Luca Annunziata

RIAA: i pirati come Al Capone

Un video destinato ai pubblici ministeri circola in rete. Spiega la strategia migliore per portare in tribunale i pirati. E come convincere giudice e giuria della loro colpevolezza

Roma - Stanare, arrestare e condannare i pirati musicali. Una missione importante, assegnata dalla Recording Industry Association of America (RIAA) ai pubblici ministeri statunitensi: perché il bottino della vendita di CD e DVD pirata finisce per essere reinvestito in "qualunque cosa, dalle armi a grandi quantità di cocaina e marijuana". C'è tutto questo in un video, confezionato dalla National District Attorneys Association (NDAA) per i suoi associati, in cui si spiega per filo e per segno quale - secondo RIAA - è la strategia giusta per trascinare in giudizio chi si macchia del reato di duplicazione non autorizzata dei CD.

Da qualche ora, però, il video sta facendo il giro del web: qualcuno, a quanto pare molto vicino ad un componente della pubblica accusa, l'ha scoperto, rippato dal DVD originale e spiattellato ai quattro venti su The Pirate Bay. Inevitabile, il tam tam della rete l'ha trasformato in un vero e proprio contenuto virale che - è quasi certo - finirà molto presto su YouTube e non mancherà di portarsi appresso l'inevitabile denuncia per aver piratato un video anti-pirati.


Nel video (qui sopra una breve clip), l'ex procuratore distrettuale Deborah Robinson e l'investigatore della RIAA Frank Walters spiegano al conduttore quali siano le strategie migliori per il pubblico ministero per ottenere arresti e condanne nei casi di CD contraffatti. Con dovizia di particolari, Walters illustra le tecniche adottate nelle farm per ottenere decine o centinaia di copie dello stesso titolo ogni giorno, mentre l'avvocato Robinson suggerisce i metodi per ottenere un capo di imputazione a prova di giuria.
Curiosamente, il consiglio non è di concentrarsi sulla violazione del diritto d'autore: si tratta di una materia complessa, il cui dibattimento in aula potrebbe dare probabilmente adito a lunghe e potenzialmente problematiche discussioni sulla materia. Meglio concentrarsi sull'abuso di marchio registrato: le copertine dei CD in vendita agli angoli delle strade riportano in bella vista i logo delle case discografiche, oppure i simboli come "parental advisory" che sono di proprietà di RIAA stessa.

Un'accusa di violazione di marchio registrato può garantire condanne significative: in alcuni stati USA possono anche costare 5 anni di carcere, oltre ad una pena pecuniaria. E possono permettere alla polizia e alla pubblica accusa di mettere dietro le sbarre criminali che magari gestiscono ben altri loschi affari oltre alla contraffazione: proprio come accadde con Al Capone, messo in galera per evasione fiscale.

Oltre ai consigli su come svolgere una perquisizione, cosa portare come prova in aula e come condurre la requisitoria per massimizzare l'impatto delle proprie affermazioni, Robinson offre ai procuratori anche un consiglio fondamentale: basta poco per convincere il giudice ad assoldare un investigatore RIAA come esperto in materia, e questa potrebbe rivelarsi una carta fondamentale per dimostrare le accuse.

Il video, che dura circa un'ora, si chiude con un gioco di ruolo: l'avvocato Robinson impersona il pubblico ministero, Walters l'esperto RIAA in tribunale. I due si dilungano in un interrogatorio-tipo per mostrare, evidentemente a chi fosse poco pratico della materia, quali siano le domande e le risposte migliori da snocciolare in un'aula.

Luca Annunziata
24 Commenti alla Notizia RIAA: i pirati come Al Capone
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  • Di gente che non ha voglia di pagare esisterà sempre, come esisteranno quelli che considerano il valore del CD originale degno dell'acquisto.

    Proviamo a tornare a 20 anni fa: internet non esisteva eppure c'erano sempre le bancarelle e gli immigrati che vendevano le musicassette a prezzi stracciati.

    Adesso addirittura è molto più facile e per uno che ha l'adsl praticamente scarica tutto quello che vuole "gratis".

    Questi sono i fatti, alcuni musicisti si lamentano tanto perchè hanno la memoria corta, ma il loro mercato non si è certamente ridotto, anzi: le vendite del "settore" sono aumentati, si sono ridotti i costi sulle attrezzature e i "piccoli" riescono a costruirsi una fama grazie al "passaparola" di myspace.

    Grazie a Internet e al lavoro di migliaia di "volontari", oggi si può andare a scaricare anche tutta la discografia di un artista; un danno ingente per lui, ma chi apprezza il suo lavoro prima o poi (come è capitato anche a me) se li comprerà originali quei CD, proprio perchè si è attratti a "possedere" il libretto, il CD vero ecc...

    Ormai l'epoca dei vinili, dei nastri e anche del CD è passata: oggi le canzoni si comprano singolarmente e gli artisti del futuro non hanno più bisogno di fare (o farsi fare) 9 canzoni rivoltanti perchè devono pubblicare un CD con 12 canzoni.

    La vecchia generazione ancora ragiona coi vinili e i CD, ma la nuova si è già munita di lettore MP3 e con una spesa irrisoria (si trovano anche a 40 euro) passano tutto il giorno con tonnellate di musica. Questo è il nuovo strumento e tra 10 anni la nuova generazione sarà cresciuta.

    Il peer-to-peer non si combatte distruggendo Internet, ma fissando prezzi onesti e vendendo la musica senza limiti artificiali (che neppure gli artisti accetterebbero e accettano tutt'oggi).

    Le grandi industrie sono quelle che ci rimetteranno di più ed è per questo che spenderanno fino all'ultimo miliardo per evitare che succeda.
    non+autenticato
  • Da quanto letto sembra che anche le case discografiche si siano stancate di perseguire fortissimamente la questione del diritto d'autore per inseguire altre cose più semplici da condannare...
    Ma se dalle copertine di tutti i cd piratati venissero abilmente cancellati (o addirittura sostituiti) i marchi registrati a cosa potrebbero appigliarsi?
    non+autenticato
  • ho copiato l'articolo, me lo rileggerò quando mi sento triste
  • ops..... ho dimenticato una A

    come la mafiaaA bocca aperta

    http://mafiaa.org/
    non+autenticato
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