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Un pornocrack scagliato contro Facebook

Il social network denuncia un big del porno: avrebbe tentato di scassinare il portalone e sottrarre i dati e le foto degli utenti

Roma - Duecentomila. Questo è il numero di tentativi con cui Istra Holdings Inc., meglio conosciuta come Slickcash.com, ha tentato di accedere ai server di Facebook. Obiettivo, tentare di appropriarsi delle informazioni personali sui 34 milioni di utenti del social-portalone.

L'attacco protratto per due settimane non si sarebbe limitato a un solo indirizzo: dopo che il primo IP è stato bloccato, secondo quanto riportato nella denuncia, altri indirizzi - tutti risultati assegnati alla stessa azienda - hanno tentato le medesime operazioni. Un comportamento illegale, quello dell'intraprendente azienda canadese, specializzata in porno. Un comportamento che non è affatto piaciuto a Facebook, che ha sporto denuncia. "Ogni richiesta era un tentativo di istruire i server di Facebook a inviare le informazioni sugli utenti all'indirizzo IP dell'azienda", si legge nei documenti ufficiali. "Ma tali richieste hanno generato messaggi di errore, subito rilevati come tentativi non autorizzati di accedere a informazioni riservate".

Dalla documentazione, tuttavia, non emerge con chiarezza a quali tipi di informazioni la società canadese avrebbe tentato di accedere. Nella denuncia si spiega che "gli estensori, consapevolmente e senza permesso, hanno preso, copiato o fatto uso di dati da computer e da reti di proprietà di Facebook".
Il social-portalone, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, consente agli utenti di inserire dati considerati "sociali", quali ad esempio la data di nascita, la città di nascita, l'indirizzo di posta elettronica, il numero telefonico o il luogo di lavoro, le proprie foto. Tutte informazioni, restando nel "quadro sociale" di Facebook e giocando con le parole, "socialmente utili". Utili nel social network di Facebook finché vi restano circoscritte; ma anche molto, molto appetitose per altre aziende, operatori del porno compresi.

Il "fattaccio" è avvenuto in rete a giugno scorso ma, riferisce il Toronto Star, è stato possibile presentare la querela solo dopo che la Corte ha autorizzato Rogers Communications e Look Communications, i due provider Internet coinvolti loro malgrado nella vicenda, a rivelare le informazioni identificative sul proprio cliente a luci rosse.

Facebook sostiene di aver subito danni per "più di 5 mila dollari", di essere stata "irreparabilmente danneggiata" dalla vicenda e di poterlo dimostrare in sede di giudizio.

Marco Valerio Principato
3 Commenti alla Notizia Un pornocrack scagliato contro Facebook
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  • Secondo me quella dei 5000$ di danno è una scusa per poter perseguire quella società. Se un giovane ragazzo avesse provato a fare la stessa cosa arrecando lo stesso danno non credo l'avrebbero perseguito, ma un'azienda che fa duecentomila tentativi non può e non deve passarla liscia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Michele
    > Secondo me quella dei 5000$ di danno è una scusa
    > per poter perseguire quella società. Se un
    > giovane ragazzo avesse provato a fare la stessa
    > cosa arrecando lo stesso danno non credo
    > l'avrebbero perseguito, ma un'azienda che fa
    > duecentomila tentativi non può e non deve
    > passarla
    > liscia

    Ma per favore... al limite e' il contrario.
    non+autenticato
  • ...che questi dati sensibili degli utenti di Facebook fossero disponibili al pubblico, ma Facebook cerchi di filtrare quale pubblico può accedervi?
    Forse perché ho letto e sentito di lamentele di utenti Facebook che non si raccapezzano sulla gestione della visibilità del profilo da parte degli estranei?
    Ho guardato come sono fatte le impostazioni della privacy, ho l'impressione che se impostate male possano lasciare buchi indesiderati, è un insieme troppo eterogeneo di allow e deny list.
    non+autenticato