sono poche, ma ci sono. Il problema è che sono "così ergonomiche" da richiedere un certo tempo di apprendimento, a chi non è un dattilografo provetto, per poterle utilizzare al cento per cento della loro potenzialità. Limiti, dunque, ma superati, vista la non insoddisfacente diffusione di queste keyboards.
Ma i concetti più avanzati legati alle nuove tastiere rimangono indietro e non trovano il mercato. Si pensi a quella genialata che rappresenta la Keybowl orbiTouch. Una tastiera basata su due cupolette sulle quali si possono appoggiare comodamente le mani in posizione di riposo. A quel punto, muovendo ciascuna cupoletta in una delle otto direzioni gestite dal sistema, si possono formare singole lettere e dunque comporre parole. Perché il lavoro diventi rapido, naturalmente, ci vuole del tempo, ma i costruttori assicurano non solo un impatto zero sulla salute ma anche una velocità di "battitura" del tutto simile a quella che si può ottenere con una tastiera tradizionale.

Ancora più geniale ma del tutto spaventosa è la tastiera verticale uscita dal laboratorio "Human Factors and Ergonomics" della prestigiosa università americana Cornell. Una tastiera che mette a dura prova la volontà di apprendimento e la pulsione salutista dell'utilizzatore, proponendo non solo due pad divaricate con metà tasti da una parte e dall'altra, ma addirittura mettendoli in verticale e consentendo all'utilizzatore di osservarli solo con degli specchi messi ai lati. Sarà scomodissima, farà paura, ma alle mani fa bene. Tutto, dunque, induce a ritenere che rimarrà nel laboratorio dove è stata creata, magari esposta in una bella bacheca di cristallo.
TAG: hw
17 Commenti alla Notizia Caccia aperta all'ergonomia scomoda
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 8 discussioni)