Giovanni Arata
giovedì 6 marzo 2008

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura

Lo dicono gli esperti a Punto Informatico: serve solo più consapevolezza. Presto dilagheranno ovunque e già oggi fanno la differenza. Le preoccupazioni per la privacy? Esagerate. Il futuro? A radio-frequenza, ovviamente

Speciale/ I tag RFID non faranno più paura A fronte di questa varietà di dubbi e critiche, riprese in passato anche dall'assise dei Garanti della Privacy europei, i fautori dei sistemi RFID-based ribattono con una serie altrettanto articolata di argomenti. Il primo e fondamentale punto, sostengono, è legato al fatto che i sistemi RFID ben congegnati prevedono tutele specifiche per la privacy degli utenti. "Quando il progetto è ben realizzato" spiega Patierno a Punto Informatico "esso prevede già al proprio interno anticorpi affidabili rispetto ai rischi di dispersione o furto di informazioni, per esempio attraverso comandi di disattivazione automatica dei tag al perfezionamento dell'acquisto". Queste affermazioni sulle possibilità di tutela della privacy attraverso il "design consapevole", peraltro largamente riprese da tutta la letteratura pro-RFID, sembrano trovare riscontro anche nei risultati di un Libro Bianco intitolato "Rfid and Privacy: Guidance for Health-Care Providers", recentemente pubblicato dal Ministero della Salute canadese. All'interno di tale documento, che analizza una serie di esperienze di impiego delle RFID in ambito sanitario, si sostiene infatti che là dove i sistemi sono adeguatamente progettati i rischi per la privacy dei cittadini-pazienti si riducono quasi a zero.

un tipo di chippettoMa al di là di questo, sostengono progettisti ed esperti, le preoccupazioni legate all'impiego dei sistemi a radio-frequenza per lo spionaggio dei consumatori configurano una sorta di falso problema. Giovanni Grieco a PI lo spiega così: "Non solo costruire enormi sistemi di monitoraggio ed elaborazione dei segnali radio sarebbe difficilissimo da praticare tecnologicamente. Non solo richiederebbe investimenti economici enormi, che non potrebbero mai ripagare gli investimenti economici iniziali. Ma, più semplicemente, sarebbe superfluo, perché le tecnologie pre-RFID oggi disponibili (cellulari, carte fedeltà, carte di credito) consentono già un tracciamento completo ed accurato di tutti i nostri comportamenti, spesso con la nostra stessa collaborazione". In un quadro siffatto, chiosa lo stesso Grieco, eventuali sistemi basati sulle RFID potrebbero eventualmente costituire un metodo di tracking in più, ma non certo un salto di qualità sostanziale.

Allo stesso tempo, gli esperti non si nascondono che, in passato almeno, la ridotta conoscenza della tecnologia da parte dei cittadini ha lasciato aperta la porta in alcuni casi ad impieghi fraudolenti del tagging RFID. Nel nostro paese, ad esempio, una grande impresa ha per un certo periodo "spiato" i movimenti dei propri (ignari) dipendenti attraverso sistemi di rilevazione dei tag RFID contenuti nei loro badge. "Tuttavia", spiega Patierno, "quando l'azienda è stata colta in fallo essa ha subito una punizione esemplare da parte dell'autorità giudiziaria. La legge sulla privacy in vigore nel nostro paese garantisce adeguate garanzie rispetto ai potenziali abusi da RFID, e tutto ciò di cui c'è bisogno è una consapevolezza adeguata da parte del pubblico".Già, la consapevolezza. Quella relativa alla necessità di informare (e formare) adeguatamente aziende e cittadini sembra essere oggi l'unica priorità condivisa tra fautori e critici delle tecnologie RFID. Da una parte i richiami di chi, come Stefano Rodotà, rivendica da tempo la necessità di una maggiore consapevolezza per combattere i rischi di anestesia tecnologica dei cittadini. Dall'altra le posizioni di chi, come i produttori ed i progettisti di tecnologie a radio- frequenza, auspica l'avvio di un più ampio dibattito pubblico per portare alla luce i benefici della nuova tecnologia.
Se, e come, il confronto pubblico sulle RFID si svilupperà non è oggi dato sapere. Quel che è certo, però, è che la crescita della consapevolezza in questo campo costituisce una necessità ineludibile per poter arrivare a superare (in parte almeno) gli alti steccati che separano i detrattori dai "fan" delle nuove tecnologie in oggetto.

Perché se è vero che nessuna attività di alfabetizzazione potrà mai mettere i cittadini completamente al riparo dai tentativi di invasione della loro privacy da parte dei "pirati a radio- frequenza", è pure vero che il futuro "targato RFID" sta già arrivando, e per difendersi (o meglio ancora per trarne vantaggio) forse è meglio conoscerlo.

Giovanni Arata
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