Nudità, i media ritirano le foto dello scandalo

Laure Manaudou vede se stessa nuda su web, suo malgrado. I giornali, anche quelli più blasonati, ci si fiondano sopra e ripubblicano le immagini in tutto il Mondo. Ora si cerca di rimuoverle. Ma siamo su Internet

Roma - Celeberrima e apprezzata nuotatrice, la francese Laure Manaudou è la vittima di uno scandalo fotografico che l'ha travolta con la complicità di buona parte dei media, anche italiani, che nei giorni scorsi non ci hanno pensato due volte per ripubblicare ovunque le sue foto naked. Nuda, in pose che avrebbero dovuto rimanere private, impropriamente definite "hard", ha subìto la diffusione senza poter far nulla. Fino a qualche ora fa, quando quei media che le avevano ripubblicate con gran fanfara hanno iniziato a rimuoverle dai loro siti.

la celebre nuotatricePerché? Come sottolinea l'avvocato Daniele Minotti, già noto ai lettori di Punto Informatico, il motivo sta nel fatto che la pubblicazione di quelle fotografie letteralmente rubate rappresentano un illecito. Nessun diritto di cronaca a cui appellarsi, la loro pubblicazione viola i diritti della nuotatrice.

L'origine di quelle immagini rimane tutta da verificare. Vista la pubblica querelle della stessa nuotatrice con l'ex fidanzato, il celebre nuotatore Luca Marin, molti avevano pensato che fosse proprio lui la fonte di quelle foto, cosa che Marin ha ieri smentito con stizza: "Con queste foto non c'entro. Ho visto con grande dolore le foto di Laure sui siti italiani. E mi è stato anche riferito che si dice che tali immagini siano state messe in rete da me o con il mio consenso. Tutto questo è privo di senso. Non ho nulla a che vedere con queste fotografie. Qualora queste assurde insinuazioni proseguissero mi vedrò costretto ad agire per tutelare la mia reputazione".
E dunque?
Al di là dell'interesse morboso per quelle foto, cavalcato anche qui in Italia ancora oggi da molti siti, lo stesso Minotti ricorda l'articolo 615 bis del Codice penale, "Interferenze illecite nella vita privata":
Chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'art. 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.
Difficile prevedere, dunque, quali saranno gli strascichi giudiziari, se ve ne saranno, di questa vicenda. Quel che è certo è che quelle foto rubate sono apparse in rete e, seppur rimosse dai siti dei principali media, e se anche verranno rimosse dai siti che tuttora le pubblicano, continueranno a circolare, come accade con pressoché qualsiasi contenuto pubblicato in rete, figuriamoci con materiali che in pochi giorni hanno conquistato tanta popolarità.
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