Editoria, quando è obbligatorio registrarsi

di Franco Abruzzo, pres. Ordine dei Giornalisti della Lombardia - La norma è chiara: devono registrarsi gli editori, chi pubblica a scopo di lucro, chi impiega iscritti all'Ordine e chi vuole accedere alle provvidenze pubbliche

Roma - Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento di Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, sulla delicata questione dell'editoria, della legge 62/2001 e degli obblighi di registrazione di siti e attività editoriali online.

Sulla registrazione delle testate online ora si possono scrivere parole definitive e soprattutto chiare. Nel Roc (Registro degli operatori della comunicazione) finiranno solo gli editori, che pubblicano testate giornalistiche (anche telematiche) caratterizzate dalla regolare periodicità, che prevedono di conseguire ricavi dalla loro attività, che puntano a ottenere dallo Stato "benefici, agevolazioni e provvidenze" e che utilizzano nelle redazioni giornalisti assunti a tempo pieno.

Sono queste le novità di maggior rilievo contenute nella delibera n. 236 (adottata il 30 maggio 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2001, supplemento ordinario n. 170) con la quale l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha reso applicabile e operativa la legge 62/2001("Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali. Modifiche alla legge 5 agosto 1981 n. 416").
L'orientamento dell'Agcom è stato confermato dall'articolo 31 (punto a) della legge n. 39/2002 ("legge comunitaria 2001") il quale impegna il Governo a emanare un decreto legislativo con questo principio e criterio direttivo: "Rendere esplicito che l'obbligo di registrazione della testata editoriale telematica si applica esclusivamente alle attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62, o che comunque ne facciano specifica richiesta".

Frattanto il Contratto nazionale di lavoro giornalistico (Cnlg) 2001-2005 dal primo marzo 2001 è stato esteso, con l'allegato N, anche al "lavoro nei giornali elettronici", mentre la legge professionale dei giornalisti n. 69/1969 prevede il praticantato e l'apprendistato dei pubblicisti solo nelle testate regolarmente registrate, "pilotate" da un direttore responsabile autorizzato dalla legge a comunicare all'Ordine lo status dei suoi collaboratori.

In sintesi le testate giornalistiche on-line - definite "prodotto editoriale" - devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore, quando hanno una regolare periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale, etc), quando chiedono e ottengono il sostegno finanziario statale e anche quando in organico hanno redattori giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti.

L'articolo 1 (terzo comma) della legge 62/2001 va letto in sintonia con l'articolo 16 (semplificazioni) della stessa legge 62; con gli articoli 2 e 5 della legge n. 47/1948 sulla stampa; con gli articoli 1, 2 e 27 della delibera n. 236/2001 dell'Agcom; con l'articolo 31 (punto a) della legge n. 39/2002; con l'allegato N ("lavoro nei giornali elettronici") del Cnlg (Contratto nazionale di lavoro giornalistico) 2001-2005 che ha forza di legge (dopo l'emanazione del Dpr n. 153/1961); con l'articolo 34 della legge professionale n. 69/1963 che regola la "pratica giornalistica" nelle testate regolarmente registrate e con l'articolo 35 della stessa legge che fissa le "modalità d'iscrizione nell'elenco dei pubblicisti". In entrambi gli scenari, il direttore responsabile indossa i panni del "certificatore".

L'articolo 16 della legge 62/2001 recita: "I soggetti tenuti all'iscrizione al registro degli operatori di comunicazione, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249, sono esentati dall'osservanza degli obblighi previsti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. L'iscrizione è condizione per l'inizio delle pubblicazioni". L'articolo 1 della delibera dell'Agcom (Soggetti e imprese obbligati all'iscrizione nel Roc) spiega che sono obbligati all'iscrizione nel Roc:
i soggetti esercenti l'attività di radiodiffusione;
le imprese concessionarie di pubblicità;
le imprese di produzione e distribuzione di programmi radiotelevisivi;
le imprese editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste;
le imprese che editano agenzie di stampa di carattere nazionale;
i soggetti esercenti l'editoria elettronica e digitale;
le imprese fornitrici di servizi di telecomunicazioni e telematici.

Sono evidenti le ragioni per le quali i "soggetti" e le "imprese", descritti nell'articolo 1 della delibera, "sono esentati dall'osservanza degli obblighi previsti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47": le imprese editoriali non hanno cittadinanza nella legge 47/1948 sulla stampa. Presso i tribunali, invece, vengono registrate le testate giornalistiche (di cui agli articoli 2 e 5 della legge 47/1948). L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione (Roc) "costituisce requisito per l'accesso a benefici, agevolazioni e provvidenze nei soli casi espressamente previsti dalla normativa vigente" (articolo 27 della delibera) e condiziona "l'inizio delle pubblicazioni". Le finalità delle due registrazioni sono divergenti: quella presso i tribunali serve a individuare le responsabilità (civili, penali, amministrative) collegate alle pubblicazioni anche telematiche; quella presso l'Agcom tutela la trasparenza del settore editoriale tradizionale e digitale (quinto comma dell'articolo 21 della Costituzione: "La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica").
62 Commenti alla Notizia Editoria, quando è obbligatorio registrarsi
Ordina
  • Nel piccolo comune di montagna dove abito, stampiamo un giornalino composto da 8 pagine (2 A4 piegati). I redattori degli articoli sono, generalmente, gli abitanti del paese. Il giornalino viene stampato quando c'è il materiale sufficiente per "riempirlo", e su di esso viene indicato il n° progressivo e il giorno in cui viene stampato. Vorrei sapere se con queste caratteristiche rientriamo nelle pubblicazioni che devono essere registrate e avere un Direttore Responsabile.
    Cosa bisogna fare per non dover ottemperare a questa disposizione, a parte non stamparlo?
    Grazie
    non+autenticato
  • L'Art. 21, che questo articolo omette di riportare per esteso (ma provvedo in fondo a questo commento) è in verità assolutamente lampante, chiaro, lapalissiano. È veramente difficile e curioso capire cosa vi possa essere di oscuro o non chiaro in questo articolo che faccia ad alcuni (o ad una categoria) considerare legittime legislazioni che con esso sono platealmente in contrasto.

    L'esistenza dell'Ordine dei Giornalisti non è cosa incostituzionale in quanto vi è, in Italia e sempre in base alla stessa Costituzione, la facoltà di associarsi liberamente.

    Incostituzionale è la pretesa di assoggettare la stampa e comunque l'informazione, in qualsivoglia forma (e con qualsivoglia “sofisticheria” legislativa per aggirare in qualche modo i giusti limiti o le sacrosante libertà poste dalla Costituzione), non già ad una regolamentazione deontologica e legislativa che probabilmente sarebbe ed è auspicabile, ma ad una forma di autorizzazione che viene “di fatto” ad aversi nel momento in cui un qualunque cittadino italiano o gruppo di cittadini non può liberamente ed in qualsiasi momento iniziare un'attività di informazione a mezzo stampa se non ha un direttore responsabile iscritto all'OdG. Questo risulta in una limitazione plateale, palese, indubbia, notoria, chiara (ridondanza di concetto intenzionale) della libertà di stampa ed informazione.

    Una toppa a questo problema è stata posta con le testate tecnico-professionali. Ma vi sono ambiti di informazione che pur essendo in qualche modo abbastanza specifici (per es. l'intrattenimento) esuberano dai ristretti limiti tecnico-professionali, ritornando nuovamente alla necessità (obbligo incostituzionale) di avere un direttore responsabile che sia un giornalista iscritto all’albo e all’OdG.

    Un qualunque gruppo di persone che voglia avviare un'attività di stampa e informazione, pur avendo gli strumenti, i mezzi, l'etica, l'esperienza e la conoscenza del proprio settore od ambito di informazione necessarie, si trova di fronte alla barriera di dover reperire un fantomatico direttore responsabile con cui fare un contratto assurdo che in qualche modo limita i proprietari della testata nel loro nobilissimo scopo di fornire informazione e produrre un prodotto di stampa come loro stessi l'hanno ideato e sognato...

    In tutto questo vi sono evidentemente svariati errori che portano ad una evidente incostituzionalità delle legislazioni che vincolano la stampa e l'informazione a determinati requisiti non già di ordine morale od etico, che sarebbero certamente accettabili, ma ad obblighi che limitano e restringono la libertà di stampa comprimendola in un un'entità che rappresenta, posta in questi termini da una legge che dovrebbe essere assolutamente abolita, una vera e propria, mi si passi il termine, “oligarchia” dell'informazione.

    L'Ordine dei Giornalisti non deve essere abolito, al contrario, è fondamentale per i professionisti dell'informazione, fondamentale per definire principi etici e morali del settore, la deontologia del settore. Quello che deve essere abolito è l’obbligo di legarsi a questa associazione per poter fare informazione con qualunque mezzo.

    A dire il vero, visti i risultati e osservata la qualità e tipologia di informazione in Italia, sia sulla stampa che in televisione, è probabile che sia necessario, oltre all'abolizione delle leggi che vincolano la libertà di stampa all'OdG, una vera e propria riforma dell'ordine stesso che ad oggi produce un'informazione di squallido tenore, di toni sensazionalistici o allarmistici ma in definitiva vuoti (come si nota quando si ricama fino alla nausea su un'informazione che poteva essere data in dieci parole o si fanno delle telenovele di notizie drammatiche, o semplicemente si punta tutto sui drammi, sulla cronaca nera, o si evidenziano problematiche secondo la moda più che secondo una vera necessità o volontà eticamente sincera di informazione...), un'informazione che è più un prodotto da vendere, spesso con la sezione di essere legata a questa o quella corrente politica, ma più spesso ancora a finalità di manipolazione intenzionale dell’opinione pubblica, che non un vero servizio onesto, etico, morale ed utile verso l'utente finale che i giornalisti, e primi tra loro i direttori responsabili, dovrebbero rispettare: il pubblico.

    Se si guarda l’ultimo paragrafo dell’articolo 21 della Costituzione si nota facilmente che una gran parte della stampa attuale e delle attuali trasmissioni televisive potrebbero essere soppresse all’istante e questo nonostante gli obblighi di un direttore responsabile e l’esistenza dell’OdG. Il che può essere un punto di riflessione per il pubblico, per gli aspiranti editori, per gli aspiranti giornalisti e, si potrebbe sperare, per lo stesso OdG.

    Seguono articoli della Costituzione italiana.

    Cordialmente.




    Art. 21 della Costituzione italiana
    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

    Art. 18 della Costituzione italiana
    I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
    Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
  • Allora, facciamo il punto della situazione. Se uno non è un giornalista può fare soltanto un sito statico (cioè non aggiornato) e non può guadagnarci con i banner pubblicitari. Sapete in Italia quanti siti chiuderanno? La maggior parte, perchè i giornalisti sono pochissimi. Noi webmaster (non giornalisti) cosa stiamo facendo per protestare seriamente? La legge bavaglio esiste solo in Italia?
    non+autenticato
  • Viva l'informazione.
    L'informazione non deve essere ingabbiata o diventare monopolio di una oligarchia, ma deve restare libera, bene comune a cui tutti possono
    accedere sia nel consumarla, sia nel crearla. Sappiamo quanto sia importante l'informazione giusta al momento giusto. Basta vedere quando
    si tratta di investire in borsa. Ah se avessi saputo prima del caso Enron, del caso Wordlcom ...

    Certamente al Presidente Abruzzo non va di vedere che il giornale su carta e chi vi lavora deve sottostare a certe regole mentre il giornale virtuale su Internet pubblica senza dover sottostare a quelle regole e giustamente chiede la registrazione, il direttore responsabile, ecc.
    ecc. in modo che le regole e le tutele di chi vi lavora siano uguali per utti.

    Altrimenti si ha concorrenza sleale, disparità di trattamento, ecc.

    E' un modo di procedere a mio avviso sbagliato e miope. Al sopravanzare delle nuove tecnologie si cerca di adattare il nuovo al vecchio. Invece di cambiare le regole e adattarle alla nuova realtà, si chiede l'opposto. L'uomo che separato la storia in due dice che non si mette una toppa nuova su un vestito vecchio perché la toppa nuova strappa il vestito vecchio. Bene, applichiamo questa semplice ed aurea regola anche qui.

    Chiedo al Presidente Abruzzo di farsi promotore di cambiamento, di abolizione della vecchia legge del '48 sulla stampa, di adozione di nuove e moderne regole intese a dare spazio a tutti quelli che vogliono fare informazione sia su carta che online.

    E le garanzie e le tutele del lettore? Potrà obiettare Abruzzo. Ebbene io non credo nelle tutele dell'Ordine dei Giornalisti. Non ci ho mai
    creduto. Del resto basta vivere in prima persona certi avvenimenti ed episodi importanti per poi vedere con quanta superficialità e imprecisione molto spesso questi avvenimenti vengono riportati sui giornali del giorno dopo nelle pagine di cronaca.

    Mi tutela di più il mercato. Si' perché se compro un giornale e leggo fregnacciate e cose non vere, io quel giornale non lo compero più. Molti giornali per sopravvivere hanno bisogno di vendere, di raggiungere il maggior numero di persone, perché altrimenti la pubblicità li
    abbandona e con essa se ne vanno gli introiti e il giornale chiude. Quindi è nell'interesse del giornale dare le informazioni corrette. Ma questo non vuol dire assenza di regole. La diffamazione a mezzo stampa deve restare un reato punito e sanzionato.

    Allora signor Presidente se io voglio fare un sito di informazione per dire che a mezzogiorno, a pranzo, in casa mia, ho mangiato la pastasciutta con il ragù insieme alla mia famiglia, lo voglio poter dire liberamente e voglio anche poterci guadagnare qualcosa inserendo il banner della Barilla.

    Lo voglio poter fare, senza per questo dovermi iscrivere al tribunale e dover assumere il direttore responsabile iscritto all'Ordine dei
    giornalisti. Lo Stato mi deve mettere nelle migliori condizioni per poterlo fare, mi deve agevolare e non contrastare con assurde pratiche
    burocratiche.

    Signor Presidente i tempi cambiamo, si evolvono, le leggi si devono adeguare. L'informazione, la possibilità di fare informazione è un bene prezioso, è una ricchezza importante. Se viene monopolizzata e ingabbiata a beneficio di pochi, si compromette lo sviluppo e la crescita del paese.
    non+autenticato
  • Si devono iscrivere nel Roc non solo gli editori già iscritti nel Registro nazionale della stampa (Rns), ma anche "gli altri soggetti editori che comunque pubblicano una o più testate giornalistiche diffuse al pubblico con regolare periodicità per cui è previsto il conseguimento di ricavi da attività editoriale" (articolo 2, punto d, della delibera dell'Agcom)

    |anche se ho ricavi e non sono periodico
    |non devo iscrivermi al ROC
    |in quanto il prerequisito è la periodicità
    |e non lo scopo di lucro

    e che "intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62, o che comunque ne facciano specifica richiesta" (articolo 31, punto a, della legge n. 39/2002).

    |si noti *e* quindi devono sussistere entrambe |le cose
    |Ergo, nessuno si deve iscrivere credo, a parte
    |i giornali che escono ogni giorno
    non+autenticato
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