Critiche ad Einaudi sull'accessibilità

L'opera Lettera Italiana Einaudi 2003 al centro di una contestazione per la scarsa accessibilità dei materiali pubblicati. Lo sostiene un esperto

Roma - Spett.le Punto Informatico, ho acquistato quest'estate il primo CD della Letteratura Italiana Einaudi 2003, attirato dalla ricchezza di contenuti che l'opera prometteva. Come molte volte in precedenza, mi illudevo anche stavolta di trovare finalmente, da parte dell'editore, un barlume di cura per l'accessibilità.

Ma dopo l'installazione del CD ed i primi tentativi di consultazione, ho cominciato ad innervosirmi: il solito "francobollo" centrale da 640x480 pixel, non ridimensionabile; i soliti pulsanti grafici; i soliti testi non selezionabili nè ingrandibili, su sfondi scuri e parzialmente coperti da immagini in trasparenza; le solite opere in formato PDF, da visualizzare in una finestrina con leggibilità pessima, con la funzionalità di copia disabilitata, nonostante si tratti di opere ormai tutte nel pubblico dominio perchè composte da autori morti da ben più di 70 anni.

Non sono un disabile in senso stretto, sono solo un po' miope ed astigmatico: ma ho trovato talmente sgradevole, per la mia vista, la consultazione di quest'opera che ho deciso, naturalmente, di non comprare i CD successivi. Poichè, pero', mi occupo per lavoro di accessibilità, ho pensato di fare qualche prova in più. Con un sintetizzatore vocale (Jaws 4.50), il risultato che si ottiene è il silenzio assoluto! La cura dell'accessibilità, nello sviluppo dell'applicazione fornita per consultare il CD della letteratura italiana Einaudi, è stato talmente nullo che quest'applicazione, per il sintetizzatore vocale, semplicemente non esiste: il programma smette di parlare quando la si avvia e ricomincia non appena la si chiude.
Da queste osservazioni, ho allargato la mia disamina ai principi generali dell'accessibilità per i CD multimediali, sia esaminando i criteri sbagliati che causano inaccessibilità sia elencando proposte alternative, per migliorare le possibilità di consultazione di tali opere.
Ne è venuto fuori un articolo-denuncia, mi auguro interessante, che si propone di scuotere la coscienza addormentata degli editori di opere multimediali. L'articolo nella sua interezza è disponibile in linea a partire da questa pagina.

Nel contattare Punto Informatico, mi faccio portavoce del disagio di numerosi disabili. So, ad esempio, che sono state scritte, da almeno due anni, varie lettere alla Mondadori per sollecitare l'adozione, per le opere in fase di realizzazione, di criteri di maggiore accessibilità. Tali lettere hanno ottenuto solo delle cortesi risposte e nulla più, probabilmente perchè i responsabili editoriali non hanno sufficienti competenze tecniche per comprendere che esistono oggi gli strumenti software - mi riferisco ai linguaggi standard definiti dal W3C (HTML, CSS, XML, SMIL, ecc.) - per produrre opere accessibili e, allo stesso tempo, complesse ed esteticamente curate.

Spero che Punto Informatico, con la sua larga diffusione, possa aiutare a far conoscere il mio articolo e, soprattutto, l'idea di "democrazia editoriale" che c'è dietro. Si tratta di una battaglia non per i diritti di pochi, ma per i diritti di tutti. Il diritto di usufruire di opere di informazione e di consultazione che non siano vincolate all'uso di un software particolare, alla disponibilità di attrezzature costose, alla mancanza di qualsiasi disabilità e che non "scadano" dopo pochi mesi, quasi fossero delle medicine, perchè l'introduzione di nuovi sistemi hardware e software ha reso non più installabili nè consultabili i contenuti dei CD.

Grazie per l'attenzione,
Michele Diodati, Roma

Caro Michele, abbiamo trasmesso la tua email ad Einaudi ritenendo che su questo argomento, quello dell'accessibilità, non si sia ancora aperto un dibattito sufficiente e non c'è dubbio che un editore così attento come Einaudi sia interessato ad approfondire l'argomento per le proprie importanti produzioni. Un saluto, la Redazione
TAG: italia
18 Commenti alla Notizia Critiche ad Einaudi sull'accessibilità
Ordina
  • Anch'io mi occupo di accessibilita` da qualche tempo. E so che e` un terreno difficile. Soprattutto perche` chi sviluppa strumenti per il Web non e` sufficientemente conscio dell'importanza della materia (si vedano ad esempio i vari editor HTML: la maggior parte generano pagine non solo non accessibili, ma neppure rispondenti agli standard del W3C).

    Ritengo pertanto che sia importante che ci sia un grosso movimento da parte degli utenti per la sensibilizzazione su questo argomento.

    E vorrei fare un paragone con l'edilizia. Chi costruisce oggi palazzi con gradini o senza ascensori? E` vero che il privato lo puo` fare, ma e` un atteggiamento sbagliato: se poi serve un adeguamento per la rimozione delle barriere architettoniche chi deve pagarlo? E gli organismi preposti al controllo sono sensibili a questo.
    In fondo si e` visto che con una buona progettazione e` possibile realizzare edifici senza barriere che non costano piu` dei corrispondenti con le barriere e non sono piu` brutti. La stessa cosa si puo` dire dei siti Web e delle applicazioni che usano browser per la visualizzazione: se il programmatore conosce le tecnologie migliori, e` in grado di realizzare siti accessibili senza incrementi di costi.

    Dunque ben venga la mobilitazione in favore dell'accessibilita`.

    Saluti
    Michele
    non+autenticato
  • All'origine della scarsa attenzione all'accessibilità c'è quasi sempre semplice pigrizia (quando non colpevole ignoranza): vuoi mettere fare un'interfaccia in Director? in 4&4=8 è tutto bello pronto...
    Jaws non legge un tubo? ma il grande capo mica sa nulla di squali e di altre cose... lui ci vede e chi presenta ha l'accortezza di farlo alla risoluzione grafica giusta...
    E tra l'altro (spezziamo una lancia nel costato di chi ha fatto il lavoro): adottare tecnologie più rispettose delle scelte e dei problemi dell'utente/cliente è più costoso: chi glielo spiega al grande capo?

    comuqnue, vivissimi compliments per l'articolo: puntiglioso, chiaro e utile.

    Quanto al paragone con la ferrari, mi pare che non ci siamo: se compro un libro mi aspetto che sia stampato al meglio, non in corpo 8, colore grigetto con sfondo bluscuro...
    E se compro una macchina, mi aspetto di potermici sedere dentro: se non è possibile evidentemente ho comprato un overcraft
    non+autenticato


  • - Scritto da: Pancho
    > All'origine della scarsa attenzione
    > all'accessibilità c'è quasi sempre semplice
    > pigrizia (quando non colpevole ignoranza):
    > vuoi mettere fare un'interfaccia in
    > Director? in 4&4=8 è tutto bello pronto...
    > Jaws non legge un tubo? ma il grande capo
    > mica sa nulla di squali e di altre cose...
    > lui ci vede e chi presenta ha l'accortezza
    > di farlo alla risoluzione grafica giusta...
    > E tra l'altro (spezziamo una lancia nel
    > costato di chi ha fatto il lavoro): adottare
    > tecnologie più rispettose delle scelte e dei
    > problemi dell'utente/cliente è più costoso:
    > chi glielo spiega al grande capo?
    >
    > comuqnue, vivissimi compliments per
    > l'articolo: puntiglioso, chiaro e utile.
    >
    > Quanto al paragone con la ferrari, mi pare
    > che non ci siamo: se compro un libro mi
    > aspetto che sia stampato al meglio, non in
    > corpo 8, colore grigetto con sfondo
    > bluscuro...

    ma non è detto che tutte le persone riescano a leggerlo.

    > E se compro una macchina, mi aspetto di
    > potermici sedere dentro: se non è possibile
    > evidentemente ho comprato un overcraft

    non è detto che tutte le persone possano comprare un certo modello, a causa di problemi fisici più o meno gravi.
    non+autenticato
  • Io ho letto la tua protesta, fatta bene ben argomentata, direi la migliore tra altre che ho letto su PI, ma quello che mi lascia basito è che si riferisce non ad un cd distribuito ad esempio dalla Publica Amministrazione, quindi rivolto al pubblico più ampio possibile, ma ad un prodotto commerciale quindi in quanto tale acquistabile o meno, a seconda della sua bonta o meno.

    E come voler criticare la cattiva accessibilita da parte di un disabile di una ferrari.

    bo non comprendo?
    non+autenticato
  • - Scritto da: non comprendo
    > Io ho letto la tua protesta, fatta bene ben
    > argomentata, direi la migliore tra altre che
    > ho letto su PI, ma quello che mi lascia
    > basito è che si riferisce non ad un cd
    > distribuito ad esempio dalla Publica
    > Amministrazione, quindi rivolto al pubblico
    > più ampio possibile, ma ad un prodotto
    > commerciale quindi in quanto tale
    > acquistabile o meno, a seconda della sua
    > bonta o meno.
    >
    > E come voler criticare la cattiva
    > accessibilita da parte di un disabile di una
    > ferrari.
    >
    > bo non comprendo?

    Ho ricevuto stamattina una comunicazione via mail in cui mi si diceva che un ragazzo cieco era molto contento che io avessi scritto questo articolo, perche' si e' trovato tante volte davanti a opere su CD che gli sarebbe piaciuto consultare, ma dalle quali era inevitabilmente tagliato fuori dalle scelte di sviluppo fatte dagli editori.

    Ti sembra giusto che continui questa discriminazione? E' vero che il non vedente puo' fare a meno di comprare i CD in questione, ma questo non assolve gli editori dall'obbligo morale di produrre opere di interesse culturale e informativo elevato che siano consultabili da chiunque, non importa se abile o disabile, non importa se usi Windows oppure Linux. Almeno questa e' la mia opinione, ma posso sbagliarmi...

    Grazie comunque per l'apprezzamento espresso,

    Michele Diodati
    non+autenticato


  • - Scritto da: Michele Diodati
    > - Scritto da: non comprendo
    > > Io ho letto la tua protesta, fatta bene
    > ben
    > > argomentata, direi la migliore tra altre
    > che
    > > ho letto su PI, ma quello che mi lascia
    > > basito è che si riferisce non ad un cd
    > > distribuito ad esempio dalla Publica
    > > Amministrazione, quindi rivolto al
    > pubblico
    > > più ampio possibile, ma ad un prodotto
    > > commerciale quindi in quanto tale
    > > acquistabile o meno, a seconda della sua
    > > bonta o meno.
    > >
    > > E come voler criticare la cattiva
    > > accessibilita da parte di un disabile di
    > una
    > > ferrari.
    > >
    > > bo non comprendo?
    >
    > Ho ricevuto stamattina una comunicazione via
    > mail in cui mi si diceva che un ragazzo
    > cieco era molto contento che io avessi
    > scritto questo articolo, perche' si e'
    > trovato tante volte davanti a opere su CD
    > che gli sarebbe piaciuto consultare, ma
    > dalle quali era inevitabilmente tagliato
    > fuori dalle scelte di sviluppo fatte dagli
    > editori.
    >
    > Ti sembra giusto che continui questa
    > discriminazione? E' vero che il non vedente
    > puo' fare a meno di comprare i CD in
    > questione, ma questo non assolve gli editori
    > dall'obbligo morale di produrre opere di
    > interesse culturale e informativo elevato
    > che siano consultabili da chiunque, non
    > importa se abile o disabile, non importa se
    > usi Windows oppure Linux. Almeno questa e'
    > la mia opinione, ma posso sbagliarmi...
    >
    > Grazie comunque per l'apprezzamento espresso,
    >
    > Michele Diodati


    la tua opinione è corretta ma come ripete una nota canzona "questo è un mondo difficile...", purtroppo stai parlando di un prodotto commerciale, quindi se continuano a produrlo cosi, e perchè c'è chi lo compra, talvolta ingannato da pubblicità fasulle su riviste del settore, che ben si guardano da eseguire test di usabilità come hai fatto tu.
    Che altro dire premiamo le società serie, quando chi produce questi scempi capirà si adeguerà.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Michele Diodati

    > Ti sembra giusto che continui questa
    > discriminazione? E' vero che il non vedente
    > puo' fare a meno di comprare i CD in
    > questione, ma questo non assolve gli editori
    > dall'obbligo morale di produrre opere di
    > interesse culturale e informativo elevato
    > che siano consultabili da chiunque, non
    > importa se abile o disabile, non importa se
    > usi Windows oppure Linux. Almeno questa e'
    > la mia opinione, ma posso sbagliarmi...

    A volte mi domando dove sia il confine fra filantropia onesta e business mascherato da filantropia e sapere.

    dell'accessibilità si sta facendo un buon business ma non è applicabile ad alcune leggi comemrciali.
    non puoi proporre un cd accessibile anche a chi vuole un supporto digitale per vedere ad alte risoluzioni filmati e opere d'arte. al massimo puoi fornire delle versioni accessibili ad hoc.

    il "moralmente" che usi a volte mi sfugge se sia rivolto al tuo interesse di business o a sana filantropia...

    scrivi anche nel tuo primo intervento..."E alla fine dell'articolo ho anche promesso sconti sensazionali...".

    questo mette tristezza, fa scadere un pòil tono del tuo intervento in una campagna marketing leggermente tendenziosa ed interessata.

    ma forse è solo un'impressione sbagliata.

    @kme
    non+autenticato
  • - Scritto da: @kme
    > (.........)
    > A volte mi domando dove sia il confine fra
    > filantropia onesta e business mascherato da
    > filantropia e sapere.
    > (.........)
    > il "moralmente" che usi a volte mi sfugge se
    > sia rivolto al tuo interesse di business o a
    > sana filantropia...
    >
    > scrivi anche nel tuo primo intervento..."E
    > alla fine dell'articolo ho anche promesso
    > sconti sensazionali...".
    >
    > questo mette tristezza, fa scadere un pòil
    > tono del tuo intervento in una campagna
    > marketing leggermente tendenziosa ed
    > interessata.

    La battuta finale riprende il tono ironico dell'intero articolo, ed e' in questo senso che andrebbe considerata.

    Quanto poi al fatto che io - o un altro - potrebbe guadagnarci come esperto di accessibilita' consultato da una casa editrice, non toglie e non aggiunge nulla al fatto che sia un obbligo morale (ma in futuro mi auguro che possa essere un obbligo legale) di chi produce opere di cultura il cercare di rendere fruibili al piu' largo pubblico tali opere.

    Quanto poi alla filantropia, non mi ritengo minimanente un filantropo: e' che mi sono dedicato da anni allo studio dell'accessibilita' ed e' di questo che - bene o male - devono parlare le cose che scrivo... Non puoi accusare ad esempio di interesse privato un chirurgo che si lamenta pubblicamente perche' mancano le garze nella sua clinica, anche se lui - facendo poi degli interventi - guadagnera' dei soldi una volta che siano state comprate le garze.

    Saluti,
    Michele Diodati
    non+autenticato
  • - Scritto da: Michele Diodati
    > - Scritto da: @kme
    > > (.........)
    > > A volte mi domando dove sia il confine fra
    > > filantropia onesta e business mascherato
    > da
    > > filantropia e sapere.
    > > (.........)
    > > il "moralmente" che usi a volte mi sfugge
    > se
    > > sia rivolto al tuo interesse di business
    > o a
    > > sana filantropia...
    > >
    > > scrivi anche nel tuo primo intervento..."E
    > > alla fine dell'articolo ho anche promesso
    > > sconti sensazionali...".
    > >
    > > questo mette tristezza, fa scadere un pòil
    > > tono del tuo intervento in una campagna
    > > marketing leggermente tendenziosa ed
    > > interessata.
    >
    > La battuta finale riprende il tono ironico
    > dell'intero articolo, ed e' in questo senso
    > che andrebbe considerata.
    >
    > Quanto poi al fatto che io - o un altro -
    > potrebbe guadagnarci come esperto di
    > accessibilita' consultato da una casa
    > editrice, non toglie e non aggiunge nulla al
    > fatto che sia un obbligo morale (ma in
    > futuro mi auguro che possa essere un obbligo
    > legale) di chi produce opere di cultura il
    > cercare di rendere fruibili al piu' largo
    > pubblico tali opere.
    >
    > Quanto poi alla filantropia, non mi ritengo
    > minimanente un filantropo: e' che mi sono
    > dedicato da anni allo studio
    > dell'accessibilita' ed e' di questo che -
    > bene o male - devono parlare le cose che
    > scrivo... Non puoi accusare ad esempio di
    > interesse privato un chirurgo che si lamenta
    > pubblicamente perche' mancano le garze nella
    > sua clinica, anche se lui - facendo poi
    > degli interventi - guadagnera' dei soldi una
    > volta che siano state comprate le garze.
    >
    > Saluti,
    > Michele Diodati
    io ho una buona miopia ma non mi sento invalida. come dico sempre: «Le cose migliori non si vedono con gi occhi»? però, hai provato a cambiare la risoluzione dello schermo? A volte il trucco funzia? certo è un pagliativo (come mettersi una canottiera prche il maglione "becca"? però, almeno, puoi consultare ciò che hai acquistato.
    Certo è che ?sti elementi sono davvero forti? a questo punto che facciano solo le enciclopedie facendole costare meno? e senza quei cazzilli allegati? che occupano un fracco di posto in edicola e a casa.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Michele Diodati
    >
    > La battuta finale riprende il tono ironico
    > dell'intero articolo, ed e' in questo senso
    > che andrebbe considerata.

    lo diceva anke il mio profe delle superiori che l'ironia è un dono ma va conosciuto ed usato a modo.

    >
    > Quanto poi al fatto che io - o un altro -
    > potrebbe guadagnarci come esperto di
    > accessibilita' consultato da una casa
    > editrice, non toglie e non aggiunge nulla al
    > fatto che sia un obbligo morale (ma in
    > futuro mi auguro che possa essere un obbligo
    > legale) di chi produce opere di cultura il
    > cercare di rendere fruibili al piu' largo
    > pubblico tali opere.

    io sarò tonto e citrullo ma a me sembra tanto ke la tua azione sia mirata per farti notare dalle case editrici e per guadagnare consulenze. sarà ke ho visto troppe azioni scorrette maskerate da puro interesse intellettuale e concettuale, sarà ke da troppo vedo gente ke vuole solo guadagnare, sarà ke si sa ke oggi il mercato è quello ke è, sarà che il fatto ke tu abbia inviato pubblicamente e alle case editrici qto messaggio mi fa solo (tristemente) pensare a una subliminale campagna promozionale.

    fosse anke per l'ironiocissima battuta finale e per il celatissimo messaggio ke dice "Ue' se avete bisogno di un consulente sull'accessibilità, xchè non siete capaci di farlo, se soino di buon umore vi faccio anke lo skonto".

    impressioni errate forse di un disilluso ke vede il mondo dei disabili considerato solo e solo se dietro c'è un ritorno economico.

    > scrivo... Non puoi accusare ad esempio di
    > interesse privato un chirurgo che si lamenta
    > pubblicamente perche' mancano le garze nella
    > sua clinica, anche se lui - facendo poi
    > degli interventi - guadagnera' dei soldi una
    > volta che siano state comprate le garze.

    non akkuso il medico che vuole le garze, ma il medico ke dice che "bene io ho le garze e gli strumenti, ma se vuoi guarire sappi ke ci sono solo io e ke siccome sono buono, ti faccio pagare meno del solito".

    ma forse è la visione di una persona ke ne ha già viste anke troppe e ke crede poco alle semplici sane intenzioni e crede di più nelle mere intenzioni economike e lucrative di ogni possibilità di business.

    buoni affari con la tua filantroipia maskerata.

    @kme
    non+autenticato
  • <snip>

    > lo diceva anke il mio profe delle superiori
    > che l'ironia è un dono ma va conosciuto ed
    > usato a modo.

    Lo diceva il tuo professore che "anke" non esiste, nel vocabolario italiano o che si usa solo per comunicare negli sms o nelle chat? Occhiolino

    <snip>

    > io sarò tonto e citrullo ma a me sembra
    > tanto ke la tua azione sia mirata per farti
    > notare dalle case editrici e per guadagnare
    > consulenze.

    <snip>

    Magari le case editrici si accorgessero che i loro prodotti fanno schifo, che i loro prodotti dovrebbero valere almeno quanto gli euro dei loro clienti!!!
    Magari se si accorgessero che esitono dei professionisti che potrebbero aiutarli ad ottenere risultati migliori.

    In qualità di ex-professionista della comunicazione, trovo inoltre sorprendente che le case editrici non abbiano un piano di comunicazione che possa spiegare la loro posizione in merito.

    Ma forse, la loro posizione è proprio indifendibile! Sorride

    <snip>

    > buoni affari con la tua filantroipia
    > maskerata.
    > @kme

    Un giorno capirai che guadagnarsi il pane con attività in cui credi è sempre meglio che guadagnarsi il pane con attività in cui NON credi.

    un augurio di buona vita,
    Agata
    non+autenticato


  • - Scritto da: Agata Grillo

    > Lo diceva il tuo professore che "anke" non
    > esiste, nel vocabolario italiano o che si
    > usa solo per comunicare negli sms o nelle
    > chat? Occhiolino
    >

    assoliutamente si. Grazie al cielo ritengo di avere una discreta cultura generale, un'ottima padronanza della lingua italiana. la K mi piace perchè rapida e perchè riesce ad inquadrare la persona che scrive. ma se preferisci scrivo seguiendo i dettami della Crusca (ormai anche con la ch, essa online)e secondo le vonvenzioni dei maggiori linguisti italianiOcchiolino

    ...non perdiamoci su una KOcchiolino

    >
    > Magari le case editrici si accorgessero che
    > i loro prodotti fanno schifo, che i loro
    > prodotti dovrebbero valere almeno quanto gli
    > euro dei loro clienti!!!

    questo è un altro discorso. non per niente molte case editrici stanno chiudendo e ridimensionando le proprie sezioni multimediali (vedi Giunti).

    se non hanno soldi, figurati se possono permettersi il consulente ke se la tira perkè parla di accessibilità... al momento hanno altri problemi da risolvere, come per esempio i licenziamenti di dipendenti e collaboratori.

    almomento ki si mette a patrocinare la causa "morale" (perchè l'articolo cosi la spacciava -neppure il mio pusher sarebbe stato migliore ) dei disabili vendendo di fatto consulenze.

    non è un discorso a favore delle case editrici, ma contro le persone ke vendono i propri servizi come servizi necessari al bene del mondo. mentre il bene maggiore ke qte persona danno, è al proprio conto in banca. e consentimelo agata, io nell'articolo ho trovato questo. fra le righe, ma kiaro.

    > Magari se si accorgessero che esitono dei
    > professionisti che potrebbero aiutarli ad
    > ottenere risultati migliori.
    >

    come dicevo: sono in forte ridimensionamento, fanno fatica a tenersi in piedi e non possono cercarsi altri consulenti ke si fanno starpagare e ke vendono la causa dei disabili come una causa morale e socialmente inappuntabile.

    > In qualità di ex-professionista della
    > comunicazione, trovo inoltre sorprendente
    > che le case editrici non abbiano un piano di
    > comunicazione che possa spiegare la loro
    > posizione in merito.
    >

    le case editrici sono in crisi, come tutto il settore multimediale ed internet. hanno altri problemi al momento ke stare a sentire la campagna promozionale del consulente di turno... ops, vero, non era campagna promozionale, ma sottile azione marketing oreinted focalizzata sui temi sociali e dei disabili.

    >
    > Un giorno capirai che guadagnarsi il pane
    > con attività in cui credi è sempre meglio
    > che guadagnarsi il pane con attività in cui
    > NON credi.


    grazie al cielo già l'ho capito. esperienza ne ho, più di qta credi. ed è per qsto che ho stizza delle persone che si fingono interessate in problematiche ma da cui traggono inevitabilmente grosse entrate.

    mi verrebbe la curiosità di kiedere a diodati qto piglia per consulernze.
    e questo è l'unico parametro per definire se davvero crede in una società migliore o se crede di più nelle potenzialità ke qto offre al proprio conto in banca.

    ki ci crede davvero lo fa non da consulente strapagato, ma da collaboratore e vollontario presso le tante associazioni di disabili. ke comunque pagano, non qto pagherebbe una casa editrice, ma il pane te lo guadagni. se ci credi. e se ci credi la soddisfazione che ne ricavi è anke di +.

    > un augurio di buona vita,

    anke a te caraSorride

    @kme
    non+autenticato


  • - Scritto da: @kme
    >
    >
    >
    > questo è un altro discorso. non per niente
    > molte case editrici stanno chiudendo e
    > ridimensionando le proprie sezioni
    > multimediali (vedi Giunti).
    Quindi, in teoria e anche in pratica, se le cose vanno male, è giusto, sacrosanto, normale, sacrificare, per primi, gli interessi di chi ha qualche problemino in più. E' giusto far uscire delle opere totalmente inacessibili, semplicemente perché non si ha soldi per fare un lavoro in più o per farlo bene. Beh, allora esiste una soluzione ancora migliore: non farlo affatto... Sorride
    >
    > se non hanno soldi, figurati se possono
    > permettersi il consulente ke se la tira
    > perkè parla di accessibilità... al momento
    > hanno altri problemi da risolvere, come per
    > esempio i licenziamenti di dipendenti e
    > collaboratori.
    Qui, non si tratta di pagare nessuno e, anche fosse, sarebbe giusto pagare chi offre la sua professionalità per migliorare la qualità di vita delle persone. Comunque, in passato, furono inviate mail anche da parte di volontari che si offrivano di dare supporto ad altre iniziative editoriali e si trattava di un supporto gratuito, assolutamente volontario. Me lo ricordo, anche perché una di quelle mail era mia... Sorride Mai avuto risposta, se non una mail generata automaticamente.
    >
    > non è un discorso a favore delle case
    > editrici, ma contro le persone ke vendono i
    > propri servizi come servizi necessari al
    > bene del mondo. mentre il bene maggiore ke
    > qte persona danno, è al proprio conto in
    > banca. e consentimelo agata, io
    > nell'articolo ho trovato questo. fra le
    > righe, ma kiaro.
    Io sohno un disabile. In particolare, sono un non vedente. Quel cd lo ho comperato. Ho provato anche ad installarlo e non lo posso usare.
    Per me si tratta di un problema relativo, nel senso che ho già completato gli studi superiori e sono iscritto all'università e su quel cd non ci sono testi che mi sarebbero utili nel mio percorso di studi. Ma penso anche a quei ragazzi ciechi o ipovedenti che ancora stanno studiando e che sono costretti a farsi trascrivere in braille, trasporre in digitale su floppy disk o registrare su cassette montagne di libri, con notevole dispendio di tempo e di denaro. Penso a quanto si potrebbe risparmiare se gli editori concedessero i sorgenti digitali dei loro testi. Se una persona, facendosi pagare, facendo consulenze, riesce comunque a portare questa cultura di sensibilità all'interno di una casa editrice, ogni stipendio è ben pagato...
    Un mondo adatto per la vita di chi ha dei problemi, si tratti di un anziano, di un cieco, di un sordo, di un tetraplegico o di un dislessico, è un mondo più adatto alla vita di tutti. Ecco quindi che ogni battaglia per migliorare le condizioni di vita di un portatore di difficoltà aggiuntive, è, sia pure indirettamente, una battaglia per migliorare la qualità della vita di tutti.
    >
    >
    > come dicevo: sono in forte
    > ridimensionamento, fanno fatica a tenersi in
    > piedi e non possono cercarsi altri
    > consulenti ke si fanno starpagare e ke
    > vendono la causa dei disabili come una causa
    > morale e socialmente inappuntabile.
    Secondo te la causa dei disabili non è socialmente inappuntabile? Sarei curioso di sapere che cosa hai votato alle ultime elezioni, ma il voto è segreto e, tutto sommato, me ne frega fino a un certo punto. Credevo che la nostra evoluzione, come specie, ci distinguesse in quanto unici esseri in grado di non ubbidire ciecamente alla legge dell'istinto, così come geneticamente iscritta. Quindi che, tutto sommato, si dovesse fare il possibile per non dare alla "legge del più forte" forza di norma cogente. Ma forse mi sono troppo illuso io.
    Ma se credi nel volontariato, accomodati: prenditi tutti i testi di accessibilità che riesci a trovare (ti posso dare una buona mano in questo) e mettiti a studiare. Quando avrai raggiunto una buona preparazione, quindi fra tre, quattro o, forse, cinque anni, proponiti, gratis et amore Dei, a tutte le case editrici per risolvere, volontariamente e gratuitamente, il problema dell'accessibilità.
    E' un vecchio gioco, caro amico. Si pensa che chi lavora nel sociale dovrebbe farlo solo ed esclusivamente per passione. La letteratura romantica ci ha poi fatto vedere che la passione è quella cosa che ti fa morire di fame per gli ideali. Quindi, chi lavora nel sociale e lo fa esclusivamente per un'irresistibile passione, lo deve fare gratis. Il metro del lavoro sociale è la passione e la passione viene misurata con un fattore inversamente proporzionale al guadagno percepito: tanto meno guadagni, tanto più sei appassionato; tanto più guadagni, tanto più sei interessato e insincero.
    Solo che tutto questo non porta a molto. La qualità costa: costa in termini di preparazione e di tempi. Questa nostra società, organizzata sul modello capitalistico spinto sempre più verso la forma americana, non premia gli slanci di passione, ma i calcoli di guadagno. Io posso non approvare i meccanismi perversi che regnano in questo nostro mondo; ciò non di meno, sono costretto ad esserne succube, per il semplice fatto che io, qui, ci vivo. Se io so che i miei studi non mi consentiranno di avere una remunerazione compatibile con uno standard desiderabile di vita, molto probabilmente non intraprenderò quel tipo di studi. Magari offrirò comunque volontariamente i miei servizi in ambito accessibilità, ma saranno servizi e consigli che si poggeranno su una minore base di preparazione professionale e culturale: quindi, tanta passione, pochi soldi, probabilmente scarsa qualità. Non è una regola che valga in assoluto, ma mediamente può andare.
    Per chiarirla, basta rovesciare la prospettiva. Prendiamo un ingegnere edile. Sappiamo tutti che si tratta di un percorso di studi difficile, lungo e snervante. D'accordo, la fisica statica mi piace, la matematica pure, adoro il corso sui materiali e parlare di momento elastico, per me, è quasi un orgasmo intellettuale. ma... quanti intraprenderebbero un percorso del genere, se non avessero l'intima speranza di poter percepire un buono stipendio, commisurato allo sforzo sostenuto per conseguire la laurea? se non avessero questa possibilità, magari la loro passiohne per la matematica, per i materiali li spingerebbero comunque a lavorare, gratuitamente, in questo campo, ma saliremmo con la stessa sicurezza sulla punta di un grattacielo? Sorride

    >
    > mi verrebbe la curiosità di kiedere a
    > diodati qto piglia per consulernze.
    > e questo è l'unico parametro per definire se
    > davvero crede in una società migliore o se
    > crede di più nelle potenzialità ke qto offre
    > al proprio conto in banca.
    Allora, il metro della passione e della qualità che tu ritieni valido è proprio quell che ho scritto sopra! Che orrore! Quindi, se ti trovassi un idiota qualsiasi che crede che accessibilità voglia dire non usare il javascript e altre amenità e te lo facessi lavorare per dieci soldi all'anno, questo ti basterebbe per d
    non+autenticato
  • - Scritto da: @kme
    >
    > io sarò tonto e citrullo ma a me sembra
    > tanto ke la tua azione sia mirata per farti
    > notare dalle case editrici e per guadagnare
    > consulenze. sarà ke ho visto troppe azioni
    > scorrette maskerate da puro interesse
    > intellettuale e concettuale, sarà ke da
    > troppo vedo gente ke vuole solo guadagnare,
    > sarà ke si sa ke oggi il mercato è quello ke
    > è, sarà che il fatto ke tu abbia inviato
    > pubblicamente e alle case editrici qto
    > messaggio mi fa solo (tristemente) pensare a
    > una subliminale campagna promozionale.

    Non so perche' tu ce l'abbia tanto con queste mie presunte finalita' recondite e non guardi piuttosto ai fatti oggettivi che ho denunciato nell'articolo. Mi aspetterei una contestazione su quelli piuttosto che sui motivi per cui ho deciso di dedicarmi all'accessibilita'.

    Mi stai dipingendo come uno squallido affarista che sfrutta il dolore di altri per i suoi miserrimi affari personali. Non ti sembra di esagerare? Se in seguito anche alla mia denuncia le case editrici decidessero di produrre opere piu' accessibili, molte persone oggi discriminate potrebbero averne un beneficio. E questo mi sembra un fatto positivo in assoluto, molto piu' importante di quelle che possano essere le mie motivazioni personali.

    Ed infine, che io abbia scelto di dedicarmi per lavoro al problema dell'accessibilita' piuttosto che lavorare - che so - in una fabbrica che produce bombe a mano o mine antiuomo, dovrebbe gia' dare un'indicazione sull'importanza che la motivazione ideale - per quanto mescolata all'inevitabile interesse personale che nasce dal dover guadagnare per vivere - abbia rivestito nelle mie scelte professionali. Tra l'altro ho cominciato ad interessarmi di standard W3C e di accessibilita' fin dall'inizio del '98 (vedi ad es. la traduzione dell'HTML 4.0 su LiberLiber), epoca assolutamente non sospetta quanto a possibilita' commerciali nascoste.

    > non akkuso il medico che vuole le garze, ma
    > il medico ke dice che "bene io ho le garze e
    > gli strumenti, ma se vuoi guarire sappi ke
    > ci sono solo io e ke siccome sono buono, ti
    > faccio pagare meno del solito".

    Non mi pare di aver scritto da nessuna parte che ci sono solo io, anzi potrei nominarti una serie di altre persone che sono altrettanto in grado di lavorare sull'accessibilita'.

    > buoni affari con la tua filantroipia
    > maskerata.

    Per tua conoscenza, nessuno mi ha commissionato quell'articolo ne' finora si e' presentato qualcuno disposto a pagarmi. Le case editrici non mi hanno degnato della minima attenzione e con ogni probabilita' continueranno su questa strada, perche' nei loro calcoli commerciali per ora l'accessibilita' non riveste importanza alcuna.

    A questi "buoni affari" agguantati fino adesso, si aggiunge il fatto che sia nell'articolo sia nelle mie comunicazioni su Punto Informatico mi espongo sempre in prima persona, firmandomi con nome e cognome - caro @kme -, il che puo' essere alla lunga piu' uno svantaggio che un vantaggio, vista la disparita' di forze tra me, individuo isolato, ed una casa editrice di primaria importanza che decidesse in qualche modo di farmela pagare.

    Ed alla fine, se anche qualche societa' o casa editrice si offrisse invece di pagarmi delle consulenze sull'accessibilita', cosa dovrei fare secondo te? Dovrei vergognarmi di fare il mio lavoro solo perche' finisco con il guadagnare per una cosa che porta benefici a molti? Mah, che strana filosofia...

    Michele Diodati

    P.S.: "Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti." (Capua, marzo 960) - Il Placito capuano e' pieno di "k". Visto il modo in cui scrivi, ho pensato che sicuramente ti sarebbe piaciuto molto.
    non+autenticato
  • Ci dovrebbero essere persone che come te spulciano tutte queste cose...

    ... ma le consulenze vanno poi fatte a pagamento, altrimenti ci guadagnano solo loro Occhiolino
    non+autenticato
  • > ... ma le consulenze vanno poi fatte a
    > pagamento, altrimenti ci guadagnano solo
    > loro Occhiolino

    Si' in effetti non ho pensato a tutelare il valore economico di una consulenza sull'accessibilita'... E alla fine dell'articolo ho anche promesso sconti sensazionali...

    Speriamo almeno che questo contribuito gratuito serva ad avere in futuro opere con un minimo di accessibilita' in piu'.

    Michele Diodati
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    http://www.diodati.org
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    non+autenticato
  • Concordo sul significato generale dell'intervento di Michele. Lavoro da anni come progettista di opere multimediali in cd-rom per un azienda di multimedia e ho a che fare giornalmente con gli editori. Premetto che sono un *fissato* di accessibilità ed usabilità.
    I problemi che rendono la maggior parte dei prodotti non conformi non sono, come qualcuno a scritto, dovuti alla pigrizia ma sostanzialmente al budget a disposizione oltre che ad una scarsa cultura dei linguaggi ipermediali.
    Progettare un CD-ROM a regola d'arte costa, dall'installazione all'interfaccia, dalla scrittura di materiali pensati per quel tipo di fruizione ed uso all'interazione al concept di un linguaggio che non risulti una semplice somma di materiali già prodotti e pensati per altri media. Richiede competenze e studio che hanno i loro costi che gli editori non sono disposti ad investire (tanto che vendo giusto qualche copia in +?). Da un punto di vista tecnico c'è da considerare che parecchie multimedia agency hanno sviluppato loro piattaforme (magari solo per win) che usano da anni. Chiaramente tutte le statistiche e studi su quello che effettivamente gli utenti usano (per esempio le risoluzioni delle schermo) sono piegate ad altri esigenze.
    Un atteggiamento miope degli editori stessi che, inondando il mercato di prodotti malconcepiti, hanno di fatto negli anni sminuito il valore e le potenzialità dell'editoria multimediale (dopo qualche delusione il pubblico diffida di tutti i CD-ROM). Alla base mi sembra che ci sia cmq la non affermazione del linguaggio multimediale con una propria dignità di grammatica e sintassi. Ovvero la pubblicazione di un libro è una cosa *seria* quelle di un CD-ROM è il + delle volte un gadget.

    mAtA
    non+autenticato