Alfonso Maruccia

USA, nasce la lobby dei videogame

Gli sviluppatori dei videogiochi vogliono conquistare il Congresso. In arrivo denari per i deputati e gruppi di pressione per difendere gli interessi di industria e gamer

Roma - Tempo di conferme importanti per l'industria videoludica: dopo aver incassato il riconoscimento del valore narrativo che può esserci in un videogame, le associazioni dei principali produttori vogliono scalare il colle più alto del potere americano, quella Capitol Hill dove in genere si parla di videogiochi solo per decidere se bandire l'ultimo killer-game o stabilire il tasso di violenza minimo necessario affinché un titolo esca sul mercato.

I videogame vogliono contare di più, e portavoce di questa esigenza sarà la Entertainment Software Association, l'organizzazione di settore che cura gli interessi di Sony, Nintendo, Microsoft, Konami, Ubisoft e altri. Come riferisce il New York Times, il presidente esecutivo di ESA Michael D. Gallagher ha presentato l'ultima iniziativa decisa dai soci dell'organizzazione, una political action committee (PAC) per fare azione di lobbying sui candidati al Congresso.

La trasparenza del sistema politico statunitense permette e incoraggia la donazione di somme di denaro da parte di associazioni e organizzazioni industriali, ed è in virtù di tale trasparenza che, dalla fine del prossimo marzo, anche ESA cercherà il consenso dei deputati per le tematiche che riguardano strettamente il settore videoludico.
Le somme stanziate per il finanziamento dei candidati partono da 50mila e arrivano a 100mila dollari totali, ammontare che Gallagher descrive come proporzionato a quello che simili comitati associati all'industria di cinema e musica versano ai congress-man. La legge federale prevede a tale riguardo che la somma massima per singolo deputato non superi i 5mila dollari. Cifre forse non esagerate, ma che sono, secondo il presidente di ESA, fondamentali per far sapere al Congresso che "gli stiamo dietro".

Fare pressione sui deputati affinché si occupino dell'industria per farla crescere e preservarne introiti e indipendenza creativa: questo l'obiettivo dell'azione di lobbying operata sui membri del Congresso. Sembrano lontani i tempi in cui la senatrice Hillary Rodham Clinton, attualmente in corsa alle primarie per la scelta del prossimo candidato democratico alla Casa Bianca, propose di irrigidire le norme federali per la vendita di videogame a causa delle provocazioni sessuali incluse in GTA: San Andreas.

L'approccio ai videogame si è forse evoluto negli ultimi tempi grazie a Nintendo Wii, la "console dei miracoli" che ha riportato il produttore nipponico al centro della scena e ha permesso, con il suo controller innovativo e l'approccio focalizzato in buona parte alla conquista dei casual gamer, di modificare radicalmente la percezione dei videogame, e diffonderli anche in ambienti poco usi a seguire le tendenze del settore.

E non bastasse l'iniziativa dei produttori, Gallagher dice di aver pensato anche alla mobilitazione dei videogiocatori propriamente detti: ESA ha approntato il Video Game Voters Network, un gruppo di voto a cui sono iscritti già 100mila appassionati, che si oppone fermamente all'utilizzo di un metro di giudizio diverso per i videogame rispetto al cinema quando si tratta di stabilire paletti all'utilizzo e alla commercializzazione.

"Se io posso presentarmi nell'ufficio di un membro del Congresso e dirgli che abbiamo 20mila cittadini votanti nel loro stato che hanno già messo la firma a proposte basate sulle questioni videoludiche che interessano loro, la cosa ha un potere di influenza notevole", dice sicuro Gallagher al NY Times.

Alfonso Maruccia
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