
Ci sono privati o società che hanno incentrato un intero business sulla ricerca, l'archiviazione e la vendita di indirizzi di email; attività che per quanto detto prima, è illegale se non preventivamente autorizzata a firma autografa dai legittimi proprietari delle mailbox. Ponendoci per un momento in Olanda, potremmo fare un'analogia con le droghe leggere: chi produce ed usa droghe leggere in privato, non incorre nei guai con la legge, chi spaccia sostanze stupefacenti al di fuori dei canali legali, va fortemente in contrasto con la legge. Un po' come dire che lo spacciatore dovrebbe essere il primo obiettivo delle autorità al fine di combattere una piaga sociale come quella della droga.
Anche in Italia ci sono società il cui business ruota intorno allo spam, rastrellando ovunque indirizzi email per poi rivendere sterminati elenchi a chi ne vorrà fare uso.
Oppure ci sono società che non volendo ricorrere ai costosi mezzi leciti di pubblicizzazione, abusano sistematicamente di indirizzi email per far conoscere i propri prodotti.
In quest'ultimo caso rientra un ignoto spammer che pare in qualche modo appoggiarsi sui server della Medianet S.r.l. di Terni; lo spammer che è dietro quest'azione ha costruito un grande business intorno a materiale pornografico e a utilità per i telefoni cellulari (loghi e suonerie) usufruendo di pubblicità su indirizzi email privati e
dialer di dubbia liceità che, una volta scaricati ed installati, disconnettono l'utente dal proprio fornitore di connettività e lo ricollegano ad un numero con tariffazione elevata.
Lo spammer ha letteralmente sparato nelle mailbox di gran parte della Internet Italiana, una quantità di email esorbitante (in alcuni casi si parla di circa 30 email al mese, una email al giorno); email che, nel caso di contenuti pornografici, avrebbero potuto anche ledere l'innocenza dei navigatori più giovani o le tasche del papà poco attento alle attività del figlio internauta.
Insomma, un vero caso di abuso sistematico di dati personali protratto nel tempo. Già tempo fa Punto Informatico si era interessato al
caso di una certa "Alessandra M." una spammatrice che ha sfruttato i server Medianet in una vicenda che è subito apparsa poco chiara. Dopo Alessandra sono apparse le più belle e provocanti, almeno a parole, giovane ragazze "birichine" ed oggi ci troviamo davanti ad un abuso di proporzioni talmente vaste, che ha portato un gruppo di internauti esperti a voler collaborare per poter presentare un dossier completo alle autorità e far si che gli autori dello spam proveniente dai server della Medianet S.r.l., in aperto contrasto con le leggi sopra descritte, vengano fermati.
E' infatti possibile, oltre al ricorso al Garante per la protezione dei dati personali, ricorrere alla Polizia Postale per ogni reato che venga commesso con mezzi informatici o telematici. La Polizia da la possibilità al cittadino di riferire un illecito subito o visto senza doversi esporre ad una querela che lo vede coinvolto direttamente contro un'altra parte. I due mezzi a disposizione sono l'esposto o la denuncia; entrambi sono mezzi efficienti qualora il reato possa essere di dimensioni tali da interessare un'indagine autonoma. Infatti, una volta presentato l'esposto, il pubblico ministero deciderà se il caso è concreto e pericoloso a sufficienza da richiedere l'intervento dell'autorità investigativa. La denuncia è un provvedimento previsto per reati più gravi, tra i quali rientra sicuramente la violazione di privacy essendo questo un illecito penale, ed è un procedimento che una volta iniziato, viene portato avanti fino ad una sentenza di innocenza o colpevolezza.
Nel caso dello spammer pornografico di cui sopra, gli illeciti ora provengono anche da smtp (simple mail transfer protocol, i server che si incaricano di muovere le email) montati su computer che accedono ad internet da account anonimi (per l'utente normale, ma indagabili se c'è l'autorizzazione di un giudice) di Tin e Libero. Questo da un lato rende difficile all'utente agire direttamente contro il responsabile dell'abuso, dall'altro dimostra una volontà esplicita di mascherare le tracce del trasgressore con la conseguente necessità di chiamare in causa le autorità investigative.
Insomma, per gli illeciti sporadici dettati dall'incoscienza o dalla non conoscenza della legge esistono metodi veloci e leggeri per far comprendere i propri diritti, quando invece non si parla dell'avarizia di un singolo, ma di un'azione sistematica di business ai danni del prossimo, l'Italia è presente ed il cittadino può attivarla; almeno nei termini di violazione di privacy.