Italia.it è morto così

Italia.it è morto così

Nel weekend è sparito dalle mappe Italia.it. Hanno staccato il respiratore ma hanno evitato qualsiasi veglia funebre. Neppure un necrologio sui giornali. Niente di niente - di Luca Spinelli e Paolo De Andreis
Nel weekend è sparito dalle mappe Italia.it. Hanno staccato il respiratore ma hanno evitato qualsiasi veglia funebre. Neppure un necrologio sui giornali. Niente di niente - di Luca Spinelli e Paolo De Andreis

Silenzio. È la parola che meglio riassume la vicenda di italia.it, il megaportalone italiano: poco mega, poco portale, molto italiano. Silenzio sulle sorti dei milioni stanziati, silenzio sui nomi dei responsabili, silenzio sui fatti, ed ora, il silenzio totale.

All’ora di pranzo di venerdì scorso, quella che è una delle vicende più tristi ed emblematiche della Rete italiana ha esalato il suo ultimo respiro in silenzio: il sito italia.it è stato chiuso . Una decisione presa giovedì sera dal Dipartimento dell’innovazione tecnologica del ministro Luigi Nicolais . Niente annunci. Niente comunicati stampa. Niente spiegazioni.

La notizia era nell’aria da qualche tempo, così come ormai era palpabile l’ imbarazzo governativo per quella vetrina internazionale che meglio d’ogni parola riassumeva i problemi di modernità dell’Italia. In ogni istante. In tutto il mondo. L’Italia dei cassonetti da un lato, l’Italia punto it dall’altro.

Il sito è scomparso, ma delle critiche è ancora piena la Rete: pochi e discutibili i contenuti, difficili da navigare, poco compatibili, graficamente criticati, snobbati dai navigatori e dalle istituzioni locali che avrebbero dovuto fornirne di aggiornati. Per un progetto mal strutturato dal precedente governo, non meglio gestito da quello attuale.

58 i milioni di euro stanziati, stando alle ultime dichiarazioni istituzionali (meno quelli effettivamente spesi). Un euro per ogni cittadino italiano. Più del costo di un aereo da guerra F117 Stealth . Il prezzo di circa 20 mila tonnellate di pane. Cinquemila anni di lavoro per un impiegato con mille euro al mese. Ma il balletto delle cifre è destinato a cambiare come è cambiato negli ultimi mesi (chi colto da estasi parlava di nessuno stanziamento, chi di 45 milioni, chi, più realisticamente, di 58).

Intanto, solo poche settimane fa, il portale era stato inserito nell’ elenco istituzionale dei siti a norma con la Legge Stanca (ovvero pienamente accessibili per i disabili). Anche in questo caso niente agenzie. Niente comunicati stampa (quando il comune di Napoli in una situazione analoga parlava di ambìto riconoscimento ).

La messa in regola, affidata ad alcuni fra i maggiori esperti italiani ( Roberto Scano e la cooperativa David Chiossone ), oggetto di critiche anche dell’Unione Italiana Ciechi, era generalmente accurata, considerando lo stato del sito. Ma l’avere italia.it formalmente a norma, più che altro, metteva al riparo le aziende implicate e la pubblica amministrazione da seri rischi contrattuali . Un ultimo, grottesco, spreco di risorse prima della drastica chiusura.

Molti si domandano se sarà definitiva, o se il vicino carnevale ha qualcosa a che fare con questa sparizione. Verrà un nuovo progetto ? Qualcuno risponderà degli errori e degli stanziamenti? Domani torneremo su italia.it ritrovando il logo color cetriolo e gli esotici cubettini gialli? Per ora non è dato sapere. Il silenzio è una costante in questa vicenda, mediatico, politico.

Intanto, italia.it fa ancora bella mostra di sé fra i siti pienamente accessibili per disabili. Chissà se il ministro Nicolais riesce ad accedere.

Luca Spinelli Roma – Sulla tristissima vicenda di Italia.it è stato detto di tutto ma forse non l’ultima parola. Tornare a parlarne proprio ora non è un caso: come sanno i lettori di Punto Informatico due giorni fa il portale è sparito dalla rete . I contenuti che vi erano stati immessi, le news che pure venivano aggiornate con una certa frequenza, gli update con cui si era cercato di dare una risposta ad almeno alcune delle critiche tecniche che avevano travolto il portale, tutto è sparito con un clic, la redazione di semi-volontari è a spasso senza saperlo e il server è fuorilinea .

cetrioli Non ci sono annunci ufficiali, chi ha spento il respiratore del portale lo ha fatto cercando di farsi notare il meno possibile, d’altra parte in Italia l’eutanasia è praticata, si sa, ma è illegale e non la si sbandiera. Il mandante politico del fallimento, il Governo, ha scelto questa modalità per dar seguito all’inevitabile. Il Governo, certo, questo governo. Non perché quello precedente non abbia responsabilità, lasceremo a Stanca e a Rutelli il piacere di illuminarsi a vicenda, ma perché è questo governo quello che ha scelto di non diffondere le carte, di non metterle sul tavolo per parlarne con i contribuenti e gli utenti Internet, è il Governo che ha scelto di opporre tecnicismi e formalità alle richieste di conoscenza, a scegliere l’arrocco dopo aver già perso tutti i pedoni.

Alle responsabilità politiche si sommano poi quelle tecniche ed operative, sulle quali anche una completa glasnost appare ancora un miraggio.

Un importante post di Lorenzo Spallino su Scandalo Italiano a dicembre ha gettato squarci di luce sul parere dell’Avvocatura dello Stato che, in sostanza, attribuisce il fallimento alle condizioni troppo generiche del capitolato d’appalto e al mancato coordinamento tra appaltante e fornitore. I soggetti che quel bando hanno vinto e sottoscritto, Innovazione Italia spa, il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie e RTI IBM sono additati, seppure in modo diverso, come responsabili di un comportamento nel complesso non adeguato.

Il parere dell’Avvocatura è fondamentale: sulla scorta di quello è possibile interrogare la Corte dei Conti affinché si possa dar vita ad un’azione di recupero del danno subito dall’Erario, ossia dai contribuenti, con il pasticciaccio. Una interrogazione peraltro prodotta dallo stesso Rutelli sebbene, come sottolinea Spallino: “stupisce, piuttosto, leggere (…) che ancora a ottobre 2007 la Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri non sapeva se il collaudo finale sia stato completato e quale ne sia stato l’esito “. Italia.it ha visto la luce, per così dire, a febbraio 2007, ogni stupore è legittimo.

la conf. stampa di presentazione del logo In attesa di ulteriori notizie sulla reale portata del fallimento, dunque, c’è da chiedersi quando, e a questo punto se , i responsabili istituzionali decideranno di parlar chiaro su quanto avvenuto, di spiegare le proprie ragioni, non foss’altro per grattare via le sgradevoli sensazioni che circolano in rete a causa della mancata trasparenza. Nella memoria collettiva risuonano ancora le parole che i massimi vertici del Governo, Romano Prodi in primis, riservarono più di un anno fa al criticatissimo logo di Italia.it, un cetriolo che prima ancora del lancio del portale già aveva prodotto una spesa di 100mila euro. “Si esprime in modo unico e riconoscibile – aveva dichiarato il premier – Un simbolo, una grafica, un’immagine. Devo dire che io sentivo fortemente la necessità di avere questo punto grafico che potesse riprodurre, e accompagnarsi, al segno dell’Italia”. Parlava del cetriolone verde di quel logo come di “una grandissima occasione, un grandissimo strumento di riferimento”.

Nel nostro piccolo riteniamo che forse, ora, dopo aver praticato l’eutanasia al progetto per il quale quel logo era nato, a Palazzo Chigi qualcuno potrebbe sentirsi in dovere di dire qualcosa prima che il cetriolo, che Governo.it dà ancora per commestibile , si imputridisca definitivamente.

Paolo De Andreis
Il blog di pda

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Pubblicato il
21 gen 2008
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