Luca Annunziata

MSN: a volte il social network si paga

Circolano indiscrezioni su presunti contratti capestro proposti da Redmond ai piccoli social network nascenti. BigM smentisce. ╚ solo una questione di fiducia tra noi e i consumatori, dicono

Roma - Ha l'aria di un gossip in stile FUD quello che nelle ultime ore circonda Microsoft, MSN Messenger e i servizi di social networking. Secondo un articolo pubblicato da Josh Quittner sulle pagine di Fortune, il colosso di Redmond tenterebbe in ogni modo di vendere a caro prezzo le funzionalità di importazione sui network 2.0 della propria contact list, imponendo condizioni contrattuali giudicate troppo restrittive al gran numero di startup che tentano di beneficiare dell'ondata social.

windows liveFortune si incarica di parlarne ma non cita fonti certe né fa nomi e cognomi ma basa tutto il suo articolo solo su voci raccolte da fonti anonime, e sostiene che BigM abbia iniziato dalla scorsa estate ad inondare le neonate società 2.0 di lettere di diffida: sotto la lente di ingrandimento c'è il sistema di importazione dei contatti MSN, stivati nella rubrica di Hotmail, molto spesso sfruttati dai navigatori per allargare la propria cerchia di conoscenze sul social network di turno.

Nella lettera, Microsoft inviterebbe a cessare qualsiasi tentativo di accesso, oppure a sottoscrivere un accordo economico per fare fronte al trasferimento dei dati: 25 centesimi di dollaro l'anno per utente, prezzo scontabile del 100 per cento in caso il social network accetti di adottare MSN Messenger come instant messenger esclusivo ufficiale della piattaforma.
Tra le condizioni, inoltre, vi sarebbe una clausola che obbliga l'azienda a trattare in esclusiva con Microsoft per la fornitura di strumenti di search per il proprio dominio. Messenger costituirebbe così una testa di ponte per infilare tutti i servizi della piattaforma Live sul maggior numero di social network possibili.

Fino ad oggi, non esistono conferme della veridicità di questa storia: Quittner riporta nel suo articolo una serie di velenosi commenti rigorosamente anonimi, tutti molto critici se non addirittura diffamatori nei confronti di Microsoft e delle sue presunte politiche commerciali. L'atteggiamento di BigM viene poi messo a confronto con quello di Google e Yahoo, entrambe detentrici di un grosso database di utenti (pari se non superiore a quello da 410 milioni di iscritti di Hotmail), che consentono libero accesso ai propri server tramite meccanismi noti e consolidati.

Ma se Google e Yahoo la fanno facile, perché BigM la fa tanto difficile? La domanda è stata girata a Brian Hall, general manager di Windows Live, che liquida la questione come prettamente di privacy: "Vogliamo che gli utenti abbiano il controllo della loro roba". Ma allora, si domanda qualcuno in rete, se quelle informazioni appartengono agli utenti perché far pagare i social network per offrire la funzionalità di importazione?

Il problema, per Hall, è il comportamento tenuto da questi nuovi website. Una volta raccolte le informazioni su ID e password per l'account MSN, spesso queste vengono conservate da qualche parte invece di essere distrutte: una prassi definita "inappropriata" dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, il database Hotmail costituisce il frutto di 12 anni di investimenti: perché il big di Redmond dovrebbe consentire a quei dati di fluire gratuitamente dal proprio database a quello di altri?

Microsoft, comunque, ha già pronta una soluzione: una federazione di siti ritenuti affidabili, in grado di far scorrere le informazioni tra i rispettivi database garantendo certezze e privacy assoluta agli utenti. Ma questo comunque non basterebbe a Quittner, secondo cui se Google e Yahoo il problema non se lo pongono allora non dovrebbe porselo neanche Microsoft.

Luca Annunziata
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