
Proprio poco tempo fa PI ha pubblicato un
articolo dove uno studio mette in evidenza come gli investimenti sulla pubblicità online nel 2001 sono aumentati, ma la crescita c'è stata solo sulle email e sugli sms pubblicitari a discapito dei più tradizionali banner (anche se questi ultimi sono ancora parte predominante della pubblicità online). Perché? Perché le email e gli sms, arrivando direttamente dentro il computer o dentro il cellulare del potenziale acquirente, tendono ad essere più invasivi.
Il carattere invasivo di questi due mezzi però, espone l'autore delle comunicazioni a potenziali beghe legali, qui in Italia e tra breve anche in tutta Europa. Andiamo a vedere il perché analizzando cosa dice la legge.
Le basi legislative.Nei primi anni di esistenza dello spam, l'unica strada possibile era segnalare l'uso illecito della posta elettronica al fornitore di servizi (vedi la
Guida di Leonardo Colinelli) sperando che quest'ultimo fosse sensibile alle problematiche degli utenti, anche di quelli degli altri fornitori; inoltre, gli stessi protocolli e server di posta elettronica non erano progettati per prevenire questo abuso ed infatti un utente asiatico poteva tranquillamente sfruttare un server australiano per inviare enormi quantità di posta spazzatura ad un utente italiano.
Da lì ad oggi sono state introdotte delle regole a livello tecnico (l'aggiornamento dei server open-relay) e delle regole a livello legislativo: leggi sulle comunicazioni, sul commercio a distanza e sulla privacy.
Prima di tutto bisogna chiarire il concetto di
opt-in al quale si contrappone l'
opt-out. Così come suggerito dal nome, l'opt-in sancisce il diritto alla scelta da parte dell'utente internet di ricevere o meno comunicazioni (così come cookies o quant'altro non possa essere controllato a priori dall'utente); l'opt-out invece lascia a posteriori all'utente la sola possibilità di essere escluso da ulteriori comunicazioni.
In uno scenario globale dove la regola fosse l'opt-out, ogni privato, ogni associazione ed ogni società nel mondo potrebbero mandare almeno una comunicazione ad ogni indirizzo di cui sono entrati in possesso: facendo due conti è facile capire come ogni utente sarebbe potenzialmente bersagliato da centinaia di email al giorno. Per questo molti siti in internet (in Italia segnaliamo
Nospamware e
Fighters4web) ed alcune organizzazioni mondiali (come
CAUCE, di cui esistono filiali praticamente in ogni angolo del globo) si battono da anni per regolamentare efficacemente a livello legislativo in tutto il mondo le comunicazioni con la regola dell'opt-in: libertà di scelta.
Purtroppo la scarsa regolamentazione in alcuni paesi (soprattutto asiatici) o l'aperta accettazione dell'opt-out di altri (come alcuni stati della federazione USA), rendono complesse ed a volte impossibili le battaglie contro lo spam.
In Europa è stata varata da poco una
normativa che sancisce in tutti i paesi della UE la regola dell'opt-in, lasciando però ad ognuno di questi una grande libertà nel recepirla ed imponendo al contempo delle strette regole di controllo che spaziano anche in altri campi di applicazione. Una buona fonte di informazione riguardo le leggi che possono essere chiamate in causa nel mondo contro lo spam lo si trova sul sito
http://www.spamlaws.com/.