Corea, il paese dei pirati del cinema

Viene raccontato con sorpresa che quasi la metà degli utenti sudcoreani scarica illegalmente in media un film alla settimana. C'è davvero di che sorprendersi?

Roma - C'è sorpresa e maraviglia in certe cronache che nelle scorse ore raccontano di come quasi la metà degli utenti Internet della Corea del Sud si diletti nello scaricare mediamente un film alla settimana. In modo illegale, e in particolare attraverso le piattaforme di sharing.

Il benemerito Korea Times invece e non a caso sottolinea come proprio la Corea sia "uno dei paesi a maggiore densità di connessione". Il che è un eufemismo: la Corea è da anni il paese più wired di tutti, e se i Giapponesi si sono avvicinati a quella "densità" è solo perché lo smartphone se lo portano anche sotto la doccia e anche quello conta come un accesso.

La chiave del sondaggio eseguito dal Consiglio del Cinema Coreano sembra dunque tutta lì: la disponibilità di Internet è enorme, gli accessi sono ad ogni angolo di strada, in casa la banda larga è cosa comune. Ergo: il download di film è diffuso. Semplicistico? Forse. Ma come leggere allora il fatto che tra i 15 e i 49 anni il 47,3 per cento ha scaricato almeno un film alla settimana dalle piattaforme di file sharing?
In realtà la risposta la danno proprio gli intervistati: il 32,7 per cento di loro ha dichiarato di averlo fatto perché è gratis, il che sarebbe la prima ragione del download. Ma il 20,9 per cento ha parlato anche di ragioni di tempo, di comodità di utilizzo. Questa è una delle ragioni che molti ascrivono al successo delle piattaforme di peering rispetto a certi servizi legali che, seppure gratuiti, non raggiungono lo stesso grado di flessibilità, un elemento sul quale le major di settore stanno certamente riflettendo.

Secondo le stime del Consiglio, dunque, il "downloader tipico" ha scaricato 54,5 film nel corso dell'ultimo anno. Ma non è questo il dato di vero interesse per l'industria del cinema. La "ciccia" sta infatti nella contrapposizione invero un po' forzata che viene fatta tra chi scarica e chi va al cinema. Se contro la pirateria vi fosse una regolamentazione più severa, sostiene il Consiglio, il 34,3 per cento degli scaricatori tornerebbe al cinema, il che fa supporre che vi sia una fetta di downloader che non vanno più al cinema perché scaricano da Internet. Il 16,1 per cento, inoltre, sarebbe pronto nel caso di nuove leggi a rivolgersi a servizi di download legale, mentre per il 7,5 per cento nulla cambierebbe.

È vero, meno di 3mila persone costituivano il campione statistico su cui è stato elaborato il sondaggio, ma il Consiglio insiste che il 28 per cento degli utenti trova il download illegale troppo complicato, mentre il 18,3 per cento preferisce evitarlo per paura dei virus.

Nei fatti, e su questo l'industria potrebbe voler riflettere, solo il 12 per cento degli utenti ha dichiarato di non scaricare perché non vuole violare le proprietà intellettuali. Una motivazione del tutto ragionevole ma che stenta ad "attecchire" in tutto il mondo ricco.
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