Italiani travolti dalla banda larga

Lo dice l'ultimo rapporto ISAE: la maggior parte dei nuclei familiari è ancora senza computer domestico ma 3 utenti Internet su 4 accedono in banda larga. Tutti i numeri di un paese che sta (lentamente) cambiando

Italiani travolti dalla banda largaRoma - Gli utenti Internet italiani sono sempre più utenti dotati di banda larga, addirittura 3 su 4 si collegano in broad band, e aumentano non di poco le famiglie che dispongono di un personal computer, sebbene la maggioranza ne rimanga tuttora priva. Il digital divide italiano cambia, si riduce anche il gap tra uomini e donne nell'uso delle tecnologie, alcuni scossoni anche nel divario tra Nord e Sud, mentre si consolida quello tra le diverse generazioni. Questo, in estrema sintesi, lo spaccato dell'Indagine mensile ISAE sui beni tecnologici delle famiglie, una inchiesta basata su un campione di 2mila individui con cui è stato possibile tracciare un quadro dell'Italia che, seppure lentamente e tra molte incertezze, va cambiando.

Tra il 2007 e i primi due mesi del 2008 si è assistito nientemeno che ad un balzo tecnologico, se così si può definire l'aumento consistente nel numero di personal computer posseduti dalle famiglie: si è passati dal 45,3 per cento al 49,6 per cento. Una qualche corrispondenza si ha anche nell'aumento delle connessioni ad Internet, che se interessavano il 38,7 per cento delle famiglie, a febbraio 2008 erano salite al 43,1 per cento del totale. Come accennato, uno dei dati più interessanti è che "oltre i 3/4 del totale - spiega ISAE - con connessioni a banda larga".

Ma se la connettività porta con sé nuovi modi di accedere all'informazione e consente di abbandonare la tradizionale passività della fruizione dei media tradizionali, viene considerato significativo anche l'aumento del possesso di cose come i lettori DVD, saliti a quota 52 per cento dal precedente 46 per cento, o i televisori ad alto contenuto tecnologico, che dall'8,8 per cento sono ora piazzati nel 18,3 per cento delle case. Aumenta in questo senso anche il ricorso al satellite e al digitale terrestre, che è passato in un anno o poco più dal 17,8 per cento delle famiglie al 29,9 per cento.
A trascinare molti utenti verso l'uso del computer sono tipicamente una serie di dispositivi elettronici di largo consumo, come le macchine video e fotografiche digitali. In questo senso è significativo che siano oggi nella disponibilità del 36,1 per cento delle famiglie contro il 28,8 registrato nel 2007. Qualcuno possiede anche il navigatore satellitare: pubblicizzatissimi, questi dispositivi per orientarsi in e tra le città sono oggi in mano all'8,6 per cento delle famiglie (dal 5,2 per cento registrato più di un anno fa).

diffusione del PC nelle diverse aree del paese


Dunque, questo è il messaggio, le famiglie comprano tecnologia anche in un periodo in cui la fiducia dei consumatori viene considerata estremamente ridotta. Tra queste tecnologie vi sono anche quelle che preludono alla rivoluzione culturale del digitale, Internet appunto, eppure - sottolineano gli esperti di ISAE - nessuna di queste "nuove tecnologie" riesce a tenere il passo che ha seguito nel paese l'espansione del telefono cellulare. Può non essere una sorpresa per nessuno ma è interessante paragonare le diverse curve di accelerazione seguite dai diversi prodotti.

Eppure, per una volta, nonostante queste diverse velocità, l'Italia non è ultima in Europa. ISAE ha infatti messo a confronto i dati raccolti in Italia con quelli internazionali di OCSE, dal che emerge che la curva di diffusione di questi beni tecnologici ricorda molto da vicino quella seguita in altri paesi europei, e vengono citati Francia, Germania e persino quei paesi del nord Europa che sono considerati i "più digitali" del vecchio continente. A segnare il passo in Italia rispetto ai competitor paesi europei è proprio la connessione ad Internet tradizionale: in Italia la diffusione di accesso alla rete con qualsiasi mezzo è più lenta di quanto osservato negli altri paesi.

Tra le notizie positive va segnalato come l'ampiezza del comune di residenza e il ruolo giocato dall'area del paese sono due elementi sempre meno significativi per quanto attiene la "dotazione tecnologica". Il vero discrimine, e certo non sorprende, è invece il reddito, un elemento che differenzia moltissimo tra di loro le famiglie italiane. Non stupisce evidentemente che la probabilità di avere a disposizione beni tecnologici sale in modo particolarmente significativo al crescere del reddito ed, in misura minore, del grado di istruzione.

diffusione di Internet in base al livello di istruzione


Come si può vedere dalla tabella ISAE, negli ultimi otto anni la distribuzione di Internet nelle varie fasce di italiani divise per livello di istruzione è rimasta quasi del tutto invariata. Di fatto, la rete rimane il balocco fondamentale per l'élite dei più istruiti, che la usano in oltre l'80 per cento dei casi. I laureati hanno una probabilità quasi il 40 per cento superiore a quanti hanno solo una licenza elementare di avere in casa un PC, del 30 per cento di avere un accesso Internet (20 per cento broad band). Solo il 10 per cento circa di chi ha frequentato solo le elementari utilizza Internet.

L'altra faccia del digital divide italiano, quella legata all'età degli utenti, rileva come in questo caso rimanga pressoché invariato negli anni il gap tra le diverse generazioni di italiani. In particolare, sopra i 65 anni Internet continua a rappresentare un'interesse occasionale, che riguarda pochissimi utenti, mentre dilaga, letteralmente, nella fascia under30.

diffusione di Internet in base all'età


Anche in Italia, come in molti altri paesi rilevati da OCSE, ISAE conferma il fatto che alle tecnologie dell'ICT facciano più spesso ricorso gli uomini rispetto alle donne. "Il divario - scrivono gli esperti dell'Istituto di rilevazione - non è così ampio come nel caso dell'età e del reddito, è comunque persistente nel corso del tempo, con le donne che registrano in media per tutti i beni considerati livelli di accesso alle tecnologie digitali pari a circa l'80 per cento di quelli del totale del campione (sugli stessi livelli dei dati relativi all'anno 2000)".
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