
Oggi, in ricezione della direttiva europea già citata nell'articolo, in ogni paese della comunità si sta preparando una nuova legge che imporrà l'opt-in. Le novità più significative che sembrano essere al vaglio delle autorità in questi giorni sono principalmente due.
La prima prevede che per inviare una email, si dovrà specificare nel campo del mittente un indirizzo email valido o comunque indicare nel corpo della email un mittente identificabile e rintracciabile. Oggi infatti non poter rintracciare il responsabile della mail di spam è l'ostacolo più grosso alla tutela dei propri diritti.
La seconda invece sembra prevedere la costituzione presso il Garante Privacy di un elenco pubblico di indirizzi dove, chi non vorrà ricevere posta pubblicitaria, dovrà iscriversi. Ma questa seconda ipotesi non è stata accolta con grande entusiasmo dagli internauti più attenti. Perché costituire un elenco pubblico di indirizzi per evitare di essere bombardati dalla posta spazzatura? E' come obbligare gli italiani a lasciare le porte delle loro case aperte ed affiggere sopra la porta il cartello di Zio Paperone "Alla larga gli intrusi" perché tanto la legge prevede che solo le persone autorizzate potranno entrare; voi ci credete? Io no.
Sembra più una proposta mirata alla futura costituzione di un elenco pubblico di email personali. E per una legge che arriva per sistemare dei problemi vecchi di 10 anni, metodi nuovi che nascono per aggirarla.
Infatti già da tempo arrivano dosi massicce di spazzatura elettronica da server sparsi in quei paesi che, non esistendo norme precise, si presentano come paradisi per gli spammer, un esempio per tutti la Corea (tristemente nota anche al nostro calcio e per gli esperimenti di clonazione umana). In questi casi è molto difficile anche per le autorità risalire al reale colpevole della violazione perché i tempi impiegati dall'Interpol ad eseguire delle indagini oltre confine potrebbero risultare troppo elevati. L'unica soluzione che si prefigura allo spam estero è quella che gli stessi fornitori di servizi installino dei filtri ad hoc andando a tagliare a monte tutte le comunicazioni da quei server che mandano migliaia (ed a volte milioni) di email spazzatura.
Uno dei migliori software oggi in circolazione lo dobbiamo alla comunità Open Source:
Spam Assassin.
Questo software effettua dei test particolari su ogni email che arriva nel server prima di depositarla nella mailbox dell'utente, se l'email risulta essere spam, viene trattata come deciso dall'amministratore di sistema: cestinata oppure marchiata come spam e mandata comunque all'utente. Gli autori del software garantiscono un efficienza del 99,6%. Per esperienza diretta possiamo dire che l'efficienza è prossima a quella dichiarata dagli autori, l'unico neo è una piccola percentuale di falsi positivi (email marchiate come spam che invece sono comunicazioni autorizzate); in ogni caso si tratta di uno 0,1% (ed anche meno) trascurabile se paragonato alle decine di email di spam che il programma ci risparmia.
Altra nuova realtà che contribuisce indirettamente ad aggravare il fenomeno spam sono i sistemi pubblicitari basati sui referrals. Infatti alcune attività (come i dialer) cercano di pubblicizzarsi distribuendo parte dei proventi ad operatori (i referrals) che instraderanno un utente verso i propri servizi. Di fatto incentivano un privato a cercare metodi per pubblicizzare il servizio dell'azienda ed uno dei metodi più gettonati tra gli innumerevoli italiani inconsapevoli è l'invio di spam. In casi come questi il fornitore del servizio si lava le mani da possibili implicazioni legali perché a commettere il fattaccio è un altro individuo e, se questo è un privato, esula da parte delle leggi di cui abbiamo discusso nell'articolo.
Ma se anche dovessimo riuscire a debellare lo spam via email, in futuro dovremo combattere con quello sul telefono cellulare; fenomeno a cui
PI ha già dedicato alcune news. Una cosa è certa: gli operatori di telefonia mobile sarebbero felici di costituire un elenco pubblico di numeri telefonici mobili per dare modo alle aziende di sfruttare il cellulare come veicolo pubblicitario, immaginano già i milioni in più che potrebbero vendere; in questo senso infatti alcuni operatori stanno provvedendo pubblicizzando servizi civetta per accedere ai quali bisogna dare il consenso ad uno speciale trattamento dei dati personali. E gli italiani come risponderanno a queste iniziative?