
La cosa che più allarma in materia di spam è che molte aziende, anche di grosse dimensioni, ignorano o fanno finta di ignorare la vera natura della legge sulla privacy, relegando spesso l'applicazione della stessa ad una mera formalità da espletare al momento della sottoscrizione di un contratto. Le aziende infatti (ma anche associazioni culturali e privati) spesso per esigenze di marketing, sono portate ad usufruire dei dati dei propri utenti per eseguire operazioni pubblicitarie senza fornire una dichiarazione esplicita di questo uso nella loro informativa sulla privacy. Provate a mandare una richiesta informazioni a norma di legge ad una qualunque grossa società che tratta i vostri dati, quante vi risponderebbero? Quante vi risponderebbero nei termini di legge?
Per esperienza possiamo dire che molte non rispondono affatto, altre rispondono dopo mesi (sono arrivate anche a 6 mesi) ed i contenuti delle risposte rivelano una grossa ignoranza sulla materia anche quando a rispondere è l'avvocato della società chiamata in causa.
Ne sono l'esempio gli innumerevoli form online che permettono di registrarsi presso un sito senza esporre una chiara e corretta informativa sulla privacy. In realtà, tutti i form online, che essi siano necessari per attività commerciali, per servizi gratuiti o per semplice ingresso in un forum di discussione, dovrebbero fornire all'utente una dichiarazione delle modalità di trattamento dei dati che sta per inserire e degli usi che ne verranno fatti specificando se i dati saranno trasferiti a terze parti o usati per operazioni pubblicitarie. Quanti form includono queste informazioni? Ed ancora, quanti utenti stampano e mettono da parte le informative che stanno per accettare nel sottoscrivere un account online? La risposta alle due differenti domande è sempre la stessa: troppo pochi.
Questi problemi però sono solo il risultato di una mancanza di sensibilità in materia di privacy e della poca dimestichezza degli italiani nel trattare i dati sensibili.
Sicuramente dimostrando che la violazione di privacy sortisce l'effetto opposto a quello che muove la comunicazione pubblicitaria, ovvero diminuisce gli introiti, lo spam effettuato per semplice comunicazione commerciale verrà drasticamente diminuito fino a scomparire: sempre che gli utenti non autorizzeranno la pubblicità per ogni contratto che stipuleranno.
Ne è l'esempio lampante
il caso di Cavazzini che è stato spammato da un'azienda che riteneva lecito l'uso di indirizzi di posta elettronica legalmente comprati da una società terza; sicuramente un caso di cattiva informazione. Nel caso di Cavazzini però, c'è un altro elemento da considerare importante ed inquietante: la famosa "terza parte" che ha venduto gli indirizzi in primo luogo...