Alfonso Maruccia

Finlandia, censurati 1000 siti legali

Lo scandalo travolge la polizia: la lista dei siti pedo-pornografici contiene per la maggiorparte spazi web del tutto legittimi. Parte la protesta

Roma - Succede in molti paesi ma in Finlandia i filtri di stato che inibiscono l'accesso a siti web internazionali contenenti materiale pedopornografico o link a tali materiali sono finiti sotto accusa. Nel mirino è la loro scarsa precisione e la gogna elettronica che stanno causando a molti webmaster.

I siti interessati dal blocco sono infatti circa 1.700 ma di questi ben 1.000 sarebbero perfettamente legali, riporta The Register. Secondo Electronic Frontier Finland, su 700 siti testati soltanto due contenevano immagini a carattere pedopornografico, mentre il resto aveva a che fare con contenuti per soli adulti e forum di discussione. In taluni casi i filtri hanno inibito l'accesso a siti che proprio non sembrano poter rientrare neppure per sbaglio in una blacklist anti-pornografia infantile: è il caso di un negozio online di bambole, di una lista di trucchi per Windows in lingua thai e di un negozio di strumenti musicali.

Nessun link a materiale proibito, nessuna immagine pedopornografica, quei siti non dovrebbero semplicemente comparire nella lista stilata dalla Keskusrikospoliisi finlandese. Nella blacklist è finito anche il portale di Matti Nikki, attivista di rete già noto per le sue considerazioni sul rootkit di Sony-BMG.
Il sistema censorio messo in piedi dalle autorità finlandesi è draconiano, richiedendo agli ISP di bloccare l'intero server remoto anche in presenza di un singolo link aggiunto da un utente che conduca a siti proibiti. Il risultato è che molti siti legittimi, come dimostrano le informazioni fornite da EFFI, vengono penalizzati per il comportamento di un solo fruitore dei propri servizi.

"╚ un po' eccessivo che la polizia finlandese additi questi siti come fornitori di pornografia infantile - dice Nikki - sicuramente la reputazione delle aziende in blacklist verrà danneggiata". "A quanto ne so io - conclude il cyberattivista - i siti censurati non hanno nemmeno ricevuto una notifica dalla polizia sulla propria situazione".

Ma l'attivista, nonostante stia aspettando ancora una risposta da parte degli investigatori per conoscere il reale motivo del blocco - apparentemente gli è stato chiesto di collaborare a una indagine riguardo la sua eventuale partecipazione alla diffusione di materiale pedopornografico - non ha intenzione di subire in silenzio, e per tutta risposta alla censura delle autorità ha pubblicato una lista di circa 1.000 siti filtrati.

Lars Henriksson, parlando a nome del bureau finlandese, ha difeso la blacklist sostenendo che vi sono stati inseriti soltanto quei siti classificabili come pedopornografici, inclusi quelli contenenti link a tale materiale. Certo non è il primo caso del genere e, al contrario di quel che succede in Italia dove a causare blocchi è di solito la lobby del gioco d'azzardo, la motivazione appare del tutto legittima.

Ma EFFI e Nikki sono preoccupati dalle possibili degenerazioni della censura sul web che potrebbe rappresentare solo l'inizio di un'azione ad ampio raggio contro quelle attività di rete che fanno discutere e non incontrano le simpatie di apparati di potere, come l'industria dei contenuti multimediali per adulti e le suddette lobby del gioco d'azzardo legalizzato.

Alfonso Maruccia
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