Alfonso Maruccia

Tre link di separazione

Il link del link al link lo incastra: non l'ha pubblicato lui, l'hanno pubblicato i suoi contatti su MySpace. Parte una inchiesta paradossale

Roma - Punito per non aver commesso il fatto: sul suo profilo MySpace c'era il link al profilo di un altro utente, sulla cui pagina c'era un link proibito. Di mezzo c'è andato pure lui.

Succede in Florida dove John Nohejl, agente in forza al campus della Gulf Middle School, è sotto indagine per la natura del materiale accessibile dalla sua vetrina sul celebre portale di social networking, che "nello spazio di tre link" permette di arrivare al sito per adulti AmateurMatch.

Il problema non è infatti nel profilo di Nohejl ma in un link pubblicato in quello di uno dei suoi oltre 150 "amici" che hanno firmato la sua pagina, soprattutto studenti della scuola superiore in cui l'agente fa servizio. Tanto è bastato comunque perché scattasse l'indagine contro l'agente nonché l'accusa di diffondere immagini pornografiche ai minorenni.
La pagina che l'agente Nohejl ha messo in piedi su MySpace non è completamente opera sua, essendo il frutto del lavoro congiunto con la scuola e il dipartimento di polizia. In teoria, il profilo dovrebbe servire come ponte di comunicazione tra il poliziotto e la popolazione studentesca del campus, e di certo l'uomo non si sarebbe mai aspettato l'esplosione di un simile scandalo.

Scandalo per molti versi incomprensibile: non è certo pensabile che chiunque abbia un profilo su MySpace possa passare le giornate a controllare ogni singolo link che sia pubblicato sulle pagine dei profili dei propri friends. Della "più ridicola perdita di tempo delle forze dell'ordine mai sentita da settimane" parla infatti Wired che segnala la notizia, mentre Lauren Weinstein del gruppo People for Internet Responsibility parla senza mezzi termini di quella che a suo avviso è una "caccia alle streghe" a mezzo MySpace.

Tanto più che le stesse accuse mosse nei confronti dell'agente Nohejl, sottolinea Weinstein, possono essere mosse anche all'istituto scolastico presso cui fa servizio. Tra i link della Gulf Middle School era infatti possibile trovare quelli a una serie di gallerie di clip art, e da queste raggiungere un sito pornografico.

La scoperta di quel link ha provocato la cancellazione della pagina incriminata dal sito della scuola, con il responsabile dell'istituto Stan Trapp che si è detto "scandalizzato" e ha promesso ricorsi legali in riparazione del torto subito. Come però osserva giustamente Wired, se si dovesse applicare il principio già seguito per la messa sotto accusa di Nohejl quello da incolpare sarebbe proprio Trapp e nessun altro.

Alfonso Maruccia
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