Alfonso Maruccia

Il nanotech cinese sfida tutti

Le potenzialità delle soluzioni nanotecnologiche sembrano a portata di mano anche in Cina, che si prepara a dar battaglia anche su questo fronte

Roma - Il nuovo millennio tecnologico dovrà essere cinese: questa la tesi degli esperti di nanotech della University of California a Santa Barbara, convinti dell'intenzione della iperpotenza asiatica di progredire nelle tecnologie dell'infinitamente piccolo dopo un giro di interviste con i diretti interessati del settore in Cina.

Richard Applebaum e Rachel Parker, esponenti del Center for Nanotechnology in Society presso la UCSB, hanno parlato con sessanta diversi dirigenti cinesi per mettere insieme il puzzle del "nanotech made in China": secondo le conclusioni di Applebaum, il paese asiatico è fermamente intenzionato a superare l'attuale livello tecnologico raggiunto dall'Occidente usando una combinazione di acquisizione delle competenze direttamente dai paesi più evoluti e di aumento della capacità di ricerca in patria.

La nanotecnologia fa parte dei quattro cosiddetti "Megaprogetti di scienza" con cui Pechino vuole raggiungere gli USA entro il 2020. Almeno a parole, perché nei fatti gli investimenti cinesi per il conseguimento dell'obiettivo sono finora ammontati a soli 400 milioni di dollari nel lustro tra il 2002 e il 2007, ma si prevede una loro crescita repentina nei prossimi anni.
I ricercatori della UCSB hanno fatto le pulci all'attuale conformazione del nanotech asiatico, mettendo in evidenza partnership internazionali come quelle del Tsinghua-Foxconn Nanotechnology Center e il Zhejiang-California NanoSystems Institute. Attualmente, hanno sostenuto gli esperti, gli sforzi tecnologici nel settore sono finanziati principalmente da fondi del governo centrale, con un contributo minimo da parte delle imprese private. La cosa ha senso in un paese che si autoproclama ancora "comunista", ma ne ha davvero poco in prospettiva di uno sviluppo reale del settore hi-tech cinese, sostengono i ricercatori.

Sia come sia, i primi segni di questa nuova tendenza cinese - dimostrata tra l'altro in maniera eclatante grazie ai recenti casi del lancio del primo satellite lunare e della spy story sui segreti industriali passati a Pechino - saranno presenti alle Olimpiadi estive: il villaggio olimpico sarà dotato di aree di parcheggio equipaggiate con copertura in nanopolimero in grado di assorbire gli scarichi. Una soluzione della cui efficacia effettiva nulla si sa, ma che ben evidenzia il fatto che oltre la Grande Muraglia con il nanotech si fa sul serio, e il millennio tecnologico cinese non può certo essere considerato "aria fritta".

Alfonso Maruccia
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