Diritto d'autore, Mazza a Rutelli

Il presidente FIMI: se proprio si deve toccare la legge non si può prescindere da quanto accade in Europa. Proprio la UE e la Dottrina Sarkozy sono punti di riferimento. La posizione dell'Industria Musicale Italiana - Il testo completo

Roma - Di seguito la posizione di Enzo Mazza, presidente di FIMI, Federazione dell'Industria musicale italiana, espressa al vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli in merito alle proposte di riforma delle leggi sul diritto d'autore. Al centro mercato, pirateria, Internet, Dottrina Sarkozy

Onorevole Ministro:
Mi è stato chiesto in questa sede di farmi portatore della posizione delle imprese che producono contenuti creativi e che dipendono fortemente dalle normative sulla proprietà intellettuale.
Nel mio caso, quale Presidente di FIMI, la federazione di categoria che rappresenta le maggiori imprese del settore musicale, desidero illustrare anche tramite alcuni esempi i problemi di un settore che sta vivendo profondi mutamenti che sono il frutto di una vera e propria "rivoluzione industriale", con i rischi e le opportunità che tale situazione comporta.

Da sempre l'Italia è stata all'avanguardia nella produzione di contenuti creativi, dal cinema, all'editoria, alla musica, e da sempre la creatività italiana è stata anche un formidabile veicolo per promuovere il "made in Italy" nel Mondo.
Oggi ci troviamo di fronte alle crescenti opzioni che ci sono offerte dalle reti digitali, la cui struttura ed articolazione consente, in un battito di ciglia e potenzialmente a chiunque nel pianeta, di accedere ai repertori delle opere degli artisti italiani, e nel nostro caso, di conoscere l'intera produzione musicale italiana, stando seduti davanti ad un computer connesso ad Internet in qualsiasi parte del globo.

Tutto questo significa che la creatività italiana si troverà anche a competere, sul piano interno, con una enorme offerta di contenuti che saranno messi a disposizione della collettività sulla Rete da parte di soggetti che operano da altri Paesi e che, inevitabilmente, attrarranno l'interesse dei consumatori italiani.

Ecco perché, secondo noi, nell'affrontare la questione della riforma della legge sul diritto d'autore non si può prescindere dal riconoscimento della necessità di definire una "strategia Paese" per la diffusione e la promozione dei contenuti italiani nelle reti digitali ed, al medesimo tempo, non è possibile omettere un'attenta valutazione dell'impatto economico e dell'incidenza sui modelli di business delle decisioni strategiche assunte dalla linea politica voluta dal Paese nei confronti del cosiddetto e-content.

Con questo spirito, coerente e razionale, abbiamo seguito e contribuito ai lavori delle Commissioni costituite nelle diverse sedi competenti, evidenziando sempre ed in ogni istante che qualunque riforma legislativa deve essere improntata al rafforzamento ed all'attuazione delle norme sulla proprietà intellettuale in Italia, laddove ormai è chiaro a tutti che l'economia dei beni immateriali diverrà a breve, ove già non lo fosse, una parte consistente dell'economia mondiale.

Onorevole Ministro, se dall'analisi del lavoro svolto dalle Commissioni dovesse emergere la necessità di rivedere le norme in vigore in Italia in materia di Diritto d'Autore ci permettiamo di evidenziare i seguenti punti, per noi fondamentali.

Desideriamo anzitutto sottolineare che l'attuale assetto normativo della legge italiana sul diritto d'autore, per quanto per certi versi suscettibile di miglioramento, appare largamente conforme all'acquis comunitario ed ai trattati internazionali vigenti in materia, tutti improntati - è importante sottolinearlo - ad assicurare un elevato grado di tutela ai diritti esclusivi d'autore e connessi.

Anche il recente Report della Commissione Europea, che ha affrontato la questione dell'impatto, in sede di implementazione della Direttiva Copyright, la Dir. 2001/29/CE, non ha evidenziato, nelle decisioni della varie Corti statali, storture o problematiche tali da consigliare una revisione della normativa comunitaria. L'aderenza della normativa italiana al dettato comunitario è, secondo noi, molto stringente ed efficace. Negli anni sono state poi adottate misure valide sul piano penale, con una modulazione degli interventi ed una proporzionalità delle sanzioni, anche per le violazioni commesse tramite la rete Internet, che sono state utilizzate come modello anche in altri Stati dell'Unione Europea.

Se problemi vi sono nel nostro Paese, questi sono essenzialmente connessi all'inadeguatezza dell'enforcement delle disposizioni in vigore, che dovrebbe essere rafforzato sia con la previsione di strumenti più ampi ed incisivi, sia soprattutto con un'adeguata educazione degli operatori. Non a caso di recente, la stessa magistratura italiana, anche grazie alle iniziative dei Ministri Mastella, per la Giustizia, e D'Alema, per gli Esteri - quest'ultimo anche in qualità di rappresentante in seno all'organizzazione internazionale per la proprietà intellettuale (WIPO) - ha emesso, tramite le principali Procure della Repubblica, circolari che invitano i magistrati e le forze dell'ordine ad una maggiore attenzione al fenomeno contraffattivo e della pirateria.

Non va dimenticato, infatti, che l'Italia, unico Paese europeo, è ancora nella lista della legge "Special 301" del Dipartimento del Commercio USA, lista che include i Paesi contraddistinti da una scarsa attenzione alla lotta contro la pirateria intellettuale e che ciò rischia di pregiudicare gli investimenti delle maggiori imprese internazionali che producono creatività nel nostro Paese, già ai livelli più bassi in Europa.

Questo vale anche per l'ambiente online, ove la migliore tutela dei titolari dei diritti, dei fornitori di servizi e dei consumatori dovrebbe essere ricercata (invece che in astratte petizioni di principio) nell'effettiva promozione di servizi legali di distribuzione dei contenuti digitali. Pensiamo ad esempio che nel solo settore musicale, il mercato del download legittimo in Italia è pari a quasi il 10 % di tutte le vendite di prodotti musicali e che nell'area dei videoclip musicali, le ore di "trasmissione" di tali contenuti sui maggiori siti Internet e accessibili legalmente e gratuitamente dai fan hanno ampiamente superato quelle trasmesse tramite la televisione.

Risultato questo, non facile da perseguire in un contesto ove la pirateria dilaga, anche perché spesso essa è presentata come fenomeno scusabile, se non addirittura consigliabile, e dove anche illustri rappresentanti delle istituzioni affrontano il tema impreparati e con posizioni smaccatamente populistiche. Al contrario, si dovrebbe operare proprio nel senso di migliorare l'informazione degli operatori e dei consumatori, utilizzando peraltro prevalentemente normative già esistenti (come il codice del consumo), ovvero adoperandosi per agevolare la collaborazione fra le industrie del settore, sia quella culturale che quella dei fornitori dei servizi, al fine di promuovere l'accesso a contenuti di qualità a condizioni ragionevoli ed in modalità sicure.

Su tale fronte, l'esempio dei risultati raggiunti dalla Commissione voluta dal presidente francese Sarkozy e le iniziative in atto in tema di e-content a livello di Commissione EU, dovrebbero costituire un punto di riferimento per una efficace agenda di lavoro.

Tutto ciò suggerirebbe di mantenere gli interventi sulla legge 633/41 nell'ambito della misura minima indispensabile a realizzarne l'aggiornamento e l'armonizzazione con altri settori normativi di pari impatto, sull'esempio di quanto è stato fatto in sede di redazione del codice della proprietà industriale.

Se si intendesse, invece, perseguire l'obiettivo di introdurre innovazioni normative più impegnative, sarebbe necessario - oltre che rispettare i principi di acquis comunitario sopra citati - valutare attentamente, come già detto, quale potrebbe essere l'impatto economico delle nuove disposizioni sul mercato, per evitare di creare ad esso distorsioni tanto più esiziali, in quanto localizzate solo nel nostro Paese, che rappresenta una porzione significativa di un mercato, per sua natura internazionale, esposta alla massima concorrenza da parte degli operatori stranieri.

La ringrazio per l'attenzione.

Enzo Mazza
Presidente
FIMI - federazione industria musicale italiana
Confindustria - Sistema Cultura
Componente effettivo del Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d'Autore
52 Commenti alla Notizia Diritto d'autore, Mazza a Rutelli
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  • E come al solito quando non si sa da che parte parare ci si raccoglie dietro alla corporazione.
    In queste tre frasi a parer mio c'è la sintesi dell'intero suo discorso:
    "Da sempre l'Italia è stata all'avanguardia nella produzione di contenuti creativi, dal cinema, all'editoria, alla musica, e da sempre la creatività italiana è stata anche un formidabile veicolo per promuovere il "made in Italy" nel Mondo.
    Oggi ci troviamo di fronte alle crescenti opzioni che ci sono offerte dalle reti digitali, la cui struttura ed articolazione consente, in un battito di ciglia e potenzialmente a chiunque nel pianeta, di accedere ai repertori delle opere degli artisti italiani, e nel nostro caso, di conoscere l'intera produzione musicale italiana, stando seduti davanti ad un computer connesso ad Internet in qualsiasi parte del globo.

    Tutto questo significa che la creatività italiana si troverà anche a competere, sul piano interno, con una enorme offerta di contenuti che saranno messi a disposizione della collettività sulla Rete da parte di soggetti che operano da altri Paesi e che, inevitabilmente, attrarranno l'interesse dei consumatori italiani."
    L'ultima parte è addirittura farneticante: " con una enorme offerta di contenuti che saranno messi a disposizione della collettività sulla Rete da parte di soggetti che operano da altri Paesi e che, inevitabilmente, attrarranno l'interesse dei consumatori italiani", ovvero chiudiamoci a riccio perché ci saranno tante e tali proposte che gli italiani preferiranno guardare all'estero piuttosto che ai nostri prodotti, questo è il senso di questa farneticazione?
    Ma signore questa si chiama concorrenza, ha idea di cosa parlo? Ovviamente no, in Italia la concorrenza quando inizia a formarsi viene stroncata dalle persone come lei, che preferisco i cartelli e le corporazioni alla libertà.
    Signore, le chiedo di farsi da parte e di far decollare questo paese, dia uno sguardo a quei paesi europei che oggi sfidano l'Italia sul suo, suo di lei, cammino e sono anni avanti.
    Guardi come fanno e cerchi di capire cosa significa la parola concorrenza.

    In ultimo, ma non ultimo, che c'entra tutto ciò con la pirateria?

    MG.
    non+autenticato
  • Penso che TUTTI i prodotti culturali dell'ingegno debbano avere il massimo della diffusione e della accessibilità, sempre nella salvaguardia dei diritti degli autori e di coloro che investono in mezzi di diffusione di tali prodotti.
    Mi spiego meglio: gli autori devono "sempre" essere remunerati, quale che sia il mezzo con cui l'utilizzatore ottiene la disponibilità del bene 'culturale'; gli investitori solo quando il veicolo di diffusione è il prodotto della loro opera di diffusione (pellicola, cg, dvd ecc. ..). In definitiva la pirateria colpisce quasi esclusivamente gli autori o i loro aventi diritto. Poichè la rete è, oggi, il più potente mezzo di diffusione i cui investitori possono ben considerararsi anche gli stessi utenti (costo dell'ardware, adsl, elettricità, supporti, passione ,tempo), perchè non utilizzarlo per 'vendere' on line sopratutto musica, video remunerando gli autori anche quando lo scambio del prodotto avviene tra utenti? NON CREDO SIA DIFFICILE TROVARE IL SISTEMA !! OPPURE PERCHE' NON UN SITO DEDICATO SOLO A QUESTO DI CUI SIANO SOCI GLI STESSI AUTORI? Ovviamente ad un costo pari al diritto d'autore altrimenti percepito aumentato del costo di gestione del sito. Riflettete AUTORI
    non+autenticato
  • "Diritto d'autore, Mazza a Rutelli
    (PI - News) Il presidente FIMI: se proprio si deve toccare la legge non si può prescindere da quanto accade in Europa. Proprio la UE e la Dottrina Sarkozy sono punti di riferimento."

    ecco, invece cambiamo l'ultima frase "La svezia e altri paesi nordici sono punti di riferimento". Sempre europa e', no? caro il nostro europeista Mazza.

    Bello anche il pezzo "Al contrario, si dovrebbe operare proprio nel senso di migliorare l'informazione degli operatori e dei consumatori".
    Caro Mazza, ATTENTO a cosa ti auguri, pero'. Se tutta l'utenza (che a "loro" piace chiamare consumatori) si INFORMA, scoprira' che ci sono un sacco di privilegi di casta e leggi liberticide fondate su principi degli anni '40 e poi peggiorate, e aderira' al partito pirataCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • Ripeto nuovamente (mi piacerebbe sentire qualche commento al riguardo) 3 "piccole" osservazioni (fre le tante possibili) alla per nulla condivisibile lettera del Sig. M.:

    1) Il Sig. M. parla (e lo ripete tante volte) degli Autori, della tutela dei diritti degli Autori ecc. ecc. ... "dimenticando" di dire che, quando c'è da guadagnare con un'opera allora, (quasi) SEMPRE i diritti di sfruttamento facenti parte del diritto d'autore (l'altra parte è il diritto morale, e non economico, di sola paternità dell'opera) NON RISULTANO PIU' IN CAPO ALL'AUTORE ma sono detenuti dall'editore o dalla casa discografica o dal produttore cinematografico o della softwarehouse e via dicendo...

    Il Sig. M. però NON dice (sbadato eh!) che in realtà L'UNICA COSA che tutti questi "signori" vogliono che sia eternamente "tutelata" sono solo le grasse RENDITE PARASSITARIE spesso anche MONOPOLISTICHE che derivano loro dallo SFRUTTAMENTO DEL LAVORO ALTRUI.

    2) Quando il Sig. M. si preoccupa della tutela di opere protette dal "diritto d'autore" si riferisce SOLO ad alcune di queste opere (quelle che, come già detto, possono essere sfruttate economicamente come rendite parassitarie pressoché eterne, alla faccia degli autori): "best seller" editoriali, musica, cinema, software commerciali, ...

    Si dimentica però che il c.d. "diritto d'autore" tutela (si fa per dire) TUTTE le opere dell'ingegno: pubblicazioni e ricerche scientifiche, software libero o opensource, materiale didattico e culturale vario (scuole, università, ...), documenti storici, ecc. ecc. ecc. ...

    Insomma, il Sig. M. e compagnia bella, della libera circolazione delle idee, della conoscenza e del sapere non si curano affatto...
    E se certe normative hanno come "effetto collaterale" quello di "uccidere" la libera circolazione delle idee, della conoscenza e del sapere, a loro che importa?
    L'importante è che loro becchino i soldi senza versare una goccia di sudore!...

    3) Tante cose belle ed importanti nella lunga lettera del Sig. M.: le "imprese del settore musicale", la "creatività italiana", il "made in Italy", la "Rete", la "strategia Paese", l' "impatto economico", i "modelli di business", i "fornitori di servizi", la "concorrenza"...

    Peccato che in questa lunga lettera sia del tutto assente la parola UTENTI anche se, a onor del vero, compare per tre volte (e in ben precisi contesti...) la "trasposizione" economica che ne fa il Sig. M.: gli utenti diventano "consumatori" (che non sono persone ma soggetti astratti del mercato, che esistono in quanto e solo perché cacciano i quattrini)...

    Così... tanto per farci capire meglio quale sia il reale punto di vista di questa gente...

    Un saluto a tutti gli amici CONSUMATORI!
    non+autenticato
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