Luca Annunziata

2008, la UE riforma il futuro della rete

Bruxelles si avvia a rivedere la direttiva sul commercio elettronico: in ballo c'è la neutralità della rete. Ma non solo. Punto Informatico ne parla con il professor Giovanni Maria Riccio, consulente della Commissione Europea

Roma - Provider che diventano controllori del propri clienti. Ma anche motori di ricerca, social network e fornitori di servizi che potrebbero essere obbligati per legge a sorvegliare quanto accade sui propri server. Potrebbe esserci pure questo nel futuro dell'Europa, anche se niente è ancora stato scritto.

Il professor Giovanni Maria RiccioIl 2008 è l'anno in cui la Commissione Europea deve rivedere la direttiva sul commercio elettronico: una norma complessa, senz'altro fondamentale per dipanare la intricata questione della neutralità della rete e della gestione dei diritti d'autore online, poiché delimita tra l'altro la responsabilità di provider e fornitori di servizi nella diffusione di materiale su Internet. Una questione ampiamente dibattuta negli ultimi mesi, anche alla luce della diffusione a macchia d'olio della cosiddetta Dottrina Sarkozy, che si avvia a diventare il cavallo di battaglia di molti governi della UE.

Ma prima di giungere ad una riforma dell'assetto attuale, dovranno trascorrere ancora mesi, forse anni: il cammino di revisione della direttiva è appena cominciato, e non è detto che si concluda con cambiamenti sostanziali. Per il professor Giovanni Maria Riccio, docente di Diritto della Comunicazione dell'Università di Salerno e consulente della Commissione Europea, "la direttiva sul commercio elettronico, almeno per quel che riguarda la responsabilità dei prestatori intermediari, va bene così com'è".
Il professore ha spiegato a Punto Informatico i risultati dello studio commissionato dalla UE a diversi esperti di diritto, volto a comprendere come il quadro della società sia mutato in questi anni: "La Commissione europea ha avviato una consultazione, oltre un anno fa, per valutare se il recepimento delle norme sulla responsabilità degli ISP, contenute nella direttiva sul commercio elettronico, garantisca un quadro giuridico uniforme in tutti i Paesi membri dell'Unione europea".

Compito del gruppo di ricerca è stato quello di analizzare l'attuale ordinamento dei singoli stati, discutendo le problematiche fondamentali emerse negli ultimi anni con i soggetti interessati da una possibile modifica dell'assetto legislativo: provider, fornitori di servizi, detentori dei diritti e associazioni dei consumatori.

Sebbene le conclusioni dello studio siano state consegnate lo scorso dicembre alla UE, a tutt'oggi risulta difficile stabilire quale sia l'orientamento di Bruxelles: "È molto difficile dire se e come cambierà l'attuale direttiva. Il compito del nostro gruppo di ricerca si limitava al presentare la situazione dei singoli Stati ed a fornire suggerimenti alla Commissione. Ma sarà la Commissione a prendere le decisioni".

L'ordinamento attuale ha senz'altro dei meriti, spiega il professore: "Il suo grande merito è stato quello di realizzare un equilibrio tra le diverse posizioni in gioco". Esistono, tuttavia, delle nuove problematiche, sorte in seguito alla diffusione sempre maggiore di Internet sul territorio europeo e alla nascita di nuovi servizi in rete: "Basti pensare alla responsabilità dei motori di ricerca e delle aste on-line, ad alcune divergenze da parte dei giudici nazionali nell'applicazione della direttiva, alla tematica fondamentale delle procedure di notifica e di rimozione dei contenuti illeciti (notice and take-down)".

Non è un mistero che le major e i detentori dei diritti sui contenuti spingano per un maggiore coinvolgimento del provider nel controllo di quanto transita sulle proprie reti. Le conseguenze di una direttiva in tal senso potrebbero essere molte e complesse: "Da una parte, potrebbe osservarsi che regole più severe potrebbero indurre i provider ad adottare strumenti più efficienti per prevenire la commissione di illeciti. Ma, d'altra parte, non può non notarsi che regole rigide determinano l'uscita dal mercato dei soggetti economicamente più deboli".

In ballo ci finirebbe pure la neutralità della rete: una volta avviato il controllo di quanto transita sui server dei provider, chi impedirebbe anche la messa al bando del materiale ritenuto non adatto alla fruizione delle masse? Il rischio, secondo Riccio, è la vanificazione delle "occasioni che internet offre alla partecipazione democratica": per il professore l'attuale forma della direttiva, che ammette la responsabilità degli ISP "nel solo caso in cui non svolgano attività di intermediazione tecnica", è una condizione da salvaguardare.

Il risultato finale, tuttavia, sarà un compromesso tra le diverse priorità tra cui la UE dovrà districarsi: privacy dei cittadini, indipendenza degli ISP, salvaguardia dei diritti dei produttori. Riuscire a trovare una soluzione a questa equazione non è facile, come dimostrano il caso Peppermint e Promusicae: "Occorre poi tener presente la difficile convivenza della direttiva sul commercio elettronico con altre direttive, ad esempio quelle sulla privacy e la direttiva c.d. enforcement sul diritto d'autore" spiega Riccio.

La soluzione, secondo il professore, dovrebbe passare attraverso "la cooperazione tra i soggetti interessati": gli esempi in questo senso non mancano, come nel caso del VeRO Program di eBay o il Content Verification Program di YouTube.

Una strada che, per alcuni aspetti, in Italia è stata già battuta con il controverso Patto di Sanremo, che tuttavia ha avuto scarso successo e quasi alcun seguito: "La mia speranza - conclude Riccio - che ho comunicato anche alla Commissione, è che possa comunque costituire un punto di partenza per ridiscutere la problematica". Non resta che attendere i prossimi mesi, per scoprire se la Commissione deciderà di apportare modifiche o meno al testo originario della direttiva.

a cura di Luca Annunziata
14 Commenti alla Notizia 2008, la UE riforma il futuro della rete
Ordina
  • Scusate, ma il compito di vigilare sulle nostre azioni e di tutelarci, perlomeno in teoria, non dovrebbe essere svolto dalle forze di polizia?

    Già che spesso accade che nemmeno loro conoscano la stessa legge che applicano, credete che il loro lavoro possa essere svolto dai provider? che diritto ne hanno di filtrare il nostro traffico dati?
    che tutele ci danno? chi svolge la loro formazione? chi li ha eletti al grado di pubblica autorità?
    non+autenticato
  • - Scritto da: tecnologic
    > Scusate, ma il compito di vigilare sulle nostre
    > azioni e di tutelarci, perlomeno in teoria, non
    > dovrebbe essere svolto dalle forze di
    > polizia?

    qui non si tratta di tutelare noi magli interessi dei miliandari delle mayor Triste
  • E quindi loro hanno diritto ad avere una sorta di "forza di polizia" in più?

    Man mano stiamo diventando cittadini di serie B, se non possiedi qualche milione di euro in banca non sei più nessuno....
    non+autenticato
  • ahhahahahahahahhahahahaha bella questa tua affermazione
    se non hai qualche milione di euro sei un cittadino di serie B
    perdiamo le nostre libertà ancora una volta vogliono filtrare tutto controllare tutto.... ma perche' non mettono una radiolina nel cervello di tutte le persone così possono prevenire azioni violente o simili.....non si puo' + andare avanti così bisogna ribellarsi bisogna essere liberi di parlare di comunicare di pensare!!!! con la scusa del diritto d'autore ci vogliono togliere la libertà + importante LA LIBERTA' per chi non l'avesse capito se i provider diventano poliziotti bhe e' come se affiancassero un poliziotto ad ogni persona e tu gli devi chiedere il permesso per andare in bagno.... per non parlare della CORRUZIONE che questo genererebbe..... vengono corrotti i poliziotti e i carabinieri che magari hanno anche animo nobile pensate alla telecom che e' responsabile di tutto quello che fate! e se lei dice che scaricate pedoporno non avrete mai nessuna arma per controbattere!!!!!!! siamo schiavi????? peggio siamo consumatori il nostro compito e' nascere consumare fare in modo che chi ha il potere lo mantenga e morire!!!!! chi ha detto che siamo liberi??? liberi di cosa???? le nostre libertà sono stronzate non sono nemmeno libero di ammazzarmi ma scusate il solo fatto che non posso decidere da solo della mia vita implica che non siamo LIBERI siamo solo schiavi
    non+autenticato
  • Secondo me e' una questione di soldi. Faranno degli abbonamenti economici ma filtrati e "bloccati" ed altri costosissimi ma che permettono il peer2peer; abbonamenti ad un costo maggiorato come "tassa" preventiva per i diritti d'autore per pagare con un forfait i files che eventualmente potrebbero essere messi in sharing tra gli utenti.
    non+autenticato
  • ...in Italia pochissimi sanno dell'esistenza di filtri sulla rete e ancora meno scelgono il proprio provider sulla base dell'applicazione di filtri o meno sulle linee.
    IN realtà il controllo è già iniziato, anche se per motivazioni diverse.
    BIsognerebbe disdire tutti quegli abbonamenti dei provider che si sanno essere filtrati in modo da creare concorrenza anche su questo aspetta...
    ALtrimenti la cosa è buia
  • - Scritto da: YellowT
    > ...in Italia pochissimi sanno dell'esistenza di
    > filtri sulla rete e ancora meno scelgono il
    > proprio provider sulla base dell'applicazione di
    > filtri o meno sulle
    > linee.
    > IN realtà il controllo è già iniziato, anche se
    > per motivazioni
    > diverse.
    > BIsognerebbe disdire tutti quegli abbonamenti dei
    > provider che si sanno essere filtrati in modo da
    > creare concorrenza anche su questo
    > aspetta...
    > ALtrimenti la cosa è buia
    e quali sono i provider che adottano filtri e che tipo di filtri?
    come si fa a verificare l'esistenza di un filtro?

    grazie in anticipo a chi fornirà informazioni sull'argomento.
    non+autenticato
  • Si parla di filtri ad esempio anti peertopeer, ma cio e' notizia vecchia ed un argomento gia' dibattuto. E' sufficiente documentarsi in rete.
    Aggiungo che per fare un esempio (positivo) il mio provider NGI pur utilizzando filtri su alcune offerte, non ne usa per il peer to peer su alcune altre offerte, tutela la net neutrality, e fornisce comunque offerte di banda garantita.
    non+autenticato
  • «La musica è la frontiera della sperimentazione», le major riunite lo ammettono

    Per la prima volta da quando l’industria della musica è in crisi i suoi più alti esponenti si sono riuniti per essere presi a schiaffi e messi di fronte all’evidenza del futuro del loro settore. E’ capitato al Digital Music Forum East, dove esponenti delle 4 più importanti etichette musicali al pari di opinionisti ed esponenti delle etichette indipendenti hanno cercato di mettere insieme idee per un nuovo mercato della musica.

    Ciò che è emerso è che il modello della musica come lo conosciamo è morto e che, come ha precisato Thomas Hesse di Sony BMG «La prossima grande rivoluzione sono in realtà una dozzina cose diverse». Un’idea con la quale ormai abbiamo tutti familiarità ma che nonostante tutto suona comunque come una rivoluzione se accettato dai dinosauri delle major. Certo poi capire cosa sostituirà il vecchio modello di business è un altro paio di maniche.

    Eppure bisogna notare che, sebbene con la lentezza che caratterizza le grandi istituzioni, le major si stanno infine muovendo, stanno mutando obiettivi e forme di attuazione. Certo non possono essere rapide e innovative come le imprese che partono da zero, ma va dato loro atto di aver messo in piedi solo nell’ultimo anno parecchi ottimi colpi che fanno ben sperare.

    Negli Stati Uniti adesso è possibile acquistare musica senza DRM da tutte le etichette, ci sono offerte in streaming, vendite agevolate in rete, alcuni brani regalati per chi vuole fare user generated content, eccetera. Insomma ci sono, anche se sempre limitate, molte e diverse sperimentazioni.

    Ma ancora di più al Digital Music Forum East, le etichette musicali hanno tutte quante storicamente convenuto che il sistema dei DRM non ha senso; che un sistema di pagamento flat potrebbe essere una buona ipotesi; che i siti di streaming che prendono proventi dalla pubblicità sono legittimi; che la musica indie ormai conta per il 30% del mercato; che ormai il settore della musica è diventata la frontiera della sperimentazione e della creatività.

    Solo un anno fa una simile ammissione avrebbe fatto sospettare di menzogna.

    Certo tutto questo ha dato il suo frutto ma neanche lontanamente sta ripagando le perdite dei CD. Eppure ormai le etichette devono lottare per prima cosa contro la propria scomparsa in un mondo dove il loro ruolo è sempre meno utile, o meglio, sempre più circoscritto. E ripensare il proprio modello di business sembra la carta migliore.



    Questo significa che IFPI e tutte le altre organizzazioni a protezione delle major e diritti d'autore stanno agendo in autonomia.Questo articolo che ho postato da www.webnews.it dimostra chiaramente che il futuro non è il controllo totale.Neutralità degli ISP i quali devono essere solo dei fornitori di accesso internet, privacy degli utenti, protezioni dei diritti d'autore con evidenza della distinzione fra uso personale e uso a scopo di lucro illegale.Di sicuro questa idea gli esponenti delle major, il fatto che il DRM è un male, non l'hanno partorita da due giorni...questo vuol dire che è da tempo che l'opinione di mollare il DRM è nata da tempo e ora lo ammettono pubblicamente. La Commissione Europea deve tenere conto che il futuro siamo noi, i contenuti lì creiamo noi, allo stesso tempo però deve assicurare remunerazione agli autori e proteggere le loro opere, tutto senza arrivare al controllo dei provider, controllo degli utenti su internet e non violare la privacy di ciascun utente.
    Il fatto di Peppermint e Promusicae dimostrano come ci sia distinzione tra uso personale e quindi scaricamento da filesharing per scopi non di profitto, dallo scaricare e condividere o vendere per trarre vantaggio economico e danneggiare l'industria. Le major stanno cambiando e quindi la protezione dei diritti d'autore deve essere più tollerante verso il P2P, verso gli usi personali e consentire di espandere la cultura, senza controllo dei provider sull'uso della rete, come lo stesso DRM dimostra, il controllo totale è sbagliato.I tempi sono cambiati e quindi bisogna adattare le leggi alla nuova generazione, alle nuove tecnologie di diffusione dei contenuti e distinguere i reati di diritto d'autore da chi scarica per un'uso la cui utilità è alla fine solo all'espansione della cultura e le capacità personali creative di ogni singolo utente, dallo scaricare e trarre vantaggio a danno dei produttori, autori e distributori.
    La riforma, se ci sarà, deve assolutamente restare sui piani che i provider non devono controllare i propri utenti, la privacy in rete è d'obbligo, più tolleranza verso il P2P personale, assicurare remunerazione agli autori senza però infiltrarsi nella vita di ogni utente, le major non possono controllare tutti e spiare gli utenti solo per semplici sospetti.Questi i princiapali punti da tenere in considerazione.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 07 marzo 2008 10.01
    -----------------------------------------------------------
  • citare la fonte sarebbe opportuno! grazie
    non+autenticato
  • Pinco Pallino devi leggere meglio...l'ho scritta la fonte...
    in ogni caso è www.webnews.it, il link completo è questo:

    http://blog.webnews.it/06/03/2008/la-musica-e-la-f.../
    non+autenticato
  • - Scritto da: Msdead
    > Negli Stati Uniti adesso è possibile acquistare
    > musica senza DRM da tutte le etichette, ci sono
    > offerte in streaming, vendite agevolate in rete,
    > alcuni brani regalati per chi vuole fare user
    > generated content, eccetera. Insomma ci sono,
    > anche se sempre limitate, molte e diverse
    > sperimentazioni.

    A me risulta che tutto cio' sia possibile presso Apple,
    e non da ora ma da molto tempo,
    e non in via sperimentale ma su base regolare,
    e non solo in USA ma anche in italia.

    Per esempio e' possibile ottenere materiale con drm , senza drm, in vendita, in affitto, con agevolazioni, in regalo, di pubblico dominio, libero, ed altro...

    >
    > Ma ancora di più al Digital Music Forum East,
    > le etichette musicali hanno tutte quante
    > storicamente convenuto che il sistema dei DRM non
    > ha senso
    ; che un sistema di pagamento flat
    > potrebbe essere una buona ipotesi;

    A me risulta che cio' sia stato detto da anni, sostenuto e poi realmente fatto da Steve Jobs, fatto poi anche riportato su punto informatico dove nelle discussioni gli davano del pazzo.

    -
    non+autenticato
  • semmai i clienti verranno sorvegliati dai loro provider il che purtroppo è ben diverso..
    non+autenticato
  • errore mio ho letto male
    non+autenticato