
Dopo aver fatto il punto della situazione, mi sento in obbligo di consigliare all'imprenditorialità italiana di realizzare policy chiare, complete e quindi rispettose della propria utenza. Così come di continuare ad investire nella pubblicità più tradizionale ma soprattutto lecita e meno invasiva.
E gli utenti? Potranno continuare a fare una "resistenza passiva" notificando lo spam ai fornitori degli spammer, potranno munirsi di programmi che filtrano i dati basandosi sulle liste pubbliche di spammer riconosciuti ( per esempio l'ottimo
http://www.spampal.com) e, qualora non verranno ascoltati dagli abuse desk, passare ad una lotta attiva ricorrendo alle vie legali che oggi più che mai sembrano vicine all'esigenza delle persone.
Io consiglio di aprire bene gli occhi quando c'è da sottoscrivere un'informativa che autorizzi una società a trattare i propri dati personali e, se l'informativa prevede l'invio di materiale pubblicitario, scrivere immediatamente al fornitore del servizio attivato per negare immediatamente il consenso a tutti quegli usi che esulano dalla semplice erogazione degli stessi: una lettera oggi per avere più tranquillità domani.
Insomma, se all'estero hanno ancora molto da lavorare, noi italiani tra una pizza ed un piatto di spaghetti, potremmo per una volta essere presi da buon esempio. In fin dei conti, non è vero che siamo tutti gelosi della nostra posta o del nostro numero di cellulare?
Michele Favara Pedarsi