Giuseppe Cubasia

Quanto costa perdere un lavoratore IT?

di Giuseppe Cubasia - I lavoratori IT non sono mica come i camionisti. La risposta a quanto valgo per la mia azienda Ŕ la stessa che posso dare alla domanda: ma se io andassi via senza preavviso che danno soffrirebbe la ditta?

Quanto costa perdere un lavoratore IT?Roma - IL CSR o Corporate Social Responsibility non ha un'unica definizione. Quella che a me piace, presa da Wikipedia, è: "Esso è l'impegno del Business di contribuire a sostenere lo sviluppo economico lavorando con gli impiegati, le loro famiglie e la comunità locale e la società tutta per migliorare le loro vite in modo che anche essi contribuiscano al Business ed allo sviluppo".

╚ insomma una specie di volano: io azienda, mi auto-regolamento con una serie di regole etiche e contribuisco al miglioramento della vita dei miei impiegati e della società tutta, e loro (gli impiegati) lavorano meglio, contribuendo a migliorare il mio Business.

Non è affatto chiaro se il CSR può essere un modo di fare Business, anzi vi è chi è assolutamente contrario a questo modello. Per molti il CSR non è altro che uno specchietto per le allodole creato ad hoc per attirare capitali che non investirebbero mai in un'azienda che non si impegnasse, almeno sulla carta, a rispettare qualche principio di CSR.
Ad esempio una delle norme etiche che un'azienda che voglia fare CSR potrebbe darsi è quella di riconoscere la meritocrazia e di promuovere lo sviluppo e la carriera delle persone.
Ma cosa significa meritocrazia e sviluppo delle persone in una realtà aziendale come quella italiana? Soldi, solamente soldi, soldi guadagnati o soldi risparmiati, scegliete voi, l'importante è che la cifra sia considerevole.

Quando ero solo un giovane analista ed il Team di lavoro (se così si può chiamare) era composto da me e dal mio capo, ci ponemmo proprio questa domanda: come era possibile avere più soldi e maggiore visibilità in azienda?
La risposta fu: portando più lavoro alla stessa.

Ma come facciamo a portare questo lavoro e a fornire al cliente un servizio con la stessa qualità con cui lo facciamo noi, se l'azienda non ci da né persone formate, né mezzi per formarle?
Anche qui la risposta era semplice, dovevamo formarle da sole le persone e nel frattempo sopperire a tutta la loro inesperienza.

Fissato l'obiettivo, iniziammo a lavorarci ed il lavoro fatto fu davvero encomiabile: in pochi anni il gruppo di lavoro crebbe, passando da 2 a 4 e poi ad 8 ed infine a 12 persone.
Bene, avevamo ottenuto il nostro obiettivo, potevamo ricevere la nostra lauta ricompensa, ed, infatti, ricevetti come Bonus annuale una tantum 100 mila lire lorde !
Al mio capo non andò meglio. Successe cosi che nel giro di 15 giorni demmo le dimissioni, io, il mio capo e perfino il capo del mio capo!

A quel punto il responsabile della produzione mi contattò e mi fece una contro-offerta pazzesca per rimanere.

Che cosa era successo? Semplicemente che l'azienda si era fatta due calcoli ed aveva visto che darmi un aumento significativo (ma molto significativo) era comunque più conveniente che perdere un progetto con 12 persone (questo perché il cliente aveva posto come clausola o me o niente progetto).

La morale di questa favola è che se esiste un CSR in un'azienda, in realtà funziona al contrario: la norma è più o meno scritta cosi:"Mi impegno per far sì che esista un ambiente in cui posso pagare il meno possibile il lavoro IT, ma non troppo poco perché se se ne vanno via tutti mi causano un grosso danno".
La filosofia è molto semplice: in tanto mi posso permettere di pagare poco la professionalità, in quanto, anche se qualcuno andasse via, potrei sempre sostituirlo con un altro.

Certo, si potrebbe anche fare leva sul senso etico del cliente che si avvale di ditte che usano precari o peggio ma, credetemi, se una ditta accetta di pagare per una risorsa meno di 200-300 euro al giorno, sa che dall'altra parte stanno commettendo uno sfruttamento.
E fino a quando questo non gli comporterà un danno gli andrà bene così.

Le persone che lavorano nell'IT sono circa un milione, 600.000 direttamente, 400.000 in aziende di servizi (dati riferiti al 2003), ma fino a quando si accetterà lo stato attuale delle cose, poco o nulla potrà cambiare.
Insomma, per capirci, il reparto IT non è mica come i tassisti od i camionisti.
La risposta a quanto valgo io adesso per la mia azienda è la stessa che dareste alla domanda: ma se io adesso andassi via senza preavviso che danno soffrirebbe la ditta?

Questo discorso ovviamente vale per l'IT come per qualsiasi altro reparto, ma un po' di più nell'IT perché ora come ora senza IT non è possibile pensare a nessun Business basato sui servizi.

Ovviamente non è certo con una presa di posizione individuale che si può pensare che si possano cambiare le cose. Nessuno è indispensabile e tutti siamo necessari, ma cosa succederebbe se questo fosse un moto comune?

Avete mai notato che uno dei versi di Fratelli D'Italia dice: "Noi siamo da secoli calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò".
Non è mia intenzione azzardare nessun confronto con i nostri eroi del Risorgimento, ma è comunque curioso che l'esser divisi, non avere un unico riferimento, qualcosa che unisca, siano le stesse problematiche di 160 anni fa, quando il maestro Mameli compose l'inno, (sostituite Popolo e Bandiera e con cosa volete ed avrete la situazione attuale).

E se penso che chi fa IT all'estero vive situazioni completamente diverse, comincio a pensare che l'attuale situazione italiana in cui riversa il mondo del lavoro e dell'IT non sia altro che lo specchio della nostra società, una società che come si augura Mameli aspetta ancora la sua Bandiera.

Ah, un'ultima cosa: lo sapevate che l'inno di Mameli è ufficialmente solo in via provvisoria il nostro inno? (C'è chi vorrebbe "Va pensiero").
Anche in questo noi italiani siamo divisi, da non crederci.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo
343 Commenti alla Notizia Quanto costa perdere un lavoratore IT?
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  • CVD... qualcuno scrive in maniera intelligente e i soliti ignoranti a sparare a zero.
    Cosa so fare? Lavoro in ambiente .NET da 3 anni sviluppando applicazioni desktop, per il web e per l'utilizzo tramite RF-ID; sono laureato in informatica, diplomato al liceo classico, mi interesso di Logica Teorica e ho studiato cose che il 99% dei programmatori italiani non capirebbe in una vita.
    Quindi, Pippo75, prendi la tua saccenza e torna nel buco...
    Sai qual'è il vero problema? Il boom del web, della new economy si è concluso da poco, e ora i giovani stanno a raccogliere i cocci di politiche passate suicide.
    Tutti i 35/40 enni di adesso che mi dicono sempre le solite fesserie:"Ai miei tempi ho fatto carriera! Dovete farvi le ossa e sudare!!!". Sai che ti dico? STRONZATE!!!!
    Negli anni novanta bastava sapere distinguere un cd da un floppy e saper accendere il pc, per essere assunti con contratti da favola! Le aziende assumevano incapaci, molti dei quali oggi han cambiato lavoro (per fortuna...), ma tantissimi invece ricoprono ruoli di responsabilità; e chi ci rimette sono i sottoposti, perchè poi le grane se le smazzano loro.
    Il problema non è solo la considerazione di questo lavoro, ma anche chi c'è nei ruoli intermedi (team leader, project manager...etc.etc.), che spesso sono ricoperti da gente inadeguata.
    Facile darsi arie, anche Forrest Gump avrebbe fatto carriera nel '97.
    E poi ti vengono a dire:"Vai all'estero...". E beh, una soluzione onesta, così visto che c'è l'inquinamento, ora mi trasferisco su Marte!!!
    Sarò arrogante, ma per me vale il detto "Dà a Cesare ciò che è di Cesare.". Vogliamo risollevare le sorti di questo lavoro? Iniziamo con una bella tabula rasa del settore...
    Ma qui siamo in Italia, il paese della pasta e del mandolino, dove tutto finisce a pizza e fichi. E, detto fra noi, io con il nostro inno e la bandiera mi ci pulisco il fondoschiena.
    non+autenticato
  • Beato te che hai trovato un lavoro dove hanno bisogno di ciò che hai studiato! Spero di trovarne uno simile, ma più mi guardo in giro, più sono costretto a guardare lontano...
    snem
    235
  • No, no, non hai capito il punto. La questione non è lavorare su ciò che piace o per quello per cui si è studiato; quello che si chiede è il rispetto. E finchè ci sono in giro gli arrivisti, finchè le aziende ci vedono come "operai tecnologici", questo non arriverà mai. Quindi niente stipendio adeguato, niente considerazione, ma solo pesci in faccia...
    Lavoriamo in un ambito che le aziende considerano "secondario" per il business, peccato che senza i nostri programmi di reportistica, senza i nostri DB o che altro, voglio proprio vedere come starebbero in piedi i vari reparti marketing...
    non+autenticato
  • Invece credo di averlo capito il punto. E sono daccordo con te. Ma all'università hai studiato come "usare" un programma di reportistica (visto che lo citi), etc etc? Non credo proprio. Quindi PER QUESTE COSE la laurea non è garanzia della tua specializzazione: purtroppo la mancanza di garanzie lascia spazio agli arrivisti, e l'abbondanza di risorse umane IN QUESTI CAMPI spinge a le aziende a considerarci "operai tecnologici". Questo non succede nelle aziende che vivono di ricerca e tecnologia e non servizi/manutenzione: allora la logica teorica, ad esempio, può essere essenziale allo sviluppo e non sarai trattato come un "operaio tecnologico" perchè sarai merce rara.
    Nella mia affermazione "beato te..." c'era un velo d'ironia. Mi riferivo al fatto che non credo alla maggioranza delle aziende italiane serva un informatico ma piuttosto molti tecnici informatici. E l'università secondo me non li forma bene, si dovrebbe differenziare ed orientare chi si iscive all'università. D'altro canto la penuria in Italia di aziende che fanno ricerca spinge chi la vuol fare, soprattutto per passione, ad emigrare.
    snem
    235
  • - Scritto da: snem
    > D'altro canto la penuria in Italia di aziende che fanno
    > ricerca spinge chi la vuol fare, soprattutto per
    > passione, ad emigrare.

    non è tanto la penuria di aziende, quanto la mancanza di un regolamento contrattuale che non si ottiene di certo con la situazione individuale di emigrare, magari a vita visto che gli sfruttatori sono ovunque
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fla
    > CVD... qualcuno scrive in maniera intelligente e
    > i soliti ignoranti a sparare a
    > zero.

    dicevo siete bravi capaci ed altro, con internet potete dimostrarlo, non serve titolo di studio.

    se questo è essere arroganti e prepotenti mi scuso di averlo chiesto.

    > Cosa so fare? Lavoro in ambiente .NET da 3 anni
    > sviluppando applicazioni desktop,

    mi sembra vago.

    > interesso di Logica Teorica e ho studiato cose
    > che il 99% dei programmatori italiani non
    > capirebbe in una vita.

    saro' arrogante ma non mi permetteri mai di giudicare il 99% delle persone di una certa categoria.

    > Quindi, Pippo75, prendi la tua saccenza e torna
    > nel buco...

    parlavo qualche tempo fa con un tecnico meccanico, potevo dirgli qualsiasi cosa vera o falsa, lui mi rispondeva sempre con argomenti, non mi ha mai detto smetti di parlare.
    Forse perchè conosceva bene la materia.


    > Negli anni novanta bastava sapere distinguere un
    > cd da un floppy e saper accendere il pc, per
    > essere assunti con contratti da favola!

    E' questo che dicevo, magari tui sei bravo, non lo metto in discussione, ma ci sono molte persone come queste che si credono la fine del mondo e vogliono essere trattate come il massimo degli esperti.
  • E allora mi scuso, perchè non ho capito nulla del tuo post precedente. Forse l'ho letto troppo di fretta e senza capirlo, sorry.
    Però mi sono stufato di essere visto come un beota sfigato che si accontenta di vivere in un sottoscala.
    E l'arroganza espressa nella frase dell 99% dei programmatori italiani, voleva essere provocatoria. Lo so benissimo, perchè ne conosco parecchi, che in italia c'è tantissima gente brava; il problema è che non voglio finire come molti, che per i più svariati motivi, han deciso di "accontentarsi"; per poi cosa? Essere trattati con superficialità dal solito commerciale di turno? No grazie... Piuttosto cambio mestiere.
    non+autenticato
  • da me non capirebbero, non se ne accorgerebbero, se ne fregherebbero, assumerebbero comunque uno che qualcosa farebbe, mi darebbero un casino di colpe che questo tizio suffragherebbe (la pagnotta serve sempre) senza gran difficoltà senza sapere in che acque mi dovevo (mi devo) muovere io e se per caso ci fosse un danno, se ne accorgerebbero troppo tardi.
    Tardi per loro e tardi per me, perché io intanto chissà dove caspita sarei... di sicuro non a star bene, data la schifezza di mercato che ci circonda.

    il precariato genera anche questi ragionamenti. Io ingoio rospi di tutti i generi perché comunque ho un posto fisso e ci posso pagare un mutuo. Certo, dovessi scegliere oggi, da ragazzino a casa con i genitori, il lavoro per la prima volta applicherei quantomeno il "metodo antistronzi" (leggi Robert L.Sutton) . Ma oggi... oggi mi serve un certo stipendio e fisso.

    Quel che dico l'ho osservato su altri nella ditta, prima di sentirlo su di me: ho visto figure quadro da considerare fondamentali volare via a ripetizione, pezzi interi di ditta all'estero crollare e la ditta essere tenuta in piedi con i soldi personali del direttore (chapeau! e mille grazie)... tutti danni causati da stronzaggine e ripagati con la stessa moneta. Inutile: così vogliono vivere, trattare e comandare e così continueranno. Spesso è così che fanno. E se ti trattengono per un po' è per preparare un altro e poi darti un calcio in culo via mobbing.

    Ci sono posti dove la vita è tutta una questione di forza del capo, mai da mettere in discussione. Cazzate comprese.
    non+autenticato
  • ah si!
    a me la musica e il ritmo dell'inno fa schifo.
    mi piace di più va pensiero, ma il testo di questa ultima si adatta di più ad esuli e profughi di guerra.

    Mi spaventa però che il mio gusto possa essere indicato come possibile fonte di divisione.

    Avrà anche lei, signor Cubasia, un gusto, no?

    E ben prima di 160 anni fa, qualcuno disse che de gustibus non disputandum est, se non erro...

    Erano gli stessi che suggerivano il divide et impera nei confronti di chi andava sottomesso e che raffigurava la propria forza con il fascio, me ne rendo conto.
    non+autenticato
  • E' un commento che condivido. Mi interesserebbe molto sapere in quale misura sia condiviso dalle diverse parti della società italiana. Se non mi sbaglio, mi è stato chiesto di dare un mio commento, non di approvare o meno i commenti degli altri.
    non+autenticato
  • personalmente ne gestisco un centinaio di server... non hai manco idea di cosa sappiamo fare

    vi

    non openoffice...

    MI BUMMO

    Orazio Porzipio Research Team
    non+autenticato
  • oltre ad amministrare dei server, scrivere le latterina con openoffice/msoffice?

    avete dei siti in cui mostrate le vostre capacità?

    oramai tutti sanno usare il PC, tutti vogliono amministrare server, tutti vogliono ottimi stipendi, tutti vogliono tutto, sopratutto ( lavorare vestiti bene e non sporcarsi ).


    Ma sopratutto cosa intendete con IT? Quali settori prendete in considerazione?
  • Anche secondo me la situazione è troppo generalizzata.
    C'è chi considera i "nuovi operai" i tecnici che fanno manutenzione o i programmatori e chi crede non sia informatico il ricercatore scientifico che non sa programmare ma che crea nuovi modelli e metodi informatici.
    snem
    235
  • Quando hai cliccato su 'Invia' per scrivere il tuo commento si è attivata una funzione scritta ad-hoc da un professionista IT.
    Discorso analogo per ogni altro clic che fai ovunque e per ogni tasto che premi su qualsiasi tastiera.
    Spesso le funzioni non sono già pronte tocca scriverle
    non+autenticato
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