Luca Annunziata

La supervista cibernetica

Una lente a contatto tecnologica assai. Potrebbe trasformare chiunque nell'uomo da un milione di dollari. Per ora testata solo in laboratorio

Roma - Piloti d'aereo che non devono guardare gli strumenti. Oppure gamer impegnati in battaglie sparatutto senza fissare lo schermo. Un futuro neppure troppo lontano, a giudicare da quanto hanno ottenuto i ricercatori dell'Università di Washington: una lente a contatto che integra circuiti elettrici e un LED, un primo passo verso la creazione di display virtuali impiantati direttamente nell'occhio umano.

La superlentePer il momento, la lente non fa granché: ci sono i circuiti e il LED, ma non funzionano. Gli scienziati si sono concentrati nella sua realizzazione, che spiegano non essere banale: una lente a contatto biocompatibile è composta di materiale flessibile ed organico, mentre i circuiti elettronici implicano l'utilizzo di sostanze potenzialmente irritanti (o addirittura pericolose) per l'occhio umano.

La tecnica di costruzione adottata prevede un approccio in due fasi. Innanzitutto viene realizzata l'infrastruttura del circuito, mediante tecniche di assemblaggio nell'ordine di grandezza dei nanometri: lo spessore complessivo degli strati di conduttori impiegati è mille volte inferiore a quello di un capello umano. In un secondo momento, la "polvere" così ottenuta viene spruzzata su un foglio di materiale plastico biocompatibile, opportunamente predisposto.
Grazie alla creazione di una sorta di immagine negativa, i componenti elettronici tendono ad aderire per capillarità in punti specifici del materiale plastico: la tecnica, nota come "auto-assemblaggio", consente ai ricercatori di non intervenire in questa fase, per evitare di danneggiare il substrato organico. Il risultato è la lente a contatto mostrata: i test preliminari, effettuati su cavie da laboratorio, non hanno evidenziato alcuna forma di rigetto dopo circa 20 minuti dall'impiego della lente.

Ma cosa è in grado di fare questa super-lente a contatto? Niente, almeno per il momento. Il circuito non è alimentato, ma lo sarà presto: l'idea spiega Babak Parviz, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, è quella di utilizzare un campo magnetico per comunicare con la lente, e incorporarvi dei piccoli pannelli fotovoltaici per alimentarla.

"Guardando attraverso una lente completa - spiega Parviz - vedreste una serie di informazioni o di immagini sovrapposte alla realtà": uno strumento utile per gli autisti, ad esempio, che potrebbero tenere sotto controllo la velocità del mezzo senza distogliere gli occhi dalla strada. E il ricercatore assicura che il circuito non influisce per niente sulla normale visione: c'è spazio a sufficienza perché l'occhio continui a svolgere il suo lavoro.

Certo, per arrivare a realizzare schermi ad alta definizione integrati in un paio di lenti usa e getta ci vorrà del tempo. Ma Parviz è ottimista: la biocompatibilità dell'invenzione sembra garantita, e le prime applicazioni potrebbero essere disponibili "molto presto".

Luca Annunziata
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