Alfonso Maruccia

Apple, piove sul DRM di iTunes

La verifica degli smanettoni tira in ballo alcune modifiche eseguite dalla Mela, modifiche che tradiscono una visione blindata di iTunes

Roma - Ad Apple piace il DRM? Solleva la questione Adam Leventhal, coder impegnato per Sun alla supervisione del progetto DTrace, un tool per il debugging delle applicazioni e del sistema operativo Solaris. Nella versione di DTrace recentemente convertita da Apple per Mac OS X, rivela Leventhal sul suo weblog, ci sarebbe ben più di una spiacevole sorpresa: secondo il programmatore Cupertino si sarebbe impegnata in maniera attiva per ridurre l'efficacia del tool nel caso in cui iTunes sia in esecuzione sul sistema.

Dopo aver fatto le verifiche del caso, Leventhal ha dichiarato che "Apple sta esplicitamente negando a DTrace la possibilità di esaminare o registrare dati dai processi che non permettono il tracciamento. Questo è antitetico alla nozione del tracing sistemico, antitetico agli obiettivi di DTrace e antitetico allo spirito dell'open source".

"Dire che Apple abbia azzoppato DTrace su Mac OS X sarebbe un po' allarmistico - continua l'esperto - ma sicuramente ne ha minato l'efficacia e, facendolo, hanno involontariamente danneggiato alcune delle sue funzioni basilari. Agli utenti di Mac OS X e DTrace dico: Apple ha svolto un servizio convertendo DTrace, ora convinceteli a fare un passo in avanti e convertirlo per bene".
Ma se Leventhal vuole gettare acqua sul fuoco, di vero e proprio "DTrace azzoppato" parla Cory Doctorow su Boing Boing: il tentativo di Apple non può che essere riconducibile alla intenzione di tenere alla larga gli utenti più preparati e smanettoni dal DRM integrate in iTunes, che frutta alla società fior di milioni di dollari ogni anno, grazie agli accordi con le major per la vendita e il leasing di contenuti multimediali e cinematografici.

"Apple - scrive Doctorow - essendosi fermamente impegnata a impedire agli utenti di usare i suoi PC in certi modi, deve implementare sempre nuovi livelli di restrizioni - bloccando le API, distribuendo update che portano al downgrade del software, mettendo a rischio la privacy dell'utente, rovinando tool di sviluppo vitali. E non finirà fino a quando Apple non deciderà che quello che l'utente fa con il proprio computer sono soltanto affari suoi".

Alfonso Maruccia
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